NCAA, com'è andata la regular season dei ragazzi italiani al college?

A pochi giorni delle March Madness, analizziamo com'è andata la prima parte di stagione dei ragazzi italiani e scopriamo chi di loro può accedere alla Big Dance.

Alessandro Lever di GCU

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Le varie regular season di conference della stagione NCAA sono appena terminate e, tra poco meno di dieci giorni, partiranno le tanto attese March Madness, evento clou di tutta la stagione universitaria. 

Nei prossimi giorni, invece, prenderanno il via i tornei delle conference, che decreteranno quali sono le prime 32 squadre che accederanno alla Big Dance. Le restanti 36 verranno scelte dal selection committee il prossimo 11 marzo a New York.

È giunto quindi il momento di tirare i primi bilanci e di dare un'occhiata ai numeri e ai risultati ottenuti in questa stagione dai dieci ragazzi italiani presenti nel campionato universitario americano, e di capire chi di loro ha concrete possibilità di partecipare alle prossime March Madness.

NCAA, le matricole italiane

Come sappiamo, ben quattro dei dieci ragazzi azzurri impegnati in NCAA in questa stagione sono dei freshmen, ossia delle matricole, dei ragazzi al primo anno di college.

Davide Moretti
Davide Moretti di Texas Tech

Il più famoso (e probabilmente il più atteso) dei quattro rookie è senza alcun dubbio Davide Moretti di Texas Tech. Tra tutti gli italiani in NCAA, l’ex playmaker di Treviso si è trovato a giocare nella conference più competitiva ed equilibrata di questa stagione, la Big 12. Il talento bolognese ha cominciato molto bene la sua avventura americana, giocandosi nel modo giusto le sue carte e facendosi sempre trovare pronto. Non a caso era uno dei primi giocatori ad uscire dalla panchina di coach Beard. Nella prima parte di stagione, nelle partite di non-conference e nelle prime della Big 12, il Moro era il settimo della squadra per minutaggio con oltre 15 minuti di media, in cui viaggiava a oltre 5 punti a partita. Nell'ultimo mese però, con l'aumentare del livello delle avversarie, Moretti ha visto il suo rendimento calare: appena 15 punti totali nelle ultime 14 partite, con una media di poco meno di 9 minuti a match.

Per lunghi tratti della stagione la sua Texas Tech si è trovata sorprendentemente in testa alla conference, salvo poi chiudere al secondo posto e lasciare il passo a Kansas, che si è portata a casa il quattordicesimo titolo consecutivo della Big 12. Fatali alla squadra di coach Beard sono state le quattro sconfitte consecutive, arrivate contro Baylor, Oklahoma State, Kansas e West Virginia. Vedremo ora cosa accadrà nel torneo di conference. I Red Raiders, comunque, parteciperanno al Torneo NCAA; rimane solo da capire in che posizione si piazzeranno al torneo di conference.

Gabe Stefanini
Gabriele Stefanini, matricola di Columbia

Un altro bolognese presente in NCAA è Gabriele Stefanini. La guardia classe 1999 è il più giovane dei ragazzi italiani negli States, ma questo non gli ha impedito di certo impedito di ritagliarsi un ruolo importante con la maglia di Columbia. Infatti, dopo un avvio di stagione con un minutaggio tutt'altro che da protagonista, il prodotto del settore giovanile di San Lazzaro e Pallacanestro Reggiana è riuscito a guadagnarsi la fiducia del suo coach a suon di punti ed ottime prestazioni: ben 8 partite in doppia cifra, di cui 7 nelle ultime 15 uscite, con un massimo stagione di 20 punti contro Brown University. Numeri importanti per una matricola; numeri che gli hanno permesso di ottenere per ben due volte il premio di Rookie of the Week. Contrariamente a Moretti, infatti, Gabe ha avuto maggior spazio nella seconda parte della stagione, quella in cui si giocavano le partite di Ivy League, portandosi a casa quasi 8 punti di media in poco più di 15 minuti a partita.

La Columbia di Stefanini ha raccolto solo cinque vittorie nella Ivy League, chiudendo al settimo posto. Questo significa che Gabe è suoi Lions non possono nemmeno più sperare di arrivare alle March Madness, in quanto il torneo della Ivy League è riservato solo alle prime quattro squadre della conference. Per la Columbia sono state fatali le ultime tre sconfitte con Yale, Dartmouth (ultimi in classifica) e Harvard.

Il trentino Alessandro Lever
Alessandro Lever, matricola di Grand Canyon

In NCAA c'è un ragazzo uscito dal settore giovanile della Pallacanestro Reggiana e che ha fatto vedere ottime cose nella sua prima stagione americana: Alessandro Lever, impegnato con la maglia di Grand Canyon. Come per Stefanini, anche il lungo di Bolzano si guadagnato minuti importanti partita dopo partita, fino a diventare un vero e proprio leader della sua squadra e una pedina fondamentale per il suo coach, Dan Majerle. A dimostrarlo ci sono i numeri: nelle ultime 12 partite stagionali, infatti, Alessandro ha viaggiato ad una media di 18.6 punti di media a partita, contro gli appena 6.4 messi a referto nelle prime 18 gare. Numeri importanti, che gli hanno permesso di essere in lizza per il premio di freshman dell'anno nella sua conference, la WAC.

Con nove vittorie e cinque sconfitte, Grand Canyon ha chiuso al terzo posto della Western Athletic. Risultato notevole per un ateneo giovane come quello dei Lopes. La strada per le March Madness di GCU partirà giovedì 8 marzo contro Kansas City, che ha chiuso al penultimo posto. Nel torneo Grand Canyon dovranno tenere d'occhio a New Mexico State, che ha chiuso al primo posto la conference e che in regular season ha battuto Lever e compagni in due occasioni in altrettante partite. La crescita dei Lopes, però, non conosce limiti e potrebbero esserci delle sorprese.

Infine, l'ultimo freshman azzurro è Andrea Bernardi. La guardia trentina non è riuscita in questa sua prima stagione americana a ritagliarsi un grande spazio nelle rotazioni di Marist, racimolando appena 6.6 minuti di media, in cui ha raccolto 2.3 punti e 1 rimbalzo a partita. Il suo college, Marist appunto, ha chiuso all'ultimo posto della propria conference, la MAAC, ed è già stata eliminata dal torneo di conference, chiudendo con largo anticipo la propria stagione.

Gli azzurri al secondo e al terzo anno

A San Antonio, in Texas, c'è un ragazzo che si è guadagnato un ruolo da protagonista: è Giovanni De Nicolao, playmaker di UTSA. Il fratello di Andrea De Nicolao, playmaker della Reyer Venezia, è il secondo giocatore più utilizzato da coach Henson (27 minuti di utilizzo) e il quinto realizzatore della squadra, con 8.1 punti di media a partita, a cui aggiunge anche oltre 3 assist. Ottimi numeri per un ragazzo che è solo al suo secondo anno al college. De Nicolao, fino a qui, si è dimostrato molto costante a livello di rendimento e, rispetto allo scorso anno, è migliorato molto in fase realizzativa.

La sua UTSA, con 11 vittorie e sette sconfitte, ha chiuso sorprendentemente al quinto posto nella C-USA. L'infortunio al ginocchio di Jhivvan Jackson, miglior realizzatore della squadra, però riduce tantissimo le possibilità di vedere i Roadrunners alla Big Dance. Nella prima partita del torneo di conference, mercoledì 7 marzo, De Nicolao e compagni affronteranno UTEP, squadra che in regular season hanno già battuto due volte in altrettante partite.

Giovanni De Nicolao
Giovanni De Nicolao, playmaker di UTSA

Un altro ragazzo arrivato al suo secondo anno di esperienza in NCAA è Roberto Vercellino, ragazzo torinese che veste la maglia di Northern Colorado. Prodotto del settore giovanile della Virtus Bologna, Vercellino è principalmente un ala forte, ma coach Jeff Linder lo utilizza spesso e volentieri come cambio del lungo titolare. Quest'anno Vercellino ha in un qualche modo confermato i numeri fatti vedere già lo scorso anno: 2.3 punti e 2.6 rimbalzi di media a partita in poco più di 11 minuti di utilizzo.

La sua Northern Colorado ha chiuso al quinto posto della Big Sky. La favorita numero uno per la vittoria del torneo di conference, però, è Montana che ha chiuso al primo posto in classifica. I Bears, però, hanno vinto sette delle ultime otto partite e potrebbero essere la scheggia impazzita nel torneo. La prima partita i Bears la giocheranno martedì 6 marzo contro Northern Arizona University.

Scott Ulaneo
Scott Ulaneo, uno dei due italiani di Seattle

Nello stato di Washington, più precisamente alla Seattle University, troviamo altri due ragazzi italiani: Scott Ulaneo e Mattia Da Campo. I due ex giocatori della Stella Azzurra in questa stagione non hanno avuto a disposizione tanti minuti, in quanto coach Jim Hayford usa prevalentemente 6 giocatori. Il più "utilizzato" dei due ragazzi italiani è Ulaneo: nonostante sia un lungo capace di giocare anche lontano dal canestro, il suo allenatore lo usa prevalentemente da centro. Rispetto alla scorsa stagione i suoi numeri sono in calo. Da Campo, invece, ha un ruolo più marginale, vista l'abbondanza di esterni in squadra. Quest'anno ha raccolto 1.5 punti di media in poco più di 7 minuti a partita.

La Seattle University ha chiuso al quarto posto nella WAC, la stessa conference della Grand Canyon University di Lever. I Redhawks sono stati la vera mina vagante della conference, tanto da riuscire nell'impresa di battere la capolista New Mexico State. Vedremo cosa riusciranno a combinare nel torneo di conference, dove giovedì 8 marzo affronteranno UT Rio Grande Valley.

Pierfrancesco Oliva
Pierfrancesco Oliva di Saint Joseph's

A Philadelphia è finalmente stato l'anno di Pierfrancesco Oliva. Dopo aver saltato tutta la scorsa stagione per infortunio, il ragazzo tarantino è stato (ed è ancora) un pilastro fondamentale della Saint Joseph's University. Oliva, infatti, con oltre 27 minuti a partita, è uno dei giocatori più impiegato da coach Phil Martelli. La sua presenza dentro l'area e sotto le plance è decisamente un fattore per gli Hawks: miglior rimbalzista della squadra con 7 palloni catturati a partita, con un high di 18 contro St John's. In fase realizzativa invece ha lasciato la scena ad altri compagni più "prolifici", chiudendo la conference con 6 punti e mezzo di media a partita.

Nonostante l'ennesima stagione sfortunata sotto l'aspetto degli infortuni, la Saint Joseph's University ha chiuso al quarto posto nell'Atlantic 10. Le possibilità di vincere il torneo di conference e di strappare un pass per le March Madness, però, sono davvero basse: le altre squadre infatti hanno dimostrato di avere qualcosa in più. Il primo impegno degli Hawks sarà giovedì 8 marzo.

Akele di Rode Island
Nicola Akele, campione di conference con Rhode Island

Sempre nell'Atlantic 10 ci gioca un altro ragazzo italiano: Nicola Akele. L'ex giocatore della Reyer Venezia è arrivato alla sua terza stagione in maglia Rhode Island, con cui quest'anno ha vinto la propria conference. Akele però non è tra i giocatori più utilizzati da coach Hurley, che preferisce un quintetto "piccolo" e che spesso schiera anche quattro esterni insieme. Rispetto alla scorsa stagione, i suoi minuti sono diminuiti: quest'anno Nicola ha collezionato 2.1 punti e 2 rimbalzi in appena 9 minuti di media a partita contro i 2.9 punti e 2.4 rimbalzi in 12 minuti e mezzo a partita.

Rhode Island ha di fatto dominato l'Atlantic 10, perdendo soltanto 3 partite, e sono i favoriti per la vittoria finale del torneo di conference. I Rems parteciperanno al Torneo NCAA; rimane solo da capire in che posizione si piazzeranno al torneo di conference. Anche loro, come la Saint Joseph's di Oliva, cominceranno il torneo dell'Atlantic 10 il prossimo 8 marzo.

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