Olimpiadi invernali ed estive, quante strutture abbandonate!

I Giochi Olimpici invernali, così come quelli estivi, sono avvenimenti che mobilitano intere città. Ma cosa accade agli edifici una volta concluso l'evento?

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Le Olimpiadi invernali di Pyeongchang sono iniziate da pochi giorni, e l'atmosfera in tutta la Sud Corea è eccezionale: i giochi sono un evento enorme, che attira attenzione e sponsor, portando lavoro ed entusiasmo nel Paese organizzatore. Da sempre ospitare un'edizione delle Olimpiadi, siano queste invernali o estive, rappresenta un fiore all'occhiello sia per la città prescelta che per il governo in carica, che può così mostrare al mondo la faccia migliore della nazione.

Ma cosa succede quando tutto finisce? Cosa accade quando le luci si spengono e l'eco mediatico svanisce? A volte capita che restino soltanto le rovine, gli scheletri di giganti di cemento costruiti con entusiasmo e poi improvvisamente diventati inutili e inutilizzati. Certe strutture, certi edifici, hanno dei costi di mantenimento che dopo qualche anno sono impossibili da mantenere.

A volte poi c'è persino di peggio di un mantenimento scarso o inesistente, di un abbandono a volte inevitabile per motivi economici - pur se prevedibile. A volte, nel male, è l'uomo a intervenire direttamente con la guerra, che miete vite umane e finisce per distruggere le città e con esse gli impianti di quei Giochi, le Olimpiadi, che dovrebbero rappresentare un messaggio di pace universale.

Olimpiadi invernali e non solo: gli edifici abbandonati dopo i giochi

Le Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018 sono state inaugurate in uno stadio freddo, senza tetto né riscaldamento: questo perché il comitato organizzativo si è affidato a una struttura temporanea, che sarà utilizzata soltanto per la cerimonia inaugurale e conclusiva e poi smantellata. Si è trattato di una scelta contestata da molti ma estremamente ponderata, dato che in Sud Corea si sono resi conto che uno stadio da 35mila posti sarebbe diventato un costo per una comunità, quella della contea di Pyeongchang, con una popolazione di poco più di 50mila persone.

Suscitò diverse polemiche anche la scelta effettuata dal comitato organizzativo britannico per le Olimpiadi estive di Londra 2012: diversi impianti, tra cui quelli dedicati a pallanuoto, pallamano, basket e hockey su prato furono temporanee, nate e scomparse con i giochi stessi. Altre furono adattate al momento e poi riutilizzate in altro modo o ridimensionate per avere un minore impatto ambientale ed economico. 

Si trattò di una scelta saggia, dato che la storia stessa delle Olimpiadi insegna che, se non sono pronti dei piani ben delineati per il futuro, questi edifici finiscono sempre per cadere in disuso o diventare costi insostenibili per la comunità. Vere e proprie cattedrali nel deserto che sono visibili in tutto il mondo: da Berlino, dove nel 1936 si svolsero le "Olimpiadi del Reich" e dove oggi villaggi e piscine sono abbandonati, a Rio de Janeiro, dove i giochi estivi si svolsero appena due anni fa e che hanno lasciato soltanto rifiuti e strutture ingestibili per la città. Qui la piscina è piena di acqua stagnante, covo di zanzare, mentre il Maracanà, tempio del calcio, è un fantasma: nel campo non c'è più erba, le strutture sono state danneggiate dai vandali o razziate di quel poco di valore che ancora avevano.

Desolante vista dall'alto del villaggio olimpico di Rio de Janeiro 2016Reuters
Il villaggio olimpico utilizzato a Rio de Janeiro meno di due anni fa oggi è un villaggio fantasma.

Un enorme spreco di denaro

E che dire di Sarajevo? Nel 1984 la Jugoslavia fu il primo Paese del blocco comunista capace di organizzare le Olimpiadi invernali, e la nevicata che precedette i giorni della cerimonia di inaugurazione fecero ben sperare i cittadini che la città sarebbe diventata un centro per lo sport: otto anni dopo invece sarebbe scoppiata la guerra dei Balcani, le bombe avrebbero sventrato l'Hotel olimpico, nella zona delle medaglie sarebbero state condotte esecuzioni sommarie, la pista di salto con gli sci sarebbe diventata un ottimo punto strategico. La zona dove un tempo sorgeva il villaggio olimpico è diventata, letteralmente, un cimitero.

E ancora Atlanta, dove uno stadio fu costruito per il baseball e poi demolito un anno dopo, trasformato in un parcheggio. E Pechino, dove invece un enorme parcheggio, una volta conclusi i giochi, è rimasto inutilizzato e oggi serve per le prove di scuola guida. E le mascotte, un tempo protagoniste in mondovisione, giacciono buttate nell'erba, come comune immondizia.

Una delle situazioni più tragiche forse riguarda Atene: qui, un tempo antico, sono nate le Olimpiadi. E qui, oggi, mette un enorme tristezza vedere gli stadi, le piste, i villaggi abbandonati a se stessi, coperti da detriti e sterpaglie. Tristezza e rabbia, pensando alle condizioni di vita del popolo greco da anni in recessione, senza lavoro né prospettive. E che oggi, ovviamente, scarica la propria rabbia anche su quelle strutture che, appena nel 2004, rappresentavano uno slancio ottimistico verso un futuro che si è rivelato amaramente diverso.

Il podio olimpico di Sarajevo 1984 crivellato di proiettiliReuters
Il podio dove a Sarajevo venivano premiati gli atleti fu utilizzato come luogo per esecuzioni sommarie durante la guerra dei Balcani.

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