Hillary Sedu, nigeriano di Napoli: prima calciatore, ora avvocato...

Nato in Africa e cresciuto a Napoli, è stato prelevato a 13 anni dalla Salernitana. Poi gli infortuni, gli studi e una nuova vita: adesso si batte per lo "Ius Culturae".

Hillary Sedu

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Tra qualche anno, quando smetterà, appenderà la toga al chiodo. Lui, Hillary Sedu, nigeriano arrivato in Italia quando era ancora in fasce, si sta facendo strada in un “campo” diverso rispetto a quello che tutti sognano fin da bambini: quello da calcio. 

Perché Sedu, che compirà 32 anni il prossimo giugno, ha sempre desiderato di emergere culturalmente prima ancora che dal punto sportivo. E ora infatti fa l’avvocato, grazie alla laurea conseguita nel 2013. 11 esami nell’ultimo anno, poi il master in Politica migratoria e Diritto dell’immigrazione per esercitare. 

La settimana scorsa, a Napoli, è stato eletto nel comitato pari opportunità del consiglio dell’Ordine con quasi 800 voti. Una carriera iniziata con gli scarpini e proseguita all’università per colpa di troppi infortuni e per merito di una grande forza di volontà. Cinque operazioni allo stesso ginocchio: troppe per essere un calciatore professionista. Poche, però, per fermare l’altro suo desiderio: diventare avvocato e… italiano. E senza chiedere mai la nazionalità. 

Hillary Sedu, nigeriano di Napoli: prima calciatore, ora avvocato...

Hilarry Sedu
Hilarry Sedu, 32 anni, ha abbandonato il calcio a causa degli infortuni ed è diventato avvocato

Hillary vuole rappresentare un esempio e una fonte di speranza per tutti i ragazzi immigrati arrivati in Italia dopo viaggi strazianti, alla ricerca della felicità e di una crescita professionale. Giocava a calcio e portava avanti gli studi. Fino al sorpasso dei libri sul pallone: 

Non sarei riuscito a diventare un agonista: mi sono sottoposto a cinque interventi allo stesso ginocchio e poi a un trapianto di cartilagine. La mia vita è cambiata, mi sono laureato e mi sono impegnato sul sociale per portare avanti dei diritti inviolabili. 

Hillary è nato in Nigeria, ma si sente italiano. Arrivato da piccolo insieme alla mamma, non accetta di essere considerato “straniero”. Perché lui parla, pensa ed è cresciuto da italiano. L’infanzia a Castel Volturno, i primi calci, a 13 anni la Salernitana si accorge del suo talento e lo preleva per rinforzare la difesa. Nel suo curriculum, prima dell’addio al calcio, le esperienze in C2 all’Igea Virtus, poi in Serie D al Mazara e all’Orvietana. 

Sono un italiano di fatto, non ho chiesto la nazionalità perché mi ci sento per diritto naturale. La mia è una battaglia: è la cultura che deve permettere a un immigrato, anche se ha la pelle di colore diverso, di diventare italiano. Non un Governo…

La battaglia per lo Ius Culturae

Ora assiste Bobb Alagiee, il ragazzo di 19 anni ferito da colpi di pistola dal gestore del centro di accoglienza a Gricignano d’Aversa. E si batte per lo Ius Culturae, che ha presentato nel febbraio del 2014 alla Commissione straordinaria per i diritti umani. Per Hillary chi entra in Italia prima dei 14 anni deve diventare italiano se riesce a portare a termine i cicli scolastici. Linea dura invece con i suoi connazionali che non rispettano le regole:

Alcuni bivaccano per 14 ore al giorno perché non ci sono obblighi nei centri di accoglienza, come per esempio quello di frequentare corsi linguistici. La colpa però non è solo loro: spesso non hanno alcun servizio e quindi diventano prede della criminalità. 

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