Serie A, Antonio Martorella: "Io, che ho segnato in tutte le categorie"

Dalla Serie A alla Terza Categoria, Antonio Martorella è riuscito a segnare in ognuna delle categorie di cui si compone il calcio italiano. Un record unico e incredibile.

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È notizia recente che Sossio Aruta, attaccante classe 1970 che gioca nella Torrese, abbia chiesto a uno dei suoi numerosi ex-club, il Benevento, di metterlo nuovamente sotto contratto con l'obiettivo di giocare almeno un minuto in Serie A.

L'obiettivo sarebbe quello di poter dire di aver giocato in tutte le categorie di cui è composta la piramide calcistica italiana, ma difficilmente si realizzerà: in massima serie esistono delle liste di giocatori utilizzabili, quindi anche se il presidente Vigorito volesse permettere al giocatore di scendere in campo servirebbe una speciale deroga della FIGC che ha poche possibilità di essere concessa.

Quello che per Aruta resterà un sogno, però, per qualcun altro è realtà. Esiste infatti un calciatore che non solo è stato capace di giocare in tutte le categorie calcistiche italiane - dalla Serie A alla Terza Categoria - ma che in ognuna di queste è riuscito anche a realizzare almeno una rete. Il suo nome è Antonio Martorella e la sua è una bellissima storia d'amore per il calcio e di un sogno che lo ha convinto a tornare in campo e che è stato centrato proprio all'ultimo tuffo, in pieno recupero.

Antonio Martorella anticipa Antonio Conte e segna durante Pescara-Juventus
Il suo unico gol in A (in 7 presenze) Antonio Martorella lo segna alla Juventus, anticipando Antonio Conte.

Antonio Martorella, in gol dalla Serie A alla Terza Categoria

Antonio Martorella nasce a Pescara il 19 febbraio del 1970, innamorandosi fin da subito del calcio e della squadra della sua città. Si tratta di un sentimento ricambiato: ala destra di grandi qualità tecniche, presto viene inserito dai biancazzurri, che lo prelevano da una squadra locale, nella formazione Primavera guidata ai tempi da Edy Reja. L'esordio da professionista è indimenticabile: chiamato a sostituire Ilario Castagner alla guida della prima squadra, Reja annuncia qualche giorno prima della sfida contro il Brescia che "giocherà il ragazzino", Martorella appunto, che passa diversi giorni con le farfalle nello stomaco.

In campo, però, non solo tutto va bene, ma l'ancor giovanissimo Antonio può forse già intuire di essere in qualche modo destinato a far parlare di se: al 76' si getta su un pallone respinto in malo modo dalla difesa lombarda e segna il gol che decide la gara per poi essere travolto dai compagni festanti. È un sogno: esordire da professionista con la squadra della propria città - e del proprio cuore - e realizzare il gol della vittoria. Un momento indimenticabile che è solo l'inizio di una carriera unica. È il primo ottobre del 1989, una data da ricordare che però non sarà l'unica.

Primo gol in Serie B di Antonio Martorella
Fotogramma del primo gol in carriera di Antonio Martorella: Pescara-Bresca 1-0, primo ottobre 1989.

Qualche anno dopo il Pescara ottiene la promozione in Serie A: i biancazzurri sono guidati in panchina da Giovanni Galeone, profeta del calcio offensivo, mentre in campo possono affidarsi a nomi come Max Allegri, regista e cervello della squadra, il danese Sivebaek, il campione brasiliano Dunga e il bomber Borgonovo. Martorella è in rosa, ma è logico che a questi livelli è molto difficile trovare spazio. La squadra parte con grande entusiasmo, ma purtroppo già al termine del girone d'andata la situazione è tragica: Galeone viene esonerato, la Serie B è dietro l'angolo.

Un assaggio di Serie A

In effetti la retrocessione si materializzerà, a fine stagione, e con essa - anche se ancora non può saperlo - l'addio di Martorella alla Serie A: non prima, però, di aver lasciato il segno. Accade nientemeno che contro la Juventus, il 30 maggio del 1993. Il Pescara è ormai retrocesso e i bianconeri hanno appena vinto la Coppa UEFA, ma quel giorno i valori si invertono: gli abruzzesi vogliono lasciare con una prestazione da ricordare, e dopo essere passati in svantaggio per via di un gol di Ravanelli centrano una rimonta clamorosa. 

Prima arriva il pari di Allegri su rigore, poi il 2-1 di Borgonovo, autore di una splendida rovesciata. Quindi un altro gol di Allegri, scatenato, e il 4-1 firmato proprio da Martorella, gettato nella mischia dal tecnico Zucchini e abile nell'anticipare Antonio Conte su un cross di Dunga: il pallone supera Peruzzi e termina in rete, un momento che ovviamente è indimenticabile.

Da allora la Juventus - racconta a FOXSports.it - non ha più subito 5 gol. Una partita che riassume la magia del calcio: una squadra retrocessa contro una squadra che ha appena vinto la UEFA, Juve subito in vantaggio, poi due gol di Allegri, uno Borgonovo, poi il mio: assist di Dunga, io che anticipo Conte e supero Peruzzi. L'anno dopo avrebbero giocato i Mondiali, Dunga avrebbe alzato la coppa da capitano del Brasile. Io ero un intruso!

Nel finale segna anche Palladini e quel 5-1 è un risultato che rende meno amaro il ritorno in B. Nonostante l'amore che prova per la maglia, però, Antonio Martorella lascia il Pescara: vuole più spazio e si lascia convincere dall'ambizioso progetto della SPAL, appena retrocessa in Serie C e con la ferma intenzione di ritrovare subito la cadetteria. 

Eroe in ogni categoria

Martorella scende dunque in Serie C, convinto che si tratterà di una parentesi prima di una nuova risalita. Non può sapere che, complice il destino, non riuscirà più a risalire la corrente: tutto potrebbe cambiare quando, al termine della stagione, la SPAL terza in classifica si qualifica per i play-off promozione, che vengono disputati per la prima volta proprio quell'anno. Dopo aver superato il Bologna in semifinale, però, i ferraresi cadono sul più bello nella gara decisiva contro il Como guidato da Marco Tardelli.

Quella gara è un mio grande rimpianto. Era il primo anno che venivano disputati i play-off e non c'era nessun tipo di vantaggio per chi si era piazzato meglio in campionato. Quell'anno avevamo battuto il Como sia all'andata che al ritorno, li avevamo distaccati di 15 punti. Forse il nostro errore fu scendere in campo convinti di avere la vittoria in tasca. Se avessimo vinto quella gara magari avrei avuto una carriera tra Serie A e Serie B, invece di passare tanti anni in Serie C.

In effetti Antonio Martorella finisce lontano dal calcio di vertice, inquadrato - forse ingiustamente - come un "giocatore di categoria" e non riuscendo più a trovare il progetto giusto per tentare una nuova scalata a quella Serie A in cui ha potuto totalizzare appena 7 presenze. Dopo essersi trasferito a Brescello, nell'estate del 1997 Martorella è titolare nell'Italia che conquista la medaglia d'oro nel calcio alle XIX Universiadi, disputate in Sicilia: la finale si gioca a Palermo, davanti a 30mila spettatori. Un'altra soddisfazione mica da poco.

Tra Serie C e Dilettanti

Nell'estate del 1997 Antonio Martorella ha 27 anni e sposa la causa del Pisa, dove però rimane soltanto sei mesi, passando il resto della stagione nel Savoia. Quindi nei successivi due anni scende due volte di categoria: prima gioca (e segna) in C2 nel Rimini, quindi nel 2000 è al Moncalieri in Serie D. Ritrova la Serie C2 con il San Marino e poi chiude in Eccellenza con il Sulmona, trovando anche in questo caso la via del gol. Si ritira nel 2003, a 33 anni e senza molti rimpianti.

Forse non sono rimasto ad alti livelli per limiti fisici, avevo buone qualità tecniche ma poca resistenza, a venti minuti/un quarto d'ora dalla fine mi sentivo molto stanco. Penso che alla fine, nel calcio come nella vita, ognuno ha quel che si merita. Certo avessi vinto quella finale play-off...

Antonio si dedica allo studio, riuscendo a laurearsi (cosa non comune tra i calciatori) in Economia e Commercio, specializzato in Diritto ed Economia dello Sport. Per qualche anno ha una sorta di crisi di rigetto: al calcio non gioca più, né lo segue. Ma quando il Pescara Nord, la squadra dove aveva giocato da bambino, annuncia che si iscriverà in Terza Categoria, ecco che la pazza idea di rimettere gli scarpini ai piedi diventa ben presto realtà.

Ho letto che attori e calciatori hanno la stessa patologia: quando si spengono le luci della ribalta tutto cambia, non c'è un atterraggio morbido. Il calcio è uno sport dove per riuscire devi avere tanta passione, e se hai tanta passione dopo è dura distaccarsi. È difficile reinventarsi, tanti ex-calciatori trovano difficoltà nel tornare alla vita di tutti i giorni. 

Una formazione del Pescara
Una formazione del Pescara ai tempi di Martorella, terzo da sinistra tra gli accosciati.

Alla caccia di un record

A 38 anni Antonio Martorella torna ad essere un calciatore, disputando la Terza Categoria con la squadra dove più di vent'anni prima tutto aveva avuto inizio. Siamo nel punto più basso della piramide, lontanissimi dal calcio di vertice, da Dunga e Peruzzi, da quel gol alla Juventus segnato ben quindici anni prima, quando era ancora un giovane di belle speranze. Ma cambia poco.

Il calcio è calcio. Il contesto cambia, ma le emozioni per le gare, le dinamiche con i compagni e gli avversari, sono le stesse in ogni categoria. E poi c'è l'amore per il gioco. Ti racconto una cosa: era una domenica d'inverno, aveva piovuto talmente tanto che il campo in terra battuta dove avremmo dovuto giocare era tutto fango, erano sparite anche le linee. C'era chi diceva che era meglio non giocare, allora dissi: "Non scherziamo! Per essere qui ho rinunciato al timballo di mia madre! Adesso rifacciamo le linee e giochiamo!”

Il Pescara Nord di Martorella vince la Terza Categoria e l'anno successivo vince anche la Seconda, approdando in Prima. Nel 2011 Antonio ha 41 anni, potrebbe anche lasciare. Ma un giorno...

...un giorno un compagno viene da me e mi fa "Antonio, mi sa che le categorie te le sei fatte tutte!", allora ci pensiamo. Sì, tutte tranne la Promozione. Così decido di provarci.

Un finale memorabile

La Promozione è il sesto gradino dei nove di cui è composta la scala calcistica in Italia, appena sopra la Prima Categoria raggiunta con il Pescara Nord. Martorella trova posto nel Torre Alex Cepagatti, squadra rappresentativa di un paese nella provincia di Pescara, ma l'impresa sembra sfuggire ogni domenica che passa. Non è certo facile giocare in campi approssimativi, contro avversari per la maggior parte giovani e scattanti, quando hai 42 anni e i logici acciacchi dell'età. 

Martorella però ha dalla sua un'enorme determinazione: insegue il gol dei record, intende trovarlo per entrare nella storia e riscattare una carriera che forse, con un po' di fortuna in più, avrebbe potuto portarlo molto più in alto. Nell'ultima giornata, contro il Cupello, è ancora tra i titolari: ha soltanto 90 minuti per cercare l'impresa, e l'occasione si materializza proprio nel finale di gara, quando riceve un lungo lancio e parte in contropiede.

È il momento che aspettava da inizio stagione. E fa niente, dunque, se qualche minuto prima aveva rimediato una contrattura; fa niente se chi lo insegue, tentando di fermarlo, ha la metà dei suoi anni e il doppio del suo fiato; in qualunque altro momento queste cose conterebbero, ma non adesso che Antonio Martorella ha la possibilità di entrare nella storia. Punta il portiere, lo supera e depone la palla in rete. Gol.

Ci saranno stati 100-150 spettatori a vedere, ma tra gli spalti nei minuti precedenti si era sparsa la voce della mia storia, del mio obiettivo. Nonostante fosse un piccolo stadio l'atmosfera era elettrica e quando segnai tutti si misero ad applaudirmi. Era la mia ultima occasione e non sbagliai. Un'emozione incredibile.

Martorella insieme a Leo Junior e Max Allegri

Una vita dedicata al calcio

Antonio Martorella ce l'ha fatta: ha giocato e segnato in tutte le categorie. Può finalmente appendere gli scarpini al chiodo, restando però nel mondo del calcio: inevitabile, per uno che ha amato in modo così viscerale questo sport. 

Oggi Antonio Martorella è presidente della Renato Curi Pescara, squadra giovanile sorta in omaggio allo sfortunato eroe del calcio stroncato da un arresto cardiaco nel 1977, 24 anni appena. La squadra vanta oltre 400 iscritti e si impegna ad allontanare i giovani dalla strada, dando loro punti di riferimento e una formazione personale seconda solo a famiglia e scuola.

Il nostro obbiettivo è quello. Chi ha attitudine allo sport ha attitudine alla vita, è un cittadino migliore.

La Renato Curi ha ricevuto recentemente la visita di un amico del presidente, Max Allegri, che ha sfruttato un weekend libero per tornare a Pescara, raggiungendo il campo del club in motorino, seduto dietro a quello che una volta fu suo compagno in Serie A. 

Già quando giocava avrei detto che sarebbe diventato un allenatore. Aveva visione di gioco, in campo dirigeva i compagni, era carismatico, sapeva sempre cosa dire e come dirlo. La sua forza è non essere un'integralista: per lui dentro ogni partita ci sono tante partite, a cui la squadra deve sapersi adattare in base anche ai giocatori a disposizione. Galeone era un'integralista, ma erano altri tempi, in quel calcio potevi permettertelo.

Max Allegri seduto dietro all'ex-compagno Martorella in sella al motorino

E integralista è anche Zeman, attuale allenatore di un Pescara che fatica a tornare in corsa per la Serie A.

Forse la squadra non sta rispettando le aspettative, di Zemaniano c'è poco. Però bisogna anche riconoscere che la dimensione del Pescara è questa, tra la A e la B: non bisogna dimenticare che esistono grandi palcoscenici, come ad esempio Lecce e Catania, che se la passano molto peggio di noi.

Nel suo ufficio, Antonio Martorella ha incorniciato i ritagli dei giornali che ai tempi hanno parlato della sua impresa, qualcosa che però non tutti hanno ricordato recentemente dopo l'uscita di Aruta. 

In realtà ho ricevuto diverse telefonate e ho visto molti amici commentare sui social dicendo che quel record già apparteneva a me. Comunque non ho bisogno che tutti se lo ricordino. La mia storia l'ho fatta e ogni mattina ho quelle pagine che me lo ricordano e che nessuno mi può togliere.

Così parlò Antonio Martorella, l'uomo capace di giocare e segnare in ogni categoria grazie a uno smisurato amore per il calcio. 

L'ufficio di Antonio Martorella con le pagine di giornale incorniciate

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