Olimpiadi invernali, Boutin minacciata per il bronzo nello short track

Terzo posto arrivato dopo l'esclusione della sudcoreana Choi Min-jeong: insulti e minacce in rete per la canadese, costretta a rendere privati i suoi account social.

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Tra le tante storie che le Olimpiadi invernali in corso a Pyeongchang c'è anche quella legata a un podio costato caro. La pattinatrice canadese Kim Boutin è stata costretta a sospendere temporaneamente i propri account social e successivamente a renderli privati a causa degli insulti e delle minacce ricevute dopo la conquista della medaglia di bronzo nella finale dei 500 metri short track, vinta dall’italiana Arianna Fontana.

Gli attacchi incassati sul web dalla Boutin sono stati generati dall'andamento della finale, disputata all'Ice Arena di Guangnung: ai nastri di partenza della gara disputata su un anello di 111,12 metri la favorita era la coreana Choi Min-jeong, logicamente sostenuta dal pubblico di casa. La Choi aveva concluso la prova in seconda posizione, conquistando così l'argento: una gioia durata però pochi minuti. Tempo sufficiente perché la commissione dei giudici prendesse in esame alcune immagini televisive.

La canadese Boutin festeggia il podio nei 500 metri Short Track
Olimpiadi Invernali, la canadese Kim Boutin festeggia il podio nei 500 metri Short Track

I filmati hanno infatti messo in evidenza come la Choi, che fino agli ultimi metri aveva conteso il titolo alla Fontana e all'olandese Yara Van Kerkhof, terza classificata nella finale a cinque, avesse commesso un'interferenza, bloccando proprio l'azzurra. Il pubblico di casa è però andato su di giri quando un altro video diffuso sul web ha mostrato un'altra prospettiva della gara, che coinvolge la Boutin e la sudcoreana: la canadese spingerebbe la Choi, per poi abbracciare i suoi compagni di squadra. Immagini che non sono andate giù al tifo di casa, che custodiva nello short track una delle principali speranze di medaglia nelle Olimpiadi invernali.

Olimpiadi Invernali, la Boutin minacciata dopo il bronzo nei 500 metri short track

Galeotta fu quindi la tecnologia Var. Grazie ai replay in tempo reale i giudici di gara hanno infatti pescato la spinta proibita della Choi alla Fontana. Classifica ridisegnata, con la Van Kerkhof in seconda posizione e la Boutin sul podio. Per la pattinatrice canadese un sogno, che presto ha assunto i connotati di un incubo: in particolare su Twitter e Instagram, più di qualche utente le ha mosso minacce consistenti, chiedendo di rinunciare alla medaglia anche con inviti violenti, distanti dalla logica comune. Circa 10.000 messaggi in poche ore, fino a un censurabile "se ti trovo, ti uccido", prontamente bannato. 

Insulti e minacce: episodi che poco hanno a che fare con lo spirito delle Olimpiadi invernali. La Boutin si è trincerata nel silenzio e ha sospeso temporaneamente i propri account sui social network, mentre la polizia canadese e il Comitato Olimpico Internazionale indagano sull'accaduto per risalire alle responsabilità di alcuni utenti. Il punto di vista del CIO è stato espresso dal portavoce Mark Adams:

Nessuno di noi può controllare i social media e il pubblico ha il diritto di dire cose. Chiediamo a tutti di rispettare e sostenere gli atleti. Ma è principalmente responsabilità del comitato olimpico nazionale canadese assicurarsi che i loro atleti siano adeguatamente protetti e sorvegliati.

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