Liga, Zaza spiega quell'esultanza dopo il gol contro il Betis

L'attaccante del Valencia spiega verso chi fosse indirizzato quel gesto dopo la rete del 2-0 nell'ultima partita di Liga: non segnava da oltre tre mesi.

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Stop di sinistro ad arpionare il cross di Kondogbia, piattone con lo stesso piede a trafiggere con un tunnel beffardo l'uscita di Antonio Adan. Così Simone Zaza (subentrato al 37' al posto di Santi Mina) è tornato a segnare il Liga come non gli succedeva dal 9 dicembre scorso. 

Dopo un avvio di stagione impressionante, con 10 gol nelle prime 15 giornate, l'attaccante italiano si è preso un lungo momento di pausa, un'astinenza che evidentemente lo ha infastidito parecchio.

Ecco perché non ha sorpreso particolarmente quella sua esultanza dopo la rete del 2-0 nella sfida tra Valencia e Betis, un gesto con la mano come a dire "parlate, parlate". A primo impatto è stato logico pensare che potesse essere una polemica generica, in risposta alle critiche subite per la differenza di rendimento tra la prima parte di stagione e la seconda.

Zaza spiega la sua esultanza

In realtà, però, come spiegato dallo stesso Zaza, il destinatario di quel gesto era una persona specifica. Che nulla ha a che vedere con il Valencia, la Liga e la Spagna. No, per cercare a chi fosse indirizzata quell'esultanza, bastava cercare tra le persone più vicine all'attaccante italiano.

Era un messaggio per mio padre - ha ammesso Zaza dopo la partita - perché mi continuava a ripetere che nelle ultime partite non avevo più segnato. Così con quel gesto ho voluto dire "zitto papà". È stato semplicemente uno scherzo con lui, che è sempre il mio primo sostenitore.

Nessuna polemica, insomma. Solo un "conto in sospeso" tra un padre, che ha tentato di spronare il figlio a fare meglio, e Zaza, che ha accontentato suo papà, tornando al gol dopo tre mesi. D'altronde chi meglio di un genitore può sapere quali corde toccare per ottenere il risultato sperato dal sangue del suo sangue. E quel piattone sinistro spedito alle spalle del portiere del Betis, altro non è che la conferma.

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