Basket, l'FBI indaga e il sistema NCAA scricchiola

Pagamenti illeciti, agenti, marchi sportivi, 20 college blasonati nel mirino e non è ancora finita. Tra polemiche e paradossi, ecco l'inchiesta che sta sconvolgendo il mondo delle università USA.

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[di Giovanni Bocciero]

Dopo la bomba dello scandalo FBI scoppiata lo scorso settembre, in questi giorni si sta scrivendo il secondo capitolo di questo libro nero che coinvolge allenatori, giocatori e università. E la sensazione è che si tratti soltanto della punta dell'iceberg. Facciamo però un piccolo passo indietro che ci aiuta brevemente a ricomporre il puzzle. L'indagine FBI riguarda due differenti filoni: uno legato all'attività degli agenti, l'altro ai contratti di sponsorizzazione. Per il primo, l'uomo chiave è Christian Dawkins, agente che corrompeva allenatori e offriva soldi ai giocatori o alle loro famiglie affinché scegliessero l'agenzia ASM Sports per curare i propri affari personali una volta diventati professionisti. Il secondo filone ruota tutto intorno a James Gatto, head of global sports marketing di Adidas, che spingeva i liceali a giocare per quei college griffati dal marchio tedesco e, una volta pro, a continuare a indossare il suo materiale.

Ad inizio stagione a pagare un caro prezzo è stata Louisville, che da poco aveva firmato un rinnovo milionario con Adidas. L'università ha cacciato coach Rick Pitino, reo di non aver vigilato abbastanza sull'integrità del programma cestistico, e ha tolto la borsa di studio al freshman Brian Bowen, accusato di aver accettato 100mila dollari per giocare con i Cardinals. Che sono stati puniti poche settimane fa con la revoca da parte dell'NCAA del titolo 2013 per un altro scandalo, legato all'uso di escort per reclutare le nuove leve e rendere più piacevole la vita all’interno del campus.

Nella scorsa settimana, i giornalisti di Yahoo! Sports, Pat Forde e Pete Thamel, hanno avuto tra le mani centinaia di documenti riguardanti l'indagine federale, e hanno scritto un articolo in cui elencavano diversi giocatori e le somme che sarebbero state loro versate. Stiamo parlando di almeno 25 atleti e 20 università. Tutto ciò ha portano ad aprire ulteriori livelli di indagine oltre a quello federale, più interni, che ha visto attivarsi la stessa NCAA e i college coinvolti. In questi estratti conto datati 31 dicembre 2015 compaiono diversi giocatori adesso professionisti, come il play dei Dallas Mavericks Dennis Smith Jr. che avrebbe percepito "in prestito" - come specificato nei documenti - la cifra di 73.500 dollari, oppure la prima scelta al draft 2017 Markelle Fultz (10.000 dollari), la sorpresa dei Lakers Kyle Kuzma (9.500 dollari), o ancora l'ex Kentucky e adesso pivot dei Miami Heat Bam Adebayo (36.500 dollari).

Markelle Fultz
Markelle Fultz

Basket, l'FBI indaga e il sistema NCAA scricchiola

Non mancano giocatori che sono ancora al college come Miles Bridges di Michigan State, Wendell Carter di Duke e DeAndre Ayton di Arizona. Proprio Arizona è finita nell'occhio del ciclone in questa seconda ondata di notizie, con coach Sean Miller accusato dal broadcaster Espn di aver trattato con Christian Dawkins il reclutamento di Ayton per 100mila dollari. Che l’università di Tucson fosse coinvolta nell’inchiesta lo si sapeva già da da settembre quando era subito intervenuta per licenziare Emanuel Richardson, storico assistente di Miller, per aver avuto colloqui e anche affari con Dawkins. Ma con coach Miller la situazione è diventata molto più seria anche se poi, dopo una pausa per valutare la situazione, università e coach hanno deciso di andare avanti insieme e passare all’attacco:

Ogni articolo che parli di tangenti per reclutare giocatori qui ad Arizona è completamento falso e diffamatorio – ha detto Miller in una conferenza stampa - Non ho mai parlato con Dawkins per pagare Ayton affinché venisse a giocare per noi. Una sola volta mi è stato suggerito di pagare un giocatore perché giocasse qui, ma mi sono rifiutato e quel giocatore non è mai venuto

Ma intanto Shareef O'Neal, figlio del grande Shaquille, che andrà al college l'autunno prossimo, ha strappato la lettera d'intenti firmata con Arizona e ne ha siglata immediatamente una con UCLA... Sia chiaro, non è la prima volta che il sistema dilettantistico della NCAA è messo sotto accusa, ma questa volta l’indagine è talmente grande che è ormai chiaro a tutti che qualcosa va cambiato. L'ex presidente degli Stati Uniti e grande appassionato di basket, Barack Obama, ha dichiarato che “la NCAA è un business non sostenibile, e non serve come bacino per la NBA. Lo sport ha bisogno di leghe per lo sviluppo dei giocatori ben organizzate. Al college i ragazzi non sono pagati ma sono soggetti a enormi pressioni economiche. Il sistema dovrebbe assomigliare al baseball – ha proseguito - dove chi sa di poter giocare da professionista, passa direttamente al professionismo e gli altri vanno al college, così si ridurrebbe l’ipocrisia dell’attuale sistema”.

Shaquille O'Neal e Shareef O'Neal
Shaquille O'Neal e Shareef O'Neal

Il baseball prevede che i giocatori più promettenti possano compiere il salto dall'high school alla MLB, proibito nel basket dal 2004, mentre invece, se si decide di andare al college, ci si deve rimanere per almeno tre anni. “La NCAA è corrotta - ha aggiunto LeBron James -. Tutto ciò succede da molti, molti, molti anni. Non vedo proprio come si possa risolvere. La Nba deve sviluppare ulteriormente la propria lega minore - la G-League - così da offrire ai giovani atleti una alternativa valida al college”. 

Non mancano le prese di posizione durissime, come quella dell'ex Duke e ora commentatore per ESPN, Jay Williams: “I giocatori non dovrebbero boicottare una singola partita del torneo, ma le Final Four. In questo modo la NCAA capirebbe che non si tratta di un business solo per i suoi dirigenti ma anche per gli atleti. Le borse di studio sono come il salary cap in NBA e, quando gli introiti aumentano in NBA, il salary cap viene alzato. Invece per la NCAA gli introiti aumentano ma le scholarship rimangono sempre le stesse. Questo è un problema”. Sull'argomento si sono espressi anche allenatori come John Calipari, coach di Kentucky, che ha aperto alla possibilità che i giocatori ricevano degli ingaggi: “Dobbiamo lavorare con le associazioni dei giocatori, con gli agenti e trovare una soluzione.

I ragazzi meritano di ricevere soldi, magari affidandoli alle scuole o alle loro famiglie, mettendo anche un tetto, ma non dovrebbe essere difficile trovare un sistema. Le cose cambieranno, il problema è che la NCAA si muove troppo lentamente e questo invece è un processo che va fatto in fretta”. Anche il coach di Villanova, Jay Wright, è convinto che per purificare il sistema vada concesso il salto dal liceo al professionismo: “Dobbiamo dare ai ragazzi che vogliono farlo l’opportunità di diventare immediatamente professionisti e guadagnare soldi. Perderemo un po’ di talento in NCAA ma staremo meglio”.

Mark Emmert
Mark Emmert

Ma in tutto questo, cosa dice la NCAA? Il presidente dell'organizzazione sportiva universitaria Mark Emmert ha difeso a spada tratta il proprio operato. “Le accuse che stiamo ricevendo, se vere, indicano che il nostro sistema ha delle mancanze sistematiche che vanno riparate al più presto se vogliamo che continui ad esistere lo sport al college. Le persone che hanno questo tipo di comportamenti non hanno spazio nello sport universitario. Sono un affronto verso tutti quelli che giocano secondo le regole”. Emmert ha ricordato che “il Board della NCAA ha costituito una Commissione indipendente con l'obiettivo di fornire raccomandazioni su come ripulire lo sport. Con queste ultime accuse è chiaro che questo lavoro è più importante che mai”.

Non c’è dubbio che il sistema, così com'è, non funzioni e sia ipocrita. La NCAA conclude contratti a dir poco faraonici per i diritti televisivi e le sponsorizzazioni, che a cascata arricchiscono le singole università che hanno elevati introiti alle voci merchandising e biglietteria. Usa Today ha pubblicato gli stipendi che percepiscono gli allenatori nella stagione corrente, con il leggendario coach di Duke Mike Krzyzewski che guida la classifica con 8.9 milioni di dollari, seguito da Calipari a 7.9 milioni. E oltre all'ingaggio, i tecnici godono di benefit come la casa, viaggi e convenzioni di ogni tipo. Eppure quando si parla dei giocatori si resta saldi sullo status atleti-studenti, per cui la borsa di studio per coprire i corsi universitari è sufficiente. La questione è che questo non è esattamente un compenso, dato che sono soldi non prelevabili.

E tanti dei giocatori nominati in questa indagine sono quelli che in giro per il mondo potrebbero chiedere a qualsiasi squadra centinaia di migliaia di dollari per giocare. Poco più di un anno fa Ben Simmons, prima scelta assoluta al draft 2016, criticò aspramente il sistema NCAA definendolo “un anno perso”, raccontando in un documentario di aver frequentato realmente i corsi di studio a LSU solo per i primi mesi, giusto il tempo di acquisire l'eleggibilità accademica e non avere problemi a scendere in campo. 

Resta il fatto che giocare al college significa per tanti ragazzi avere delle limitazioni pazzesche, come non partecipare ad eventi di beneficenza o fare da testimonial al negozio del padre o accettare come regalo un paio di scarpe. Un esempio lampante è Miles Bridges che è stato dichiarato ineleggibile per 24 ore da Michigan State. La causa: la sua famiglia ha cenato con un agente circa due anni fa. È stato condannato a devolvere in beneficenza il costo della cena, ovvero 40 dollari, prima di tornare tranquillamente in campo. Una pena ridicola in un sistema che non funziona.

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