Olimpiadi invernali: era testimonial contro il doping, trovata positiva

Qualche tempo fa Nadezhda Sergeeva aveva posato per una campagna di sensibilizzazione contro il doping, ma ai giochi olimpici in Corea del Sud è stata trovata positiva.

Nadezhda Sergeeva, pilota di bob russa, positiva al doping alle Olimpiadi invernali

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Quarto caso di doping alle Olimpiadi invernali, secondo (e mezzo) relativo all'OAR, cioè gli Olympic Athletes from Russia, la denominazione scelta dalla Russia per prendere parte ai giochi olimpici dopo i brogli di Sochi 2014. Questa volta a essere riscontrata positiva ai test anti-doping è stata la pilota di bob russa Nadezhda Sergeeva, come comunicato inizialmente dalla sua federazione in patria e confermato successivamente dalla nota ufficiale del TAS.

La 30enne di Kamerovo è risultata positiva il 18 febbraio a una sostanza che viene utilizzata generalmente per curare delle malattie cardiache, vietata però dall'Agenzia Mondiale Antidoping.

Il primo episodio di queste Olimpiadi invernali aveva riguardato Kei Saito, atleta giapponese (di riserva) dello Short Track che era stato trovato positivo all'utilizzo di un diuretico durante un controllo fuori dalla competizione. Poi era toccato al russo Aleksander Krushelnitckii, in una situazione ben più grave e imbarazzante per il comitato organizzativo dei giochi, visto che il controllo era arrivato dopo la sua conquista della medaglia di bronzo nel Curling misto insieme alla moglie, la bellissima Anastasia Bryzgalova.

Olimpiadi invernali: manifestava contro il doping, trovata positiva

Nel caso del giocatore di Curling la sostanza incriminata è stata il celebre meldonium (quello che aveva portato anche alla squalifica della Sharapova nel tennis), la stessa a cui in passato era risultata positiva la stessa Nadezhda Sergeeva. Un vero e proprio paradosso, perché la new entry russa nei casi di atleti dopati di queste Olimpiadi, tempo fa aveva posato per una campagna di sensibilizzazione contro ogni forma di doping nell'ambito dello sport, con una maglia che recitava questo:

Io non faccio uso di doping, io sono per lo sport.

Manca all'appello solo il terzo caso su quattro riscontrato a PyeongChang 2018: questo riguarda il giocatore di hockey sloveno, Ziga Jeglic, stavolta a causa di un broncodilatatore per il quale non aveva l'esenzione e per il quale non ha fatto nemmeno ricorso, abbandonando subito il villaggio olimpico.

Quale è la curiosità? Beh, Jeglic è sì sloveno, ma gioca nel campionato russo di hockey su ghiaccio. Ecco perché prima parlavano di due casi e mezzo su quattro che coinvolgono la Russia. Non proprio la miglior pubblicità possibile (eufemismo), nel giorno in cui si sta decidendo se ammetterne o meno la bandiera nella cerimonia di chiusura di queste Olimpiadi invernali.

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