Olimpiadi invernali, Federico Tieghi: "Quella volta che Innerhofer..."

L'osteopata milanese che ha lavorato per tre anni con la Nazionale di sci, parla a FoxSports.it spiegandoci in cosa consiste il suo lavoro con gli atleti e raccontandoci qualche aneddoto.

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Nel mondo sportivo professionistico, gli occhi di tutti sono puntati sugli atleti. Che si tratti di sport di squadra o individuali, le attenzioni convergono principalmente su quanto sia bravo il protagonista che in quel momento sta conquistando una medaglia olimpica, oppure vincendo un Pallone d'Oro. Ma spesso, dietro di loro, c'è qualcuno ancora più bravo. 

Pensate se Usain Bolt non fosse stato preparato al meglio fisicamente, prima di frantumare tutti i record di velocità possibili e immaginabili nell'atletica leggera. Oppure pensate se gli sciatori passassero tutto il giorno a fare su e giù dalle piste senza poi essere trattati da qualcuno che conosce a memoria l'intero corpo umano.

Questo qualcuno è Federico Tieghi, osteopata della Nazionale di Sci dal 2012 al 2015, grazie al quale campioni come Christof Innerhofer sono stati messi in condizione di portarsi a casa una medaglia alle Olimpiadi invernali di Sochi nel 2014.

Per fortuna che in squadra c'è Federico Tieghi. Avevamo enorme bisogno di lui, e finalmente la federazione ha riempito il buco anche se potrebbe fare ancora meglio, visto che per ora ci segue solo per le gare. Io lo vorrei sempre. Il suo lavoro è fondamentale per me come per tutta la squadra, conta quasi più dell'allenatore.

Parlava così Innerhofer sulla Gazzetta dello Sport dopo quei Giochi Olimpici, a riprova del fatto che spesso chi sta dietro le quinte sia in realtà l'attore principale. Dopo la nascita di Aurora e Michele, i suoi splendidi bimbi avuti con la moglie Marta, il trentasettenne milanese ha abbandonato la squadra. Ma i ricordi e le emozioni passate in quei tre anni non si dimenticano, e anche durante queste Olimpiadi invernali la tensione è rimasta alta, come se fosse ancora lì con loro. Ne ha parlato al sito Fox Sports.it, tirando fuori qualche storia molto cuoriosa.

L'osteopata Federico Tieghi durante un momento di svago a Sochi
Federico Tieghi sotto i cerchi olimpici di Sochi

Olimpiadi invernali, Federico Tieghi a Fox Sports.it

Federico, in che modo si prepara un atleta per una manifestazione importante come questa?

In questo caso la preparazione è a lunghissimo termine. Per fare un esmpio, prima di Sochi facemmo un ritiro lunghissimo in Nord America di circa un mese e mezzo. Il rischio è quello di fare arrivare gli atleti un po’ stanchi sulle prime gare di Coppa del Mondo, ma pronti per le Olimpiadi invernali. In questo modo si crea una curva di prestazione ottimale intorno a febbraio

Si può dire quindi che la preparazione venga stravolta?

Più che sulla preparazione atletica, cambia molto l’allenamento sciistico. Gli sciatori sono piuttosto autogestibili dal punto di vista fisico, nel senso che si allenano 12 mesi all’anno anche per conto proprio, dunque ognuno di loro ha i propri metodi di riferimento

Qui arrivi tu. Come lavora un osteopata con un professionista?

Il mio lavoro in linea di massima resta quello che faccio con i pazienti normali, solo che con la squadra ci sto tutto l’anno e il mio compito è quello di garantire l’integrità fisica di ognuno di loro. Questo significa che se un atleta sta bene un osteopata deve cercare di togliere tutti i fattori di rischio che possono influire sul suo stato di salute. Ad esempio quando sono entrato in Nazionale (nel 2012) ho studiato perfettamente tutta la situazione clinica di ogni atleta. Dovevo avere una specie di database che mi consentisse di sapere che uno come Innerhofer aveva rotto il crociato nel 2009 e aveva avuto un’altra serie di problemi. A questo punto sai quali sono i suoi punti deboli e bisogna lavorare su quelli, mentre nel momento in cui arriva un infortunio “fresco” bisogna ragionare su come recuperare l’atleta nel minor tempo possibile studiando tutta una serie di cose. In situazioni come queste non nascondo che un osteopata si possa sentire molto sotto pressione, perché nel caso non dovesse riuscire a rimettere in piedi un professionista per manifestazioni importanti come le Olimpiadi invernali si sentirebbe in qualche modo responsabile. Per quanto mi riguarda, sono contento di dire che ai Giochi di Sochi tutti gli sciatori che avevo in cura sono arrivati in Russia in condizioni ottimali. Sono molto orgoglioso specialmente del lavoro fatto con “Inner, perché la schiena fino a qualche mese prima gli dava molto fastidio ma è riuscito comunque a vincere l’argento

Innerhofer con Federico Tieghi
L'amicizia tra Tieghi e Innerhofer

Proprio con il campione trentino ti lega un rapporto particolare. Pensi che possa rifarsi, dopo il 14° posto nella combinata, e vincere un’altra medaglia?

Con lui sono davvero legato, perché è riuscito a tirare fuori il meglio dal mio lavoro. Dopo che ha vinto la medaglia in Russia è venuto da me e nell’orecchio mi ha detto “questa medaglia è anche tua”.  È una delle soddisfazioni lavorative (e non) migliori che potessi avere. Per quanto riguarda PyeongChang, sono convinto che possa portarsi a casa una medaglia, perché lui può tutto. Lui, Peter Fill e Paris sono gli sciatori più forti che abbiamo a livello maschile. Confido molto quindi in gare come Super G (sperando che il vento si plachi e si riesca a correre) e discesa libera

Per quanto riguarda le donne invece?

Scontato fare il nome di Sofia Goggia come punta di diamante del movimento. Ho lavorato su Sofia proprio qualche mese fa, dopo che si era fatta male al ginocchio a Solden, e posso assicurare che abbia molta pressione addosso. Ma io non ho mai visto un’atleta così forte caratterialmente (oltre che tecnicamente) e sono sicuro che andrà a medaglia. Ci sono uomini molto meno carismatici di lei, e questo spesso rischia di essere il suo punto debole: arriva al cancelletto di partenza talmente carica che per scaricarsi magari esagera, andando fin troppo decisa. La storia che ha alle spalle, come la triplice rottura del crociato, sicuramente ha influito sul suo atteggiamento in pista. Senza tutti quegli infortuni starebbe vincendo gare da almeno sei anni, ora quindi vuole riprendersi quel sogno che sembrava svanito. E una come lei ce la farà

Sofia Goggia dopo il lavoro con Federico Tieghi
Federico Tieghi insieme alla sciatrice Sofia Goggia

Quanto possono influire secondo te i rinvii delle gare, dal punto di vista sia fisico che mentale?

Le cose sono correlate, nel senso che quando rimandano la gara il rischio è quello di accumulare ancora più tensione. Se non sei bravo a staccare la testa dalla gara per quei due giorni finisci per consumare moltissime energie, arrivando di conseguenza scarico alla partenza. Faccio un esempio riguardante ancora Innerhofer. Prima della famosa discesa libera in cui vinse l’argento a Sochi, venne da me per il trattamento serale ma era completamente diverso dal solito. Diversamente dalle altre volte, in cui anche prima di appuntamenti importantissimi rideva e scherzava, quella sera era una maschera. Stava zitto, continuava a misurarsi il battito cardiaco, che era molto alto, lamentandosi continuamente. A questo punto decisi di cambiare completamente discorso, facendogli nel frattempo delle tecniche cranio-sacrali che lo rilassarono del tutto. Addirittura si addormentò, e il battito si abbassò notevolmente tornando sui suoi livelli standard. È stato quindi molto bello per me vedere di aver concretamente influito sul sistema nervoso periferico, quello che nessuno di noi controlla (come la tachicardia che viene sotto stress), aiutandolo di fatto a vincere la medaglia. Per concludere posso dire che l'osteopata può lavorare tantissimo su questo, come se fosse uno psicologo del corpo. E in un mondo come quello dello sport, è una figura che assumerà sempre più importanza in futuro

Un'immagine di Federico Tieghi
Federico Tieghi durante le Olimpiadi invernali di Sochi

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