'Troppo verde' e le altre scuse peggiori degli allenatori dopo una sconfitta

Gli allenatori da sempre tentano di giustificare anche in modo fantasioso certe prestazioni negative

Vincenzo Montella allarga le braccia

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Il campo è troppo piccolo oppure troppo grande. Ha fatto troppo freddo, oppure troppo caldo. Il pallone è troppo pesante, anzi, troppo leggero. Ha piovuto. 

Spesso gli allenatori cercano in tutti i modi di giustificare se stessi e soprattutto la squadra dopo una brutta prestazione, magari consapevoli del fatto che in certi momenti assumersi la responsabilità di un fallimento potrebbe peggiorare le cose.

A volte però finiscono per esagerare.

Le peggiori scuse degli allenatori: ecco cosa non dire in sala stampa!

Vincenzo Montella: "Campo molto piccolo, molto strano"

Vincenzo Montella, tecnico del Siviglia

L'ex-allenatore del Siviglia Vincenzo Montella non ha trovò di meglio che dare la colpa al campo per giustificare il pesante 5-1 incassato dai suoi uomini in casa dell'Eibar. Parlando del "Municipal de Ipurua", Montella disse che si trattava di "un campo molto piccolo, molto strano" che non avrebbe permesso al Siviglia di esprimere il gioco richiesto dal tecnico.

Arsene Wenger difende Kolo Touré, squalificato per doping

Arsene Wenger e Kolo Touré

Il 3 marzo del 2011 Kolo Touré, difensore fratello di Yaya e tesserato per il Manchester City, viene squalificato per 6 mesi a causa di un test anti-doping fallito. Immediatamente il capitano dei "Citizens" dichiara la sua non colpevolezza, una tesi avvallata anche da Arsene Wenger, che lo ha avuto alle proprie dipendenze all'Arsenal per otto anni e interviene così in difesa del suo ex-giocatore.

Vuole controllare il suo peso perché ha dei problemi in quel senso, ed è per questo che ha preso le pillole dietetiche della moglie.

Da ricordare che anni dopo il fratello di Kolo, Yaya Touré, minaccerà di lasciare il City perché il club si è dimenticato di fargli gli auguri di compleanno.

Walter Mazzarri: il compleanno di Cavani e la pioggia sull'Inter

Walter Mazzarri seduto in panchina

Walter Mazzarri è tutt'ora considerato, giustamente, un tecnico di spessore. Del resto i risultati raggiunti alla guida del Napoli sono stati più che buoni, e anche le successive esperienze sono andate meno bene non sempre per colpa sua. Va anche detto però che quando si pensa alle peggiori scuse degli allenatori il suo è uno dei primi nomi che viene tirato in ballo, a causa di due giustificazioni epicamente assurde.

Ai tempi del Napoli, dopo una sconfitta per 3-0 contro il modesto Viktoria Plzen, Mazzarri attribuì la pessima prestazione al fatto che il giorno della gara coincidesse con quello del compleanno di Edinson Cavani, bomber azzurro. Passato all'Inter, invece, giustificò un pareggio casalingo contro il Verona con sfortuna e distrazioni prima di aggiungere "poi ha cominciato anche a piovere" che ha fatto pensare tutti alla classica nuvola personale di Fantozziana memoria.

Barry Fry e la pipì contro la maledizione

Barry Fry in collo a un proprio giocatore

Barry Fry è un pittoresco manager inglese che dal 1993 al 1996 si è trovato alla guida di un Birmingham City che, per un certo periodo, non riusciva più a imporsi tra le mura amiche dello stadio "St. Andrew's". La motivazione è una storia tutta da raccontare, e che comincia addirittura nel 1906 con la costruzione dell'impianto: per far posto alla struttura vengono mandate via delle famiglie nomadi che lì avevano piazzato le proprie roulotte, e che maledicono la squadra, destinata a non trovare mai continuità di risultati.

Dopo una serie di risultati negativi, e venuto a conoscenza della storia, Fry una sera percorre l'intera superficie del campo facendo pipì in ogni angolo, sicuro di esorcizzare così la negatività. In effetti per un po' la squadra sembra riprendersi, ma poi torna nell'anonimato. Fry viene licenziato, e da ovviamente la colpa di ciò alla maledizione. Soltanto nel 2016 pare che l'antica iettatura sia stata definitivamente eliminata da un prete giunto appositamente. Ma mai dire mai...

José Mourinho: mancano i raccattapalle 

José Mourinho invita alla calma

Anche i più grandi cadono a volte nell'errore di cercare scuse puerili. È quello che è capitato a José Mourinho ai tempi del Real Madrid in Spagna. L'allenatore portoghese era letteralmente ossessionato dalla figura della sua nemesi, Pep Guardiola, tanto da non riuscire ad accettare una sconfitta contro i blaugrana. Così, dopo una cocente sconfitta in Supercoppa nel 2011 trovò degli improbabili colpevoli.

Nel secondo tempo mancavano i raccattapalle.

Come questa cosa, se vera, abbia influenzato in modo decisivo quanto avvenuto in campo rimane un mistero.

Pep Guardiola: il pallone (Capitolo I)

Josep Guardiola, tecnico del Manchester City

Non che Guardiola sia differente da Mourinho: i due tecnici sono l'opposto sotto tanti aspetti, da quello comunicativo a quello tattico e strategico, ma sono accomunati dal non essere stati immuni dal trovare scuse davvero poco credibili. Per motivare lo scialbo pareggio del suo Manchester City contro il Wolverhampton, in una gara poi vinta ai rigori, Pep è riuscito a prendersela con il pallone, a suo dire troppo gonfio e quindi impossibile da calciare in porta nel modo giusto.

Sir Alex Ferguson odia il grigio

Sir Alex Ferguson, leggendario manager del Manchester United

Nel 1996, al termine di un disastroso primo tempo che aveva visto la sua squadra andare sotto ben 3-0 contro il Southampton, l'ex tecnico del Manchester United Alex Ferguson pensò bene di ordinare ai suoi giocatori diversi cambiamenti, il più importante dei quali fu...il cambio della divisa di gioco! Il manager scozzese riteneva infatti che i Red Devils, vestiti quel giorno di grigio, faticassero a vedersi in campo. La gara si concluse comunque 3-1 per i Saints.

Slaven Bilic: troppo verde

Slaven Bilic, ex-manager del West Ham

Sempre a proposito di colori, se il grigio confondeva i giocatori del Manchester United ecco che il verde deprimeva quelli del West Ham, almeno secondo l'ex manager Slaven Bilic, che prima di essere esonerato dagli Hammers ha trovato il modo di prendersela con l'Olympic Stadium, il nuovissimo impianto che tra le polemiche ha sostituito il mitico Boleyn Ground. Se per i tifosi però il nuovo stadio è difficile da digerire per via di tradizione e affetto, per Bilic il problema risiedeva nel troppo verde intorno al terreno di gioco.

Quando sei in campo non riesci a distinguere la linea di fondo, vedi molto spazio davanti a te e ti demoralizzi.

Kenny Dalglish: il pallone (Capitolo II)

Kenny Dalglish in tuta

In seguito a un deludente pareggio contro il modesto Stevenage Football Club in FA Cup, l'ex manager del Liverpool, il leggendario Kenny Dalglish, asserì che il pallone che era stato utilizzato per la sfida era "troppo gonfio", e aveva così sfavorito la squadra migliore. Evidentemente fu ascoltato, perché nel replay il Liverpool si impose, sicuramente - vista la vittoria - con un pallone gonfiato nel modo corretto.

Gordon Strachan, il genetista

Gordon Strachan, CT della Scozia

Kenny Dalglish è stato un grande giocatore, cosa che lo accomuna con Gordon Strachan. I due hanno però un'altra cosa in comune, ovvero l'utilizzo di scuse davvero poco credibili. Per giustificare la mancata qualificazione della Scozia ai Mondiali in Russia, Strachan infatti ha addotto motivi genetici, asserendo che di tutte le squadre in lizza gli scozzesi avevano la rosa, di media, più bassa e leggera, superiori in questo solo alla Spagna.

Ignorando il fatto che la Spagna ha dominato il calcio europeo e mondiale a lungo e rimane ancora oggi una delle Nazionali più forti, Strachan ha anche suggerito una soluzione a lungo termine.

Dobbiamo mettere insieme donne e uomini di grandi dimensioni e vedere cosa succede.

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