NFL, il viaggio degli Eagles: dall'opener al discorso di Kelce

I Philadelphia Eagles festeggiano la vittoria nel Super Bowl, regalandosi l'abbraccio di tutta Philadelphia con un protagonista in più: Jason Kelce.

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Ci sono stagioni in cui nessuno si può mettere in mezzo tra il destino e la storia. Questa è una di quelle, nella quale i Philadelphia Eagles sono passati dal paradiso all’inferno diverse volte riuscendo a scrivere quell’happy ending che nessuno avrebbe pronosticato all’inizio dei playoffs e tantomeno alla viglia del Super Bowl. Il 41-33 con cui hanno battuto i New England Patriots è riassunto tutto nelle parole di Merrill Reese che quando cade incompleto l’ultimo lancio di Tom Brady per il potenziale pareggio recita:

Eagles fans everywhere…this is for you. Let the celebration begins.

Ora che gli Eagles mettono il loro primo Lombardi Trophy all’interno della bacheca hanno completato l'unica division (la NFC East) della NFL in cui tutte le partecipanti hanno vinto il trofeo. Ma il successo, si sa, può dare alla testa e si fa fatica a capire il motivo per il quale una festa per un traguardo così atteso debba trasformarsi in un motivo di razzia e tumulti come successo in città nella notte immediatamente successiva all’incoronazione. Purtroppo il mondo è paese e se tutti i posti sono uguali, come direbbe Orwell, Philadelphia è più uguale degli altri, visto che non si fanno prigionieri e nemmeno Babbo Natale è riuscito a risparmiarsi dei fischi a una partita dei Sixers. 

La città è idealmente divisa in due con un centro che ricorda le grandi metropoli e una periferia perfettamente spiegata dalle immagini del video di Bruce Springsteen. Il percorso compiuto da questa squadra nell’ultima stagione è stato un vero e proprio mix di talento e voglia di emergere esattamente come la fusione del tessuto sociale cittadino in cui giocatori come Torrey Smith, Alshon Jeffrey, Corey Clement, Jay Ajayi e tanti altri hanno sposato la causa per dimostrare di potercela fare.

Dopo la prima vittoria importante contro i Redskins e l’onorevole sconfitta contro la miglior versione stagionale dei Chiefs, è arrivata una serie positiva di nove partite che li ha portati a Seattle da dominatori della NFC East. Non sempre le vittorie sono state delle opere d'arte (vedi il field goal dalle 61 di Jake Elliott per vincere contro i non irresistibili Giants), ma la solidità di questo gruppo ha sempre portato alla parte buona del referto. Pian piano i playoffs, il fattore campo e la testa di serie numero uno sembravano sempre meno sogni e più realtà sulle note di un Carson Wentz in formato MVP.

La giocata decisiva di Brandon Graham

NFL, streets of Philadelphia: path to history

Ripensare al viaggio che ha portato al trofeo è qualcosa di mistico per gli abitanti di Philly: la serie di vittorie, lo speech di Kobe Bryant prima della partita a Los Angeles contro i Rams, quello di Brett Favre prima del Super Bowl, l’infortunio di Carson Wentz, la favola magica di Nick Foles, gli underdog, fino allo shootout e la vendetta sui Patriots. Si sa che le vittorie affondano radici su tanti fronti e il documentario Unscripted racconta alla perfezione tutto il percorso dal training camp sino al grande ballo. Dopo quella sconfitta a Kansas City sono arrivate si vittorie agevoli contro Cardinals, Bears e 49ers, ma anche uno statement game come la vittoria di Carolina o quella di San Diego dove migliaia di tifosi hanno seguito la squadra.

A Seattle s'interrompe la striscia e la settimana dopo, ancora in trasferta, arrivava il test più difficile: i Los Angeles Rams della coppia Goff-Gurley. Forse il peggior cliente nel momento più delicato della stagione e invece con l'aiuto mentale di Kobe Bryant, arriva la vittoria che fa pensare a un gruppo e una squadra vera fino in fondo. Sembrava tutto in discesa, ma l'infortunio di Wentz complica ancora tutto. Foles risponde presente e, anche se con diverse incertezze, conduce la squadra al bye del primo turno. 

Il resto è storia recente: la vittoria contro i Falcons di pura emotività e voglia, quella con i Vikings che li incorona campioni della NFC contro ogni pronostico e la festa incredibile del Super Bowl, dove anche i Patriots si devono inchinare al destino.
Da quel momento sino ad oggi si vive ancora sull'onda lunga della festa.

Jason Kelce: il dominatore della parata e l’invettiva

La parade per festeggiare la vittoria inizia da Board and Pattison e termina alla famosa scalinata del Philadelphia Museum of Art con il sempre presente Dave Spadaro che aveva l’incarico di presentare uno a uno i protagonisti della vittoria. Jeffrey Lurie e Howie Roseman parlano di come il percorso abbia radici negli anni precedenti, Doug Pederson della sua voglia di pensare già al prossimo, oppure la coppia Lane Johnson-Chris Long che arringa una folla già caldissima e in piena trance da “Hell yeah” e “E-A-G-L-E-S” scandito lettera per lettera.

Pian piano si avvicendano i protagonisti fino a Jason Kelce, che sostanzialmente prevarica tre ore di parata con il suo discorso. Già l’outfit da pagliaccio e l’arrivo in bicicletta alla festa avevano fatto pensare a qualcosa di particolare, ma quando ha preso la parola una città è andata in completo visibilio assaporando uno dei più incredibili speech che la storia NFL ricordi. Ce n'è per tutti, dagli haters, agli innumerevoli columnist che non credevano minimamente alla squadra, a tutti quelli che hanno detto:

Alshon Jeffrey non sa ricevere, LaGarrette Blount è finito, Jaylen Mills non sa marcare, Nick Foles non ce la farà, Jason Kelce è troppo piccolo, Nelson Agholor non la prende mai, ecc.

Ha voluto rimandare tutto lo scetticismo ai mittenti, iniziando a urlare e finendo l’invettiva parlando quasi solo di gola. Ha avuto parole di elogio per gli attributi di Pederson, la tenacia di Roseman e per chiunque fosse presente a quel momento storico. L’abbigliamento ha attirato l’attenzione, mentre il suo discorso ricorderà per tutti i prossimi mesi di astinenza da football che i Philadelphia Eagles sono i campioni NFL.
Anche a chi, secondo lui, non ha mai scommesso un penny su di loro.

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