Neymar, il padre lo difende dalle critiche: "Sono solo avvoltoi!"

In un post durissimo, Neymar Sr. definisce "avvoltoi" i critici del figlio. Poco prima, l'ex Ascoli e Torino Casagrande l'aveva definito "viziato": "Stiamo creando un mostro".

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Non toccate mio figlio. Lo grida il padre di Neymar, per difenderlo dalle dure critiche incassate dopo il ko del PSG contro il Real Madrid. Il 3-1 del Bernabeu, nell'andata degli ottavi di Champions League, ha consacrato per l'ennesima volta la furia goleadoresca di Cristiano Ronaldo. Ma - quasi come fosse l'altro piatto della bilancia - ha acceso i riflettori sulla prova incolore del fuoriclasse brasiliano. Nel teatro di tanti Clasicos che l'hanno visto protagonista, l'intera Europa si aspetta da lui una prestazione da protagonista assoluto. 

A parte qualche sprazzo, un'aspettativa completamente insoddisfatta. E che ha ravvivato le perplessità di chi non crede nella statura da fuoriclasse assoluto del numero dieci del Paris Saint-Germain. Arriverà mai al livello dello stesso CR7 o dell'ex compagno di squadra Messi? È questa la domanda che si pongono tutti, nel Vecchio Continente come in Brasile.

Già, perché tra quattro mesi cominceranno i Mondiali: in Russia, la Seleçao vuole vendicare la figuraccia casalinga di quattro anni fa e dare la caccia al sesto titolo iridato. Per farlo, un Paese intero si affiderà alla sua stessa più lucente. A Mister 222 milioni, al calciatore più costoso della storia del calcio. Vederlo vincere con il PSG, darebbe ulteriore fiducia ai suoi connazionali. Il giocatore senza guizzi, come quello sceso in campo al Bernabeu, è un messaggio che non tutti in patria accettano con serenità e comprensione. È il caso dell'ex Ascoli e Torino Walter Casagrande: le sue dichiarazioni ci ricondurranno per mano alla replica accorata di papà Neymar.

Neymar, l'attacco dell'ex Ascoli e Torino Casagrande: "Stiamo creando un mostro"

Casagrande è l'ex centravanti brasiliano che, tra il 1987 e il 1993, ha segnato 48 gol nella nostra Serie A. E che, appena prima di sbarcare in Italia, aveva partecipato ai Mondiali di Messico 1986 e si era laureato campione d'Europa con il Porto. Oggi è un opinionista televisivo: proprio il suo intervento a SporTV, per commentare la sconfitta del PSG contro il Real Madrid, ha anticipato di poche ore lo sfogo del padre dell'ex Barcellona. In buona sostanza, Casagrande ha definito il classe '92 "viziato" e lontano dalla stoffa dei veri campioni:

Non ha ancora la genialità, la statura di Maradona, di Messi o di Cristiano Ronaldo. Quella per cui una squadra può aspettarsi da lui che risolva i problemi. Mi dà fastidio che la maggior parte dei tifosi brasiliani e dei media continuino a essere così indulgenti con lui. Ha mostrato più volte comportamenti in antitesi con le logiche di un gruppo, atteggiamenti da viziato, che mettono a rischio la squadra stessa.

Neymar insieme al padre
Neymar con il padre e agente: "Mio figlio rinascerà come una fenice"

Per Casagrande, il risultato è quello di aver costruito "un mostro". E non nel senso positivo del termine:

Mercoledì si è fatto ammonire nel primo tempo, bastava un altro fallo e si sarebbe fatto cacciare. Sarebbe stato disastroso, ma soprattutto potrebbe accadere ai Mondiali. Ha dovuto lasciare il Barcellona perché era oscurato da Messi, mentre qui (al PSG, ndr), se il compagno d'attacco non gli va a genio, si vende e se ne compra un altro. Stiamo creando un mostro, invece di correggerlo per farlo diventare un genio. Non lo stiamo certo aiutando in questo modo.

"Gli avvoltoi si cibano delle carcasse dei vinti..."

Arriviamo così al lungo post su Instagram, che il padre di Neymar ha pubblicato proprio poco dopo le parole di Casagrande. Santos Sr non lo nomina mai esplicitamente, ma sul destinatario non sembrano esserci dubbi:

In una "guerra", ci sono quelli che si nutrono di vittorie e quelli che, come gli avvoltoi, banchettano sulle carcasse dei vinti. Non fanno nulla, non producono nulla, vivono dello splendore o, più spesso, dei momenti difficili delle loro "prede". Nel mondo del calcio conosciamo molte persone con questo "comportamento da avvoltoio".

Em uma "guerra" há os que se alimentam de vitórias e há os que, como os abutres, se alimentam da carniça dos derrotados. Nada fazem, nada produzem, vivem do brilho ou, com mais frequencia, de momentos difíceis de suas "presas". No universo do futebol conhecemos muitas pessoas com "comportamento de abutre". Por vezes se aproveitam de um microfone forte, de uma carreira de "jogador" (não dá para chamarmos de "atleta" alguém com comportamentos no mínimo questionáveis fora dos gramados) sem muito brilho, sempre a sombra de outros mais talentosos, para destilar suas frustrações. Aproveitam uma derrota, uma BATALHA perdida, para ficarem a espreita, aguardando a derrota na guerra, para alimentarem seus egos, como os abutres se alimentam de carniça. Não conseguiram nas Olimpíadas do Rio, mas ficaram ali, aguardando a primeira oportunidade, para trazer seu mau agouro. Mas lembrem-se: Perdemos uma batalha, não a guerra. A guerra de meu filho ele "pratica" desde muito jovem, sempre praticando o bom combate, sempre escapando dos abutres, sempre renascendo ainda mais forte !! E, principalmente, respeitando a todos, até mesmo os abutres... Perdemos uma batalha, quanto a guerra, veremos, porque ela durará enquanto ele estiver nos gramados. E tenham certeza... como uma fênix ele renascerá, preparado para quantos combates vierem pela frente! Quanto a você, abutre, ficará com fome. E restará engolir suas palavras, tão podres quanto a carniça. . @neymarjr @rafaella @jotaamancio @davilucca @nadine.goncalves

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L'attacco del padre e agente della stella verdeoro prosegue con toni ancora più velenosi:

A volte si approfittano di avere a disposizione un microfono, di una carriera da "giocatori" senza particolare luce, sempre all'ombra di chi aveva più talento, per sfogare le proprie frustrazioni. Approfittano di una sconfitta, di una battaglia persa, in attesa di veder perdere anche la guerra e alimentare il proprio ego, come gli avvoltoi si alimentano delle carcasse. Non sono arrivati alle Olimpiadi di Rio, ma sono rimasti lì, in attesa della prima occasione per esprimere i loro cattivi auspici.

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Dalla raffigurazione degli "abutres", degli avvoltoi, si passa a quella della fenice. Che, fuori di metafora, sarebbe proprio il numero dieci brasiliano:

Ma ricorda: abbiamo perso una battaglia, non la guerra. Mio figlio, la guerra la combatte fin da piccolo, sempre in maniera positiva, evitando gli avvoltoi e rinascendo ogni volta sempre più forte! Soprattutto, rispettando tutti, anche gli avvoltoi. Abbiamo perso una battaglia, ma in quanto alla guerra... vedremo, perché durerà fino a quando lui calcherà un campo da calcio. E sta sicuro: rinascerà come una fenice, pronto a ogni combattimento che ci attende. E quanto a te, avvoltoio, rimarrai con la pancia vuota. E ti rimarrà solamente di ingoiare le tue parole, putrefatte come quelle di una carogna.

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