NBA: Anthony Davis vuole i Pelicans ai playoffs anche senza Boogie

Nonostante abbiano perso DeMarcus Cousins, i New Orleans Pelicans stanno lottando per le zone nobili dei playoffs con un Davis stellare.

Anthony Davis è il dominatore di queste settimane.

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I New Orleans Pelicans hanno affrontato il momento più difficile della loro stagione quando DeMarcus Cousins, su un suo errore ai liberi, si è avventato su un rimbalzo che non poteva essere suo e soprattutto in una situazione di +4 a 15" dalla fine in cui la logica direbbe di gestire. Solo che oltre ad essere sfuggita la carambola, è svanito anche il resto della stagione di una franchigia con la sua rottura del tendine d’Achille che grida vendetta alla sfortuna. Cousins ha collezionato prestazioni incredibili nella prima parte di stagione tra cui una tripla doppia ai cinquanta punti e un mese di gennaio con una sola uscita sotto i dieci rimbalzi. La sua presenza nel pitturato aveva cambiato la geografia dei Pelicans e soprattutto aveva creato una vera e propria squadra controcorrente. 

Considerato a che prezzo i Pelicans avevano portato a casa un All Star NBA del calibro di Boogie (Hield, Evans una prima e seconda scelta), si poteva correre il rischio di andare contro la logica attuale della lega, ovvero quella di spaziare a dismisura il campo, avere giocatori atletici e in grado di coprire tanto spazio orizzontalmente. Gentry invece ha dovuto reinventare un modo efficace di far coesistere due giocatori dall’infinito talento come Cousins e Davis, ma soprattutto dotati di un tipo di gioco piuttosto simile e diverse zone del campo predilette in comune. Nonostante questo, qualcosa di buono si era visto e i Pelicans sembravano essere in parabola ascendente, prima che la propria stella si facesse male. Nonostante questo e in completa controtendenza rispetto alle previsioni, questo ha dato una sferzata di miglioramento a un team che al momento è quinto e strizza l’occhio addirittura alla terza posizione in quella che è una vera e propria giungla chiamata Western Conference. 

Con una serie negativa di tre/quattro partite si può passare da un terzo posto ad essere fuori dalla griglia playoffs perché sono ben sei le squadre in un fazzoletto. Per Gentry sarà dura mantenere il rendimento attuale della squadra che viene sì da sei vittorie consecutive con tanto morale, ma con la postilla di essere arrivate, Bucks a parte, contro squadre perlopiù modeste (Suns, Lakers, Pistons, Nets e Heat). Infatti ci saranno ancora una quindicina di giorni di respiro, perchè poi nell’ultimo mese si troverà davanti: Spurs e Rockets due volte, Celtics, Thunder e Warriors nel giro di un mese testando le effettive velleità di playoffs.

La carica di Anthony Davis

NBA: la magia di Anthony Davis

Con la caduta di DeMarcus Cousins, il proscenio nella città del Jazz è stato ripreso prepotentemente da una stella che non ha ancora conseguito l’appeal e l’influenza per far parlare di sé ogni giorno. In realtà Unibrow è la superstar meno tale di tutta la lega, un giocatore che, al netto di alcuni infortuni che ne hanno minato la continuità, rimane uno dei giocatori più incredibili assieme ad Antetokounmpo dell'intera NBA. Con quel fisico, quella verticalità e quella tecnica è un mismatch che si muove per il campo. Nella partita contro gli Heat ha prima portato dentro Winslow facendogli commettere due falli, poi ha bullizzato Whiteside posterizzandolo due volte e mangiandogli la palla con stoppate in altrettante situazioni.

È in grado di correre il campo come una guardia e quando c’è Rondo a condurre il contropiede, vederlo al ferro per chiudere un alley oop è la consuetudine. Nella restricted area ha un sontuoso 63.9% di realizzazioni e, anche se il suo tiro da tre punti è ancora in divenire, il suo mid range game è di alta qualità anche nelle situazioni di movimento dove il tocco anche nel traffico è davvero dolcissimo, come conferma il suo 86% nelle conclusioni in taglio o in transizione nelle quali raccoglie sostanzialmente tutto ciò che semina.

Nelle ultime sei vittorie dei suoi viaggia a delle cifre del tutto irreali: 41.5 punti, 14.8 rimbalzi, 3.2 rubate e 3.2 stoppate, dominando la scena in uno show con pochi precedenti. Nell’ultima partita contro i Suns ne ha messi 53 con 17 rimbalzi griffando l’ennesima prova da leggenda, anche di una stella non stella, anche di uno che ormai sembriamo dare quasi per scontato, ma che quando alza la voce ormai viene sentito a tutte le latitudini.

Il cast di supporto è di tutto rispetto.

Il supporting cast

Questa è una squadra completamente votata all’attacco e oltre ad Anthony Davis e Demarcus Cousins quando era abile e arruolato, ci sono diverse bocche da fuoco, in particolare un Ian Clark letteralmente infiammato in uscita dalla panchina che sta producendo numeri ragguardevoli grazie a una conquistata licenza d’uccidere. Spesso scaglia verso il canestro quasi ogni pallone che riceve, ma sia lui che Moore hanno punti nelle mani e soprattutto sanno punire con incredibile costanza.

Anche Jrue Holiday sta producendo probabilmente la miglior stagione in carriera dal punto di vista offensivo (19.1 punti di media) e se a questi associamo anche la presenza di un Nikola Mirotic libero da compiti difensivi e con carta bianca per scoccare dardi dalla lunga distanza, diventa facile trovare i Pelicans al quarto posto NBA con 112 punti di media realizzati. Nonostante l’assenza di una stella come DMC, l’ultimo problema dei Pelicans è svalicare i 100 punti, mentre il lato difensivo è decisamente sospetto perché manca un rim protector.

 La firma di Emeka Okafor fino al termine della stagione è in funzione proprio di questo e anche se nelle partite sin qui giocate non ha mostrato grandissima presenza offensiva, di certo non ha disimparato a intimidire nei pressi del ferro, avendo mantenuto una sufficiente verticalità e un ottimo senso del tempo. Se potesse stare in campo con costrutto nei finali di partita i Pelicans potrebbero permettersi importante licenze poetiche offensive avendo un eraser come lui nel pitturato. Il suo rendimento sarà da testare nel medio lungo periodo, ma finora ha funzionato e Gentry cavalca l’onda.

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