NCAA, Player of the Year: chi sono i favoriti?

La stagione avanza e le gerarchie cambiano: ecco i quattro favoriti principali nella corsa al Naismith Trophy.

Chi sono i favoriti per diventare il Player of the Year in NCAA

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[di Riccardo De Angelis]

La regular season NCAA volge ormai al termine, la March Madness si avvicina e c'è una corsa al Player of the Year che comincia finalmente a farsi più definita nelle sue gerarchie.

Nella scorsa settimana, l'Atlanta Tip-Off Club ha ristretto a 30 il numero di pretendenti al Naismith Trophy, ovvero il riconoscimento individuale più importante del college basket.

A metà marzo, avverrà un'ulteriore scrematura, con la proclamazione dei quattro finalisti: qui di seguito, vi presentiamo i nostri favoriti per l'ultimo taglio della lista.

NCAA, i favoriti per il POY: Jalen Brunson

Il giocatore di Villanova è rientrato sempre nel discorso POY ma è soltanto negli ultimissimi tempi che ha cominciato ad essere indicato come netto favorito dagli addetti ai lavori, grazie a un rendimento alto, costante e al servizio d'una delle migliori squadre della nazione. Decisivo e vincente, come nessun altro Wildcat negli anni recenti: guardando alle medie stagionali registrate in 17 anni firmati coach Jay Wright, il Brunson di questa stagione è infatti secondo per punti (19.2) e primo per assist (4.9).

Le difficoltà di Nova legate all'assenza di Phil Booth hanno finito per dare ulteriore risalto alla sua capacità di fornire alla squadra ciò di cui c'è più bisogno in ciascuna partita, facendo un passo avanti in veste di scorer o di direttore d'orchestra, come testimoniato dai 27 punti contro Butler o dagli 8 assist contro Xavier, giusto per parlare di due esempi recenti.

In 28 match disputati, la point guard non ha mai chiuso una partita con meno di 11 punti segnati e ha un rapporto assist-perse altissimo (2.93 a 1), specchio d'un playmaking estremamente maturo, sempre in controllo. L'unico neo? Delle performance dall'arco recenti che non sono lontanamente all'altezza del suo 42.1% stagionale (4/27 in totale nelle ultime cinque gare).

Trae Young

Celebrato e ammirato durante la sua corsa frantuma-record, il playmaker di Oklahoma era largamente indicato come favorito fino a poco tempo fa, ma la crisi di prestazioni individuali e di squadra ne sta facendo rapidamente scendere le quotazioni. Il febbraio dei Sooners è stato da incubo, fin qui: 6 sconfitte consecutive (striscia ancora aperta) in cui i problemi dall'arco di Young (11/56 in totale) hanno pesato come un macigno. La questione è semplice: se non gira lui, la squadra non va da nessuna parte, specialmente nei finali di partita.

Per quanto riguarda la corsa al POY, c'è ancora margine per risalire, vista la portata eccezionale di quanto compiuto in tutta la parte precedente della stagione e che, in qualche modo, ancora si riflette nelle sue stats personali (28.3 punti e 9.2 assist di media).

Trevon Bluiett

Il senior sta vivendo una stagione super ed è il punto di riferimento principale per una Xavier da Final Four, di gran lunga la più competitiva degli ultimi anni. Pochi effetti speciali, tantissima sostanza: la guardia dei Musketeers viaggia a 19.2 punti di media tirando con le miglior percentuali in carriera (45.4% dal campo, 43.4% da tre, 84% ai liberi) ed è raro che stecchi una partita.

In un modo o nell'altro, riesce spesso a risultare decisivo: la sua freddezza down the stretch è fra le più evidenti e letali nel college basket. Prendendo come campione gli ultimi 10 minuti d'ogni incontro, Bluiett tira infatti notevolmente meglio rispetto al resto della squadra (57.9% dal campo contro 45.2% e 85.2% ai liberi contro 78.3%), al punto che ormai è difficile tenere il conto delle partite vinte dal college di Cincinnati grazie ai suoi canestri salvifici.

DeAndre Ayton

Arizona ha avuto le sue belle gatte da pelare in stagione - l'ultima, l'ineleggibilità di Allonzo Trier sancita ieri sera dalla NCAA - ma, salvo crolli al nastro d'arrivo, dovrebbe riuscire a portare a casa il titolo di regular season della Pac-12. Nella squadra di Tucson, il lungo delle Bahamas è quello che sposta maggiormente gli equilibri nella metà campo offensiva: 19.6 punti e 10.9 rimbalzi di media, 18 doppie-doppie in 28 partite, atletismo strabordante e un dominio in area incontrastato.

A livello di college, con quei mezzi più unici che rari, può fare quel che vuole dall'alto dei suoi 215 centimetri d'altezza, compreso rilasciare un jumper dalla media tanto preciso quanto difficile da contestare. Unica pecca: un rendimento difensivo altalenante, spesso al di sotto del suo potenziale (specie in post-basso) e che non aiuta una squadra che, al momento, detiene il 90° Defensive Rating della Division I. Il tempo e Madre Natura sono però dalla sua parte.

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