Storie di calcio: Charles Alcock, il pioniere che ideò la FA Cup

La FA Cup nasce nel 1871 grazie a Charles Alcock, ma è solo una delle tante idee di questo entusiasta sportivo che può essere considerato il vero e proprio padre del calcio.

Charles W. Alcock, ideatore della FA Cup

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La prima edizione della FA Cup, giocata tra il novembre del 1871 e marzo del 1872, viene descritta da molti storici come "la scintilla che permise al fuoco del calcio di divampare". Nonostante infatti il football avesse preso forma ormai da quasi un decennio, faticava ancora a imporsi al di fuori dell'area di Londra e di quel pugno di club che nel 1863 aveva dato vita alla Football Association.

L'intento iniziale, e cioè trovare regole comuni per sfidarsi in un gioco già praticato da molti ma con numerose - e a volte fondamentali - variazioni sulle regole, era a lungo stato anche un limite: perché mai qualcuno avrebbe dovuto sottostare a regole scritte da altri? Perché mai qualcuno doveva riconoscere l'autorità della "Football Association"?

Il calcio non scomparve, dopo pochi anni di vita, grazie a un pugno di pionieri visionari, i primi veri e propri "calciatori" che seguirono il sogno di un uomo che non sembrava destinato a lasciare un segno nel mondo e a cui oggi, invece, tutti gli appassionati devono moltissimo: Charles W. Alcock, il padre del calcio per come lo conosciamo e l'ideatore della FA Cup.

Charles Alcock, a sinistra, parla con Lord Arthur Kinnaird, a destra
Alba del XX secolo: Charles Alcock, a sinistra, discute con Lord Kinnaird. I due sono stati i più grandi pionieri nella storia del football.

La vita e le imprese di Charles Alcock, tra FA Cup e partite internazionali

Charles Alcock nasce a Sunderland nel dicembre del 1842, e non ha ancora compiuto 21 anni quando assiste il fratello maggiore John, presidente del Forest Football Club, nella riunione presso la Freemason's Tavern di Londra che stabilisce, il 26 ottobre del 1863, la nascita della Football Association e di conseguenza del calcio per come lo conosciamo.

Fino a quel giorno il gioco era stato praticato all'interno delle migliori scuole del Regno Unito, ognuna delle quali adottava un proprio personale set di regole. Questo però rendeva impossibile agli studenti, una volta concluso il percorso formativo, di continuarne la pratica: al di fuori delle strutture scolastiche, impegnati nella vita di tutti i giorni che talvolta li portava anche a cambiare città, questi, mancando di compagni e avversari, non potevano continuare a giocare.

Fu per questo motivo che un manipolo di Old Boys si riunì, stabilendo regole uguali per tutti e a cui tutti si sarebbero dovuti attenere. E se nella nascita della Football Association Charles Alcock ebbe un ruolo di subalterno rispetto al fratello John, quando quest'ultimo si allontanò dal gioco fu proprio il giovane a prendere le redini della situazione: divenuto segretario nel 1870, Charles Alcock non si accontentava di un gioco praticato da un'élite ristretta di appassionati. Il suo sogno, la sua visione, era che football e cricket, altra sua grande passione, diventassero sport popolari, praticati in tutto il Regno Unito.

Manifesto di Scozia-Inghilterra del 1872, prima partita tra nazionali
Il 30 novembre del 1872 Scozia e Inghilterra giocano la prima partita internazionale ufficialmente riconosciuta: un'altra grande invenzione di Charles Alcock.

1872, l'anno della svolta

Fu così che il neo-segretario si adoperò affinché quello che poteva soltanto immaginare diventasse realtà, organizzando da subito partite dimostrative in tutto il Paese. I giocatori del Forest Football Club divennero così gli Wanderers, pellegrini che come suggeriva il nome (traduzione: "Vagabondi") percorrevano l'Inghilterra portando con sé, come veri e propri missionari, il "sacro verbo" del calcio. L'unico requisito richiesto per farne parte era amare il football.

Intuendo che il segreto del gioco risiedesse nell'identificazione e nel campanilismo, che questo aveva sempre avuto nelle sue corde sin da quando nei tempi antichi veniva praticato in diverse città del regno in occasione dello Shrove Tuesday - quando interi villaggi si dividevano per dare la caccia a un pallone e portarlo in un prestabilito edificio avversario - Alcock organizzò le prime partite internazionali già dal 1870, selezionando con l'aiuto dell'amico Arthur Kinnaird le rappresentative di Inghilterra e Scozia.

Queste giocarono cinque partite, oggi non riconosciute come ufficiali in quanto gli scozzesi erano scelti solo tra coloro che risiedevano a Londra. Questi incontri comunque furono la base di quello che fu il primo confronto tra Nazionali nella storia, Scozia-Inghilterra del 30 novembre 1872. Pochi mesi prima si era concluso invece il primo torneo calcistico di carattere nazionale, l'inizio di un mito arrivato ai giorni nostri: la Football Assocation Challenge Cup, la FA Cup. La Coppa d'Inghilterra.

Particolare della versione originale della FA Cup, foto scattata nel 1910
Una foto del 1910 che ritrae la FA Cup, il trofeo calcistico di carattere nazionale più antico al mondo.

La prima Coppa d'Inghilterra

A idearla fu ancora la mente fervida ed entusiasta di Charles Alcock, che si ispirò al torneo annuale che si teneva alla Harrow School, dove aveva studiato, tra i quatto edifici che compongono l'isituto. Non si trattò di un successo immediato: delle cinquanta squadre allora esistenti, soltanto dodici effettuarono l'iscrizione, e tre di esse si ritirarono pochi giorni dopo. Alcock allora si adoperò in un abile lavoro diplomatico che finì per portare sei nuove squadre, facendo così salire il numero dei club partecipanti alla prima edizione della FA Cup a 15.

Nonostante una serie di problemi logistici, il ritiro di alcune compagini per motivi economici o impegni lavorativi e appena 13 partite giocate, la coppa riuscì a giungere fino all'atto conclusivo, la finale giocata al Kennington Oval di Londra davanti a duemila spettatori. Non esistendo ancora veri e propri stadi adibiti al calcio, questo prestigioso terreno di gioco fu ottenuto in prestito dal Surrey County Cricket Club ancora grazie all'inventiva di Charles Alcock, che oltre a essere segretario della Football Association lo era anche del club di cricket, sport quest'ultimo in cui contribuì alla riscrittura delle regole e all'organizzazione dei primi incontri tra selezioni nazionali.

Il 16 marzo del 1872 gli Wanderers, maestri del dribbling, sconfiggevano i teorici del "passing game" dei Royal Engineers, primi vincitori di quello che è oggi il torneo calcistico più affascinante e amato al mondo. Poco dopo Alcock, capitano in occasione di quella prima vittoriosa finale, appendeva gli scarpini al chiodo.

Una vita dedicata al football

Il suo impegno per il football non si esauriva comunque con il ritiro dall'agonismo. Charles Alcock fu il segretario della Football Association per un quarto di secolo, quello più importante, quello in cui il calcio riuscì prima a sopravvivere e poi a imporsi come sport nazionale: in questo lungo e tumultuoso processo, questo figlio di un armatore, che mai aveva pensato di seguire le orme del padre, fu figura fondamentale.

Fu lui, ad esempio, a guidare il comitato che selezionò l'Inghilterra nelle sue prime 35 partite, scegliendo con oculatezza gli interpreti e non basandosi soltanto sulla loro abilità calcistica: per lui erano fondamentali anche doti come umiltà, serietà ed eleganza. A differenza di molti suoi contemporanei, pur appartenendo all'alta società ebbe un occhio di riguardo anche su ciò che succedeva lontano da Londra, convocando stelle di città come Sheffield e Nottingham, luoghi operai dove anche l'Inghilterra andò a giocare.

Ed è sempre grazie al genio visionario di Alcock che oggi sappiamo così tanto sugli antichi protagonisti del calcio dei primordi, da lui raccontati meticolosamente in una serie di preziosissimi "Annuari del Football" stilati sin dal lontano 1868. Uno zelo, un impegno, che il presidente della Football Association pensò bene di premiare: per sdebitarsi del suo impegno costante, donò quindi ad Alcock un corposo assegno che questi accettò con piacere, ribadendo però che il calcio era stato un sogno di tutti, e di cui tutti erano stati protagonisti allo stesso modo.

Croce di marmo con al centro una FA Cup in rilievo
A sud di Londra, nel West Norwood Cemetery, giace il corpo di Charles Alcock: la croce è un doveroso omaggio alla sua più grande invenzione, la FA Cup.

"Il calcio fu per lui l'amore di un'intera vita"

Questa affermazione fu senz'altro effetto dell'eccessiva modestia che lo accompagnò per tutta la vita: mai si riconobbe alcun merito se non quello di essersi dedicato a qualcosa che amava profondamente, mai indugiò nell'autocompiacimento, ritirandosi dalle scene in silenzio e proprio mentre il calcio si apprestava, nel XX secolo, a diventare lo sport più popolare del pianeta. Un gioco di cui Alcock aveva osservato ogni evoluzione, dai primi incerti calci in campetti sperduti ai grandi campioni ben pagati, le cui gesta venivano osservate da decine di migliaia di tifosi e raccontate nei più importanti quotidiani nazionali.

Al suo funerale, svoltosi pochi giorni dopo la morte sopraggiunta il 26 febbraio del 1907 a 64 anni di età, tutte le maggiori cariche parteciparono commosse: tra esse il presidente della Football Assocation Lord Kinnaird e il suo protetto, Charles Clegg, un tempo ormai lontano protagonisti di accese sfide contro, e al fianco, del buon Alcock. La moglie Eliza raccontò allora ai presenti di come il calcio fosse sempre stato nei pensieri del marito, in ogni ora di ogni giorno della sua vita. E di quanto, segretamente, fosse sempre stato orgoglioso dei risultati raggiunti: il football si avviava ormai a diventare la più grande religione laica al mondo, il sogno di Charles Alcock era diventato realtà.

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