Van Gaal, l'uomo che si tolse i pantaloni per mostrare gli attributi

Criticato da giocatori e stampa per i risultati che otteneva, decise di far vedere ai giocatori che aveva le pa**e. Il Bayern Monaco si riprese e lui sfiorò il Triplete.

Van Gaal ha una vita intensa e particolare: da uomo e da allenatore

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Un uomo duro, cinico, tenace. Un allenatore vincente. Questo, in poche parole, il ritratto di Aloysius Paulus Maria Van Gaal, detto Louis. Ma dietro ogni uomo c'è sempre un lungo, lunghissimo percorso di vita. Esattamente come tante sono le esperienze che hanno formato un allenatore.

Dopo una carriera tutto sommato mediocre da calciatore e qualche anno di lavoro da assistente, gli riesce un sorprendente exploit con l'Ajax. Con Van Gaal in panchina la squadra di Amsterdam è salita per l'ultima volta sul tetto del mondo. Nel 1995 vinse infatti la Champions League contro il Milan nella finale di Vienna e poi la Coppa Intercontinentale ai rigori contro il Gremio.

Né prima né dopo riuscì a vincere la competizione una squadra più giovane di quell'Ajax. In campo c'erano ragazzini appena maggiorenni come Clarence Seedorf e Patrick Kluivert. Talento, tecnica, freschezza e velocità: Van Gaal aveva plasmato la squadra perfetta. E i risultati furono eccezionali.

Bundesliga, la storia di Van Gaal

Se per il tecnico Van Gaal la carriera era subito cominciata nel migliore dei modi, per l'uomo la vita era stata particolarmente crudele. Nel 1994 perse la moglie con cui stava insieme fin dall'adolescenza. Ventuno anni d'amore interrotti dal cancro. Un dolore forte che gli costò la fiducia in Dio. Prima la sua fede era forte e intensa, poi però si spense insieme al suo amore. I beceri cori di alcune tifoserie sulla moglie defunta lo hanno portato a pensare di lasciare il calcio. Se non ha mai mollato il merito è la figlia. Sangue del suo amore. Perché i tifosi possono esser zittiti dal successo. Questo gli ha detto, questo lui ha fatto. La scomparsa della moglie non è stato il primo momento difficile della vita di Van Gaal. Suo padre morì quando Louis, il più giovane di nove fratelli, aveva appena 11 anni. Nonostante questo l'educazione ricevuta ha lasciato una grande traccia in lui: il padre era severo, credeva nella disciplina, nel rispetto e in Dio. Tolto l'ultimo punto è il ritratto perfetto di Van Gaal allenatore.

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A proposito del Louis professionale: a Barcellona fece bene e vinse, convincendosi di poter creare una squadra tutta cresciuta (o meglio: formata) nel settore giovanile (o meglio: nella cantera). Venne esonerato prima di riuscire a trasformare il sogno in realtà, ma della squadra che da Guardiola a Luis Enrique ha vinto tutto, molti sono passati per le sue mani. Questo lo ha fatto ovunque, non solo all'Ajax e al Barcellona. In carriera ha infatti lanciato Xavi, Andres Iniesta, Carles Puyol, Thomas Müller, Holger Badstuber, Toni Kroos, David Alaba e altri. Il suo rapporto con i giocatori è sempre molto estremo. O guerra o pace. Appena arrivato al Mancester United, l'ultima squadra che ha allenato, ha cacciato gente come Danny Welbeck, Shinji Kagawa, Chicharito, Patrice Evra e Tom Cleverly solo perché non perfetti per la sua filosofia di gioco. Fra le sue vittime, nelle stazioni precedenti, calciatori del calibro di Rivaldo (che non seguiva le sue indicazioni tattiche), il brasiliano Giovanni (che definì Van Gaal un Hitler per i brasiliani) Toni (non abbastanza disciplinato a tavola, ma ci torneremo) e Lucio (altro brasiliano...).

Van Gaal e Mourinho
Van Gaal e Mourinho

Al contrario, per chi trova l'intesa con Van Gaal l'armonia è totale: l'allenatore diventa fin troppo affettuoso, al punto che non si dimentica il compleanno di nessuna delle mogli dei suoi giocatori. All'AZ Alkmaar, in Olanda, pensò di dimettersi. Ma la squadra, totalmente dalla sua parte, lo convinse a restare e conquistò il titolo dopo decenni di dominio di Ajax, Feyenoord e Psv. Metodico come nessun altro, sapeva essere maniacale a livelli unici. Divideva il campo in 18 rettangoli dentro i quali i giocatori dovevano muoversi. Alla fine delle partite mandava mail ai giocatori nelle quali spiegava loro cosa avevano sbagliato e cosa invece avevano fatto nella maniera giuista. Per Cruyff, con cui non ha mai avuto un buon rapporto, era una metodologia di lavoro militaresca, per Van Gaal era il segreto del successo. La comunicazione per lui è sempre stata fondamentale. Diceva lui ai giocatori accanto a chi sedersi, per stimolare la conversazione interpersonale.

Van Gaal
Van Gaal dopo il campionato vinto col Bayern Monaco

Curiosa la sua esperienza al Bayern Monaco. A dicembre, dopo pochi mesi, stava per uscire dal girone di Champions League e aveva collezionato diversi scivoloni anche in Bundesliga. Si parlava di esonero. Sembrava quasi inevitabile. Aveva fatto fuori giocatori importanti quali Klose e Toni. Un giorno, con la squadra in difficoltà e con i giornali che lo criticavano proprio perché lasciava molti big in panchina, riunì tutta la squadra nello spogliatoio e si calò i pantaloni: "Io le palle ce le ho".

Van Gaal al Bayern Monaco
Van Gaal al Bayern Monaco

Improvvisamente la svolta. Riuscì a battere la Juventus e ingranò. Al primo anno vinse il campionato e la Coppa di Germania. Sul balcone del municipio, completamente ubriaco, mando un bacio a tutte le mamma presenti in piazza e spiegò che oltre a essere i migliori a Monaco, nella Baviera e in Germania, sarebbero potuti essere anche i migliori d'Europa. Era convinto di poter ottenere il triplete. Il primo della storia del Bayern Monaco. Ci riuscì Heynckes tre anni dopo, ma anche lì, più ancora che al Barcellona, chi lo ha sostituito ha approfittato del suo lavoro. Fu lui a spostare Ribery da trequartista ad ala e a convincere i capi che bisognava costruire una squadra che sfruttasse gli esterni grazie ai vari Robben e Alaba. Nei giorni scorsi ha ribadito che i problemi con Toni erano dovuti all'atteggiamento troppo poco professionale dell'italiano a tavola. Scherzava troppo, usciva dagli schemi. E questo non lo poteva accettare né il Van Gaal tecnico, né il Van Gaal uomo. Prima di criticare, prima di dargli torto, si ricordi però che dietro a un uomo, dietro a un tecnico, ci sono sempre esperienze, emozioni e un percorso lungo. E intenso.

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