NBA: Sixers da corsa con Embiid, Simmons e il pensiero LeBron James

Lo scontro del weekend contro i Cavs ha messo un altro mattoncino nel processo dei Sixers sia con il roster attuale che eventualmente con LeBron.

La speranza di Embiid si chiama James

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La vita delle squadre sportive è ciclica e se facciamo eccezione per New England Patriots e San Antonio Spurs, non si trovano altri degni esempi di organizzazioni che hanno eluso un sistema americano basato sulla competitività e il rimescolamento continuo delle carte (molto più in NFL che in NBA a dire il vero). Non sono esenti da questo ovviamente i Philadelphia 76ers, che dopo la gloriosa finale del 2001 contro i Lakers e con un Allen Iverson formato leggenda, hanno vissuto diverse stagioni nella più totale e convinta mediocrità: ottavi posti, apparenze fugaci ai playoffs, vittorie contro lazzaretti alla numero uno (ciao D-Rose), assieme alla classica noia del non poter provare ad andare più su. 

Per questo motivo l'unica strada percorribile era buttare giù tutto sino all'ultimo mattone e provare a ripartire dalle proprie ceneri, perché se il sistema è ciclico l'obiettivo è vincere per tutti, alla luce del ricambio e delle "pari opportunità". Per questo c'è stato Sam Hinkie che ha avuto l'ingrato compito di passare con il bulldozer e perseguire senza tentennamenti una strategia perdente oggi e domani per vincere dopodomani. La sua storia è stata sulla bocca di tutti e anche se ha gestito i Sixers più perdenti della storia, nella città dell'amore fraterno tutti lo ricordano come il salvatore della patria, colui che ha avuto il coraggio delle proprie azioni e che ha portato oggi ad avere Embiid, Simmons, Saric, magari Fultz e anche il nostro Marco Belinelli.

Il Beli ha scelto i Sixers per lottare in vista della post season, ma con la convinzione di poterci restare ed essere una pedina importante anche nell'immediato futuro di una squadra con ambizioni vere. Se "The process" ormai è sulla bocca di tutti e i bandwagoners (tifosi che saltano sul carro) dei Sixers stanno uscendo di nuovo dopo anni di torpore, ora in campo c'è una squadra vera, con tanto talento, il giusto mix con veterani e una prospettiva estiva che fa delirare anche i sostenitori più calmi.

Ben Simmons, a una jumper affidabile dal dominio

NBA: e se LeBron ci stesse pensando davvero?

Joel sta corteggiando LeBron James ormai dall'estate in cui lasciò i Miami Heat per approdare poi ai Cavs. Un'operazione ai fianchi come fatto con quelli sinuosi di Rihanna che potrebbe addirittura portare al più clamoroso dei successi: riuscire ad avere in squadra il miglior giocatore del mondo pur non essendo riuscito ad uscire a cena con la cantante delle Bahamas. Per capire quanto non sia solo follia tutto questo basta tornare indietro al weekend, quando i Sixers giocano un'ottima partita sempre di comando in Ohio battendo i Cavs del re, ma soprattutto mostrandogli oltre ai sorrisi di Embiid dopo una schiacciata in solitaria di James, anche una squadra con presente e soprattutto immediato futuro.

In quel match l'alternanza del proscenio che si sono gestiti Embiid e Simmons è stata quasi un'opera d'arte. Nel primo tempo il lungo ha bullizzato vicino a canestro ogni avversario diretto, creando per i compagni e un ispirato JJ Redick, poi un sin lì silente Ben ha preso in mano la contesa e pur non avendo uno straccio di credibilità nel tiro da fuori, ha prodotto dieci punti in un lampo per tenere avanti i suoi. 

Infine nel quarto periodo entrambi hanno completato l'opera in quello che sembrava un match piuttosto interlocutorio, ma che sicuramente entrambe le rising star, avevano segnato sul personale calendario con qualcosa da dimostrare. Che LeBron (nel caso andasse via da Cleveland) possa volare a Ovest sembra uno scenario quantomai improbabile, oltre che un pericoloso harakiri viste le forze in campo, ma oggettivamente se dovesse ritenere insanabili le divergenze con la proprietà, oppure non vedere futuro nella sua squadra attuale (non sarebbe il solo), in quale squadra dell'Est potrebbe andare per provare a vincere l'ultimo titolo NBA di carriera? Tolta Boston per ovvi motivi, ci sono i Sixers e ben poco altro.

Joel Embiid, il simbolo dei Sixers

Perimetro e pitturato: la squadra moderna

I Sixers hanno un alto margine di miglioramento su più fronti, tra cui la gestione dei momenti del match. Quando le star sono connesse diventano una squadra offensivamente difficile da gestire, perché il duo han capacità di portar fuori e dentro i rispettivi marcatori a piacimento, anche se nell'ultimo periodo la tendenza è creare dei mismatch dal post basso. La squadra di Brown ha scoccato più di 2400 conclusioni da dentro l'area, ma non tanto e non solo con penetrazioni, quanto con un'importante ricerca del post basso per indurre rotazioni difensive.

Al momento Simmons è molto più pericoloso nei pressi del ferro con i suoi semiganci completamente ambidestri, rispetto al perimetro nonostante una partenza esplosiva e una notevole visione di gioco. Discorso diverso per Embiid che può vivere di prepotenza (in un'azione in post con due spinte ha guadagnato tre metri contro Tristan Thompson) vicino a canestro e punire con un raggio di tiro illimitato per un sette piedi.

Questo significa far partire l'attacco dalla gestione delle stelle, che hanno due cecchini di grande qualità come Covington e Redick sugli scarichi, un veterano come Amir Johnson per fare la proverbiale legna e un Marco Belinelli sempre in controllo e tremendamente efficace uscendo dalla panchina assieme a un altro veterano di solidità come Ilyasova. Le pesche dopo la trade deadline sono state da cinque stelle superior per Colangelo che ora, nonostante un record ancora interlocutorio, può ragionare con credibili velleità verso dei playoffs che mancano ormai da troppo tempo.

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