Serie A, Buffon: "Per due volte sono stato vicino a lasciare la Juve"

Ospite a "L'Intervista" di Maurizio Costanzo, il portiere bianconero parla a ruota libera, confessando di essere stato vicino in passato a lasciare la Juventus.

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Domenica Gigi Buffon scenderà in campo nel 25esimo turno di Serie A per disputare il derby della Mole tra Torino e Juventus. Ancora in campo nonostante i quarant'anni, ancora protagonista nonostante la concorrenza di qualità rappresentata da Wojciech Szczesny. Nei giorni scorsi il portiere bianconero è stato protagonista anche in televisione, ospite di Maurizio Costanzo a "L'Intervista".

Una chiacchierata che ha toccato moltissimi argomenti: lo stato del nostro movimento calcistico, il Mondiale mancato, l'esordio in Serie A e il legame con la Juventus: proprio parlando di quest'ultimo argomento, Buffon - bianconero dal 2001 e capitano - ha raccontato di essere stato vicino a lasciare il club a cui è tanto legato in almeno due distinte occasioni.

È capitato due volte, quando non mi riconoscevo più in determinati valori e modi di esprimere la juventinità. Capivo che o io ero andato fuori rotta, e quindi dovevo ravvedermi, o sennò le cose non potevano più coesistere. E invece anche lì il destino ha fatto si che si ricomponesse sempre tutto. Per mia fortuna.

Gianluigi Buffon alza il braccio

Serie A, Gigi Buffon a "L'Intervista": Italia, forse non è finita

L'intervista dura un'ora, e com'è naturale tocca moltissimi altri aspetti della carriera del capitano bianconero. Viene ricostruito il suo rapporto con la Nazionale, gli esordi, i Mondiali del 2006, l'importanza che per Buffon ha sempre avuto la maglia azzurra, con cui vanta 175 presenze. Sulla mancata qualificazione ai Mondiali in Russia divide la responsabilità tra giocatori e dirigenti, mentre sul fatto di aver chiesto scusa a tutti i bambini, principalmente, specifica di essersi ricordato di lui da bambino e della mancata qualificazione azzurra agli Europei del 1992.

Era il 1991, avevo 13 anni. E di fronte a quel televisore il dispiacere, la commozione di sapere che avrei passato un'estate senza tifare la mia Nazionale, senza il tricolore...

Il ricordo dei Mondiali del 2006 sono emozioni incancellabili, una vittoria nata tra mille difficoltà che hanno unito il gruppo, compattandolo anche grazie all'esperienza del CT Lippi. Ricordi lontani, mentre l'attualità impone una riflessione: con l'azzurro è finita davvero? Buffon glissa, ammettendo che la sua intenzione era quella di chiudere con il Mondiale e che certe dichiarazioni sullo smettere sono state anche dovute, un senso di responsabilità, il rimettersi al giudizio degli altri. Quando però la storia tra lui e l'azzurro finirà, a precisa domanda, risponde che il suo erede dovrebbe essere Donnarumma, anche se ci sono altri due o tre ragazzi di valore.

Calciopoli e scommesse, ferite aperte

Insieme a Maurizio Costanzo, Buffon ripercorre l'inizio di carriera: nato in una famiglia di sportivi, ha amato il calcio fin da piccolo ma si è specializzato solo successivamente come portiere. E come tifoso ha sempre avuto simpatia per la Juventus, a causa di un buon numero di parenti, ma anche per le piccole realtà: il Genoa, squadra che oggi definisce "la sua", e poi il Foggia di Zeman, il Pescara di Galeone, l'Avellino. E Giovanni Trapattoni, ammirato per il fatto di essere sempre stato amato da tutti gli italiani.

Dopo aver ripercorso l'esordio in Serie A con il Parma ("Non avevo paura, volevo dimostrare chi ero") e finalmente il rapporto con la Juventus, a cui è approdato nel 2001. Detto delle incomprensioni, che lo hanno portato a pensare in due occasioni di svestire il bianconero, Buffon tocca anche l'argomento Calciopoli, una storia che gli ha fatto molto male.

Buffon alza le mani

Sostiene di essere stato infangato, in seguito a quella vicenda, di essere stato accusato di slealtà sportiva, di non aver visto nessuno schierarsi in suo favore. Cosa che invece lui in passato ha fatto, esponendosi per persone in difficoltà che era sicuro di conoscere. Stessa cosa con le presunte scommesse, accuse per cui non ha mai pensato di lasciare il calcio: lo avrebbe fatto se avesse avuto la coscienza sporca, ma non era questo il caso.

Conseguenza di Calciopoli fu la retrocessione in B della Juventus, che Buffon seguì per riconoscenza e spirito di appartenenza. E quando Costanzo gli chiede qual è il ricordo più bello eccolo citare il primo Scudetto di questi ultimi sei, quello con Conte, il segnale di una rinascita dopo tanti anni difficili, in cui la squadra aveva perso la sua identità vincente. Anni di mediocrità e smarrimento che, al contrario, rappresentano il periodo più brutto vissuto in bianconero.

La famiglia, i figli, il futuro

Chiusura sull'amore, quello passato e quello presente, e sui figli. Con Alena Seredova, l'ex-moglie, i rapporti sono cordiali e sereni, lei è responsabile dell'educazione dei due figli che hanno avuto insieme e lui per questo la ringrazia. Il loro matrimonio è finito, ma Buffon non rimpiange niente: entrambi hanno dato e avuto molto. E ora nel suo cuore c'è Ilaria D'Amico, con cui si è conosciuto in un momento in cui entrambi avevano difficoltà con il proprio partner e con cui ha avuto un figlio. Matrimonio? Se ne parlerà più avanti.

I figli, da grandi, faranno quello che si sentiranno. Gigi, venendo da una famiglia di sportivi, non può che sperare che si avvicino a questo mondo. E Buffon cosa farà da grande? Prima della fine del campionato si incontrerà con Andrea Agnelli, e a seconda delle rispettive valutazioni sarà presa una scelta definitiva sul ritiro, che a questo punto potrebbe non arrivare a fine stagione. Perché un calciatore non vorrebbe smettere mai, e il rischio di non sapersi ritirare quando è il momento è concreto.

Per questo Buffon si rimetterà al giudizio degli altri, confidando nella loro onestà intellettuale e in un rapporto che è schietto e confidenziale. Perché uno come lui, così innamorato del calcio e delle emozioni che questo è ancora capace di regalargli, i guanti al chiodo non li appenderebbe mai.

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