Serie A, Tare: "Il potere della Juventus si avvertiva. E oggi..."

Il direttore sportivo della Lazio parla del potere dei bianconeri che anni fa era sul campo e ora sul mercato italiano: "Sui giovani hanno una politica aggressiva".

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Un esempio. Perché quando ha cominciato aveva più responsabilità e pressioni che mezzi. Lavorare alla Lazio non è facile. Tante pretese, possibilità economiche limitate (specie 10 anni fa, quando diventò direttore sportivo). Eppure Igli Tare è uno dei più apprezzati in Serie A.

D'altronde ha portato in Italia giocatori come Hernanes, Biglia, Keita, de Vrij, Luis Alberto e Milinkovic facendo spendere pochissimo alla Lazio. Nella maggor parte dei casi poi rivende a cifre molto più alte. Da due stagioni la Lazio è stabilmente fra le prime della Serie A e può crescere ancora.

Eppure quando la Lazio prende giocatori del campionato italiano (o anche di passaporto italiano) cambia modus operandi. Niente più giovani promettenti, ma atleti affermati: Ciro Immobile, Marco Parolo, Dusan Basta, tanto per fare qualche esempio. Ma c'è un motivo.

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Serie A, Tare parla della Juventus

Igli Tare è infatti consapevole che in Italia i giovani talenti, quelli più interessanti, finiscono tutti alla Juventus. Riuscire a battere la concorrenza dei bianconeri, o riuscire ad anticiparli, è quasi impossibile. Il loro passaggio alla Juve quasi inevitabile. In un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Tare ha fatto un quadro del mercato italiano.

La Juve riesce a controllare il calciomercato in Italia. Hanno una politica aggressiva sui giovani di prospettiva. Per me sono un esempio per mentalità e metodi di lavoro. Rappresentano il meglio del calcio italiano.

Nonostante le divergenze politiche fra Lotito e Agnelli, il rapporto fra Tare e Paratici (e ovviamente Marotta) è buono. Non è un caso se i bianconeri, pur potendo, non si sono inseriti per Keita e de Vrij, i casi più spinosi in casa Lazio negli ultimi mesi. Oltre alla forza della Juventus sul calciomercato, Tare ha parlato anche del potere dei bianconeri prima di Calciopoli.

Contro la Juve ho vinto solo nel 2002, finì 2-0. Giocavo nel Brescia. Diedero 7 minuti di reupero, Mazzone era imbestialito. Il quarto uomo disse che si vergognava ma che stava solo segnalando i minuti che gli avevano indicato.  Si avvertiva il loro potere.

Tare con la maglia del Brescia
Tare con la maglia del Brescia

Tare ha parlato anche di razzismo. In Serie A ce n'è troppo, ma secondo il ds biancoceleste bisogna fare dei distinguo: 

Anna Frank con la maglia della Roma è da condannare, ma bisogna capire se è sfottò. A me dicevano che ero arrivato col gommone e non ci vedevo razzismo. FIGC e Lega facciano come in America: lì gli atleti vengono coinvolti in iniziative sociali.

Nel calcio le pressioni sono enormi, troppo spesso però ci si dimentica che a fronteggiarle sono esseri umani. Nel 2015 la Lazio raggiunse la Champions League all'ultima giornata vincendo 4-2 a Napoli. Tare venne ricoverato d'urgenza. Troppo stress. Trascorse 9 giorni in terapia intensiva. Rischiò di morire, tutto per la troppa pressione.

Ora lavoro gestendo lo stress. A dicembre ho fatto una vacanza dopo anni. Non ci credeva nessuno.

Tare e Inzaghi
Tare e Inzaghi

Infine Inzaghi: per molti potrebbe essere il sostituto di Allegri sulla panchina della Juventus. Ma Tare è convinto dell'amore del tecnico biancoceleste per la Lazio. Sa di potersi fidare, sa che non andrà via.

Devono ancora passare anni. Quando lo abbiamo promosso in prima squadra gli ho visto una lacrima. Anche con Lotito vado d'accordo. Di lui si ha una visione distorta: è il presidente ideale, non oltrepassa mai certi limiti.

Al contrario della Lazio firmata Tare. Quella sì, di limiti ne oltrepassa. Anche perché con un ds così sarebbe sbagliato porseli.

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