Premier League, Rooney e l'Everton: "Preferisco la pressione ai soldi"

In estate ha lasciato il Manchester United: avrebbe potuto scegliere i soldi cinesi ma ha preferito tornare ai Toffees per continuare a vivere sotto pressione.

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La vita è fatta di decisioni, di scelte, di bivi. A volte può restare il dubbio se la strada imboccata sia effettivamente quella giusta, altre volte si sa di aver preso la giusta decisione. Dipende dal tipo di scelte, ma anche dal modo in cui queste vengono prese: testa, pancia o cuore. Quando però di mezzo ci sono i sentimenti il tutto viene vissuto con grande intensità.

Wayne Rooney in estate ha capito di non essere più utile per il Manchester United. Lì ha vissuto 13 anni di passione, diventando il miglior marcatore della storia del club, ma i suoi numeri erano in calo continuo. Nelle ultime 4 edizioni della Premier League con i Red Devils aveva segnato rispettivamente 17, 12, 8 e infine 5 gol. Aveva bisogno di cambiare lui, aveva bisogno di cambiare il club.

La scorsa estate in molti hanno provato a prenderlo. Classe 1985, Rooney non può ancora considerarsi finito. Lo volevano in Cina, dove lo avrebbero ricoperto di soldi, ma lui ha scelto altro, ha scelto il cuore. È rimasto in Premier League, è tornato all'Everton, la squadra per la quale tifa da bambino e che aveva lasciato a 18 anni.

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Premier League, Rooney spiega perché è tornato all'Everton

E così la scorsa estate è arrivato il grande annuncio. Wayne Rooney è tornato a casa. Contratto biennale, senza svelare le cifre. Quelle d'altronde non contavano. Come raccontato da lui stesso a Football Focus, avrebbe potuto accettare offerte ben più ricche, specie dalla Cina.

Avrei potuto guadagnare un sacco di soldi. Ho però bisogno della pressione. Avrei perso la voglia di giocare se avessi preso altre scelte. Volevo tornare all'Everton e aiutare il club a crescere.

All'Everton Rooney porta tutta la sua esperienza, acquisita nei tanti anni giocati ai massimi livelli sia in Premier League che in campo internazionale. Vuole seguire l'esempio del suo ex compagno di squadra Ryan Giggs, ritiratosi a 40 anni in forma smagliante.

Lui era presente a ogni sessione di allenamento. Aveva una grande consapevolezza di se stesso. Sapeva quando fare uno scatto di 50 metri e quando era meglio evitare. Voglio continuare a giocare fino a quando mi sentirò in grado di aiutare il club. Sono abbastanza onesto da non restare aggrappato al contratto sapendo di non essere più a quel livello.

Anche quella di smettere, prima o poi, è una decisione che andrà presa. Lì però forse bisognerà chiamare in ballo la testa più che il cuore.

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