NBA: Leonard fuori per la stagione, cosa cambia per gli Spurs

San Antonio dovrà rassegnarsi a fare a meno del giocatore e già si rincorrono le voci di mercato. La squadra rischia davvero di perdere la sua star?

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[di Sergio Vivaldi]

La notizia arriva poco dopo la mezzanotte italiana del 21 febbraio, quando coach Gregg Popovich dichiara ai giornalisti presenti a un allenamento dei San Antonio Spurs, che un ritorno di Kawhi Leonard in stagione lo sorprenderebbe. I medici lo hanno dichiarato guarito dalla tendinopatia al tendine femorale che lo ha fermato in estate, ma l'ex MVP delle finali 2014 non si sente ancora pronto a giocare, il dolore alla gamba è ancora abbastanza forte da limitarlo. Per questo prende tempo e cerca nuovi consulti specialistici, come quello avuto a New York durante la settimana dell'All Star Game NBA. Visto il numero di partite rimaste e la necessità di reinserire l'ala nelle dinamiche di squadra, coach Popovich dubita del suo ritorno, per quanto non lo escluda del tutto.

Gregg Popovich incita i suoi giocatori
Il coach dei San Antonio Gregg Popovich

Il reinserimento è più complicato di quanto possa sembrare. Leonard ha giocato solo 9 partite in stagione, tutte nel mese di gennaio e senza rischiare i back-to-back. Il sistema Spurs potrebbe reintegrarlo facilmente, ma i playoff richiedono una perfetta esecuzione che sarebbe, paradossalmente, danneggiata dalla presenza di quello che è stato un corpo estraneo per tutta la stagione, anche se si tratta di uno dei cinque migliori giocatori del pianeta.

L'infortunio, come detto, è una non meglio specificata tendinopatia alla gamba, una definizione che comprende un ventaglio di problemi e che coinvolge un'area piuttosto complessa, limitante nei momenti e potenzialmente pericolosa per il proseguimento della carriera. Visti i recenti episodi di infortuni, dal problema all'anca ignorato da Isaiah Thomas al recupero affrettato da problemi ai tendini del ginocchio costato la stagione a Kristaps Porzingis e Andre Roberson, è comprensibile che Leonard voglia eliminare qualsiasi dubbio sulla sua guarigione.

NBA, stagione finita per Leonard?

Come alcuni si sono affrettati a ricordare, Leonard ha tutti i pre-requisiti per ricevere già questa estate un'offerta al cosiddetto super-massimo, il contratto da oltre 200 milioni di dollari firmato finora da James Harden, Stephen Curry e John Wall. Quell'offerta potrebbe sparire in caso di infortunio grave. 200 milioni di dollari sono un ottimo motivo per esercitare la massima cautela, ancora prima di considerare il trauma e le conseguenze fisiche e psicologiche che una riabilitazione di questo tipo comporterebbe. Meglio perdere la stagione NBA, se necessario. Anche perché gli Spurs, con o senza Kawhi, non andranno lontano in post-season.

 Kawhi Leonard gioca il pallone

Le stesse persone che si sono affrettate a ricordare la questione contrattuale hanno subito considerato la possibilità di una cessione di Kawhi Leonard, potenziale free agent nel 2019, o hanno quantomeno suggerito che questa sarebbe la strategia migliore da seguire per gli Spurs. Si citano i casi di DeMarcus Cousins e Jimmy Butler e della riluttanza delle loro precedenti squadre a pagare il super-massimo per il quale anche loro avevano i pre-requisiti. Ma prima di lasciarsi andare al fanta-mercato, sarebbe opportuno ricordare due cose. Primo, Butler e Cousins non sono paragonabili a Leonard, non hanno il tipo di talento intorno al quale si costruisce una squadra, non sono al livello dei vari James, Durant, Curry, Harden, Davis. Leonard sì.

La cessione arriverebbe solo in caso di una richiesta esplicita di Leonard, o un deterioramento tale dei rapporti tra Leonard e la dirigenza da spingere Popovich e il GM R. C. Buford a prendere una decisione in questo senso. È un'ipotesi che sembra improbabile. A gennaio si registrarono voci di un raffreddamento nei rapporti tra Leonard, il suo entourage e la dirigenza per il modo in cui era stato curato. Ma gli Spurs hanno una storia eccellente per quanto riguarda il trattamento degli infortuni, non ci sono elementi per far pensare a un errore dello staff medico. Più facile credere alle voci che collegano la rabbia di Leonard alla frustrazione per il mancato recupero.

Secondo punto, poche squadre sono eccezionali nel trattare con i loro giocatori come gli Spurs. Nel 2000, Tim Duncan aveva già definito un accordo con gli Orlando Magic ed era a un passo dal lasciare il Texas. Il trasferimento saltò quando Duncan chiese se era permesso alle mogli di viaggiare con l'aereo della squadra. Doc Rivers, all'epoca allenatore dei Magic, rispose di no – nel 2000 non era una pratica così diffusa – e l'accordo saltò. In estate, come è stato ben documentato, LaMarcus Aldridge chiese di essere ceduto. Allenatore e giocatore si vennero incontro e Aldridge non solo si convinse a rimanere, ma a firmare un prolungamento del contratto. E sta vivendo una delle migliori stagioni in carriera. L'idea che gli Spurs rinuncino a Leonard è poco realistica.

Cessione o meno, il mistero sull'infortunio rimane fitto. Il fatto che siano gli Spurs, la cui capacità di tenere l'esterno all'oscuro di qualsiasi informazione sarebbe invidiata persino dall'Unione Sovietica, lascia poco spazio per la deduzione. È noto che Leonard sia un lavoratore instancabile, capace di tenere un ritmo di tre workout molto pesanti per tutti i mesi estivi. Unito questo regime ai ritmi di una stagione massacrante, che per gli Spurs finisce spesso a maggio inoltrato o a giugno, potrebbe aver portato il tendine a un punto critico. Leonard potrebbe aver trovato il proprio limite fisico e potrebbe dover rivedere il suo programma personalizzato di lavoro.

Gli Spurs, impegnati nella folle corsa per i playoff nella Western Conference, senza Leonard hanno un enorme deficit di talento nei confronti della concorrenza. E dovranno anche affrontare il calendario più difficile da qui alla fine della regular season, per Tankathon. Sarà difficile mantenere il vantaggio campo, anche con il recupero già annunciato di Rudy Gay. Ma anche in quel caso, solo un Leonard in perfette condizioni fisiche potrebbe renderli un pericolo reale. Questo non significa che saranno una vittima sacrificale al primo turno, ma possono essere esclusi da qualsiasi ipotesi di sorpresa. È improbabile che questo roster, anche con un Leonard in perfetta salute, possa superare i Golden State Warriors e forse, al netto della sudditanza psicologica di coach Mike D'Antoni nei confronti di Popovich, anche gli Houston Rockets. Quindi perché rischiare? Ci sarà tempo in estate per tornare il Leonard capace di distruggere da solo qualsiasi sistema offensivo.

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