Calcio a 5, non solo Higuita. Laion, il portiere da 70 gol in Serie A

Da centrocampista a calcio a goleador nella Lazio di futsal, la storia del brasiliano che ha centrato un record storico ed è l'incubo di tutti i portieri del campionato italiano.

Laion è il portiere della Lazio

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Nel calcio, tutti ricorderanno José Luis Chilavert, il portiere paraguaiano che segnò 62 gol tra club e nazionale. Chi ha visto gli Europei di calcio a 5 non può non essersi accorto di Higuita, tanto bravo tra i pali quanto fuori. Ma il brasiliano naturalizzato kazako non è l'unico: nella Lazio, c'è un portiere che nell'ultima giornata di campionato ha segnato il 70° gol nel campionato italiano.

All'anagrafe fa Laion Sacoman De Freitas, nato a Foz do Iguaçu nel 1989. Entrambi sono accomunati dalla maglia: la numero 2. Come le offerte nei supermercati: paghi uno, prendi due. Un po' portiere, un po' giocatore di movimento. Vedere per credere.

La sua storia inizia come tutti i bambini. I primi passi mossi per strada, poi l'esperienza nel calcio a 11, da centrocampista. Già, piedi buoni. Il piccolo Laion, però, non la passava mai, tanto da far arrabbiare i suoi compagni di squadra. Finisce tra i pali non per caso, come successo a tanti portieri – vedi Mammarella, reo di avere il culone, come disse il suo ex allenatore – ma per una sua scelta, provando a ripercorrere le orme del suo parente Vanderlei Sonda.

Calcio a 5, il modo di giocare di Laion

La sua impronta è chiara. Portiere sì, ma quando può esce dalla porta per giocare il cinque contro quattro e sprigionare il tiro di destro. Che non ha mai allenato in vita sua. Talento, si dice in questi casi. Talmente bravo, che nell'estate del 2007 attira le attenzioni di Leopoldo Capurso, allenatore di calcio a 5 noto per aver portato in Italia numerosi brasiliani. A soli 18 anni, per Laion si aprono le porte dell'Italia. A Bisceglie, cresce facendo la spola tra Under 21 e prima squadra. Il primo gol in Serie A arriva pochi mesi dopo, ed è contro lo Scicli.

L'ultimo, quello che gli ha fatto toccare quota 70 in Italia, contro il Cisternino, preziosissimo per una Lazio che per centrare la salvezza si sta aggrappando anche ai suoi nove gol stagionali. Eppure, la carriera di Laion ha vissuto anche di momenti bui. Nessuno ha mai messo in discussione le doti tecniche, ma quelle di portiere sì.

Questa accusa non mi ha mai dato fastidio, perché io per primo sapevo che sarei dovuto migliorare.

Nel 2015, dopo tre stagioni al Kaos, era tornato in Brasile, quasi finito nel dimenticatoio. Ma l'anno dopo ecco la seconda possibilità in Italia: sei mesi in A2, poi Futsal Isola e ora Lazio. Più determinato, più forte che mai. Ora è amato da tutti. Su Instagram, dove ha oltre 26 mila follower, non perde mai occasione di ridere e scherzare, anche con qualche parola di dialetto romano che ha imparato alla perfezione, di mostrare i suoi tre cani e la bellezza della città di Roma, che lo ha accolto a braccia aperte.

Laion è tornato a ruggire, grazie anche al suo maestro Higuita. I due sono stati avversari nei primi Anni 2000, poi non si sono mai più incontrati. Si sentono però sui social, si confrontano, si scambiano idee, perché nessuno come loro interpreta il ruolo del portiere.

Laion non è solo parata e tiro dalla distanza. È imprevedibilità, superiorità numerica e spettacolo. Gioca in porta, sempre qualche metro avanti, e con un tocco è già nella metà campo avversaria. Come quel bambino che giocava a centrocampo e non la passava mai. Anche da portiere, la scelta è sempre la sua: darla ai compagni di squadra o continuare a fare gol da distanza siderale.

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