Olimpiadi invernali, i caschi dello skeleton sono opere d'arte

Teschi e orsi, aquile, leoni e fantasie oniriche: gli elmetti indossati dagli atleti di skeleton alle Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018 sono dei capolavori.

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Se Valentino Rossi desse un'occhiata in questi giorni alle Olimpiadi invernali, potrebbe tranquillamente iniziare a coltivare una pazza idea: chiudere la sua straordinaria carriera in MotoGp e dedicarsi allo skeleton. Per la velocità? Certamente: i proiettili umani sullo "scheletro" (questo il nome dello speciale slittino) toccano in media gli 80 km orari, ma può toccare anche i 120-130 km/h. Ma soprattutto, per i caschi indossati dagli atleti: aerografati, bellissimi, un vero e proprio spettacolo nello spettacolo. Un po' come quelli a cui ci abituati in questi anni il Doc.

Già, perché a PyeongChang 2018 trionferanno anche la neve e il ghiaccio: ma a rubare l'occhio sono sicuramente i tanti colori sfoggiati dai protagonisti dei Giochi olimpici, in corso fino al 25 febbraio in Corea del Sud. Da questo punto di vista, gli helmet rendono lo skeleton una delle discipline più sgargianti.

Il motivo è semplice: per gareggiare, gli atleti si posizionano a pancia sotto e con la testa in avanti. Il casco è quindi la prua, il muso di quelle monoposto in carne e ossa che sono gli skeletonisti. La Formula Uno fatta persona, insomma. O, tanto per invogliare ancora di più Valentino Rossi, la MotoGp delle Olimpiadi invernali. Gustiamoci allora gli splendidi caschi che impararemo a conoscere e riconoscere fino al 16 e 17 febbraio, quando scopriremo chi saranno le donne e gli uomini medagliati in una delle specialità olimpiche più elettrizzanti.

Olimpiadi invernali, i caschi pazzeschi degli atleti di skeleton

Tra colori nazionali, tinte fluo e veri e propri quadri in movimento, gli atleti dello skeleton si sono davvero sbizzarriti. I più gettonati sono gli animali: aquile, leoni e orsi abbondano sui loro elmetti. Il leone è per esempio la scelta di Akwasi Frimpong, unico rappresentante del Ghana. L'aquila, tra i simboli degli Stati Uniti, campeggia invece sulla calotta di Katie Uhlaender, mentre gli alfieri canadesi sembrano preferire gli orsi. Non è il caso di Kevin Boyer, però: lui si è fatto aerografare una splendida maschera Haida (popolazione indigena della British Columbia).

Tra i più stravaganti, c'è senza dubbio il casco del nostro Joseph Luke Cecchini: anche lui nato in Canada, ma italiano dal 2011, è il nostro ambasciatore nello skeleton in queste Olimpiadi invernali 2018. E che cosa ha scelto? Un teschio abbastanza minaccioso, come a volersi fondere in un tutt'uno con lo "scheletro" su cui viaggia a velocità pazzesche. All'opposto rispetto all'azzurro classe '82 ci sono gli atleti che hanno preferito la "tinta unita": dal blu dei britannici Dom Parsons e Lizzy Yarnold al total white che piace indifferentemente ad americani, jamaicani, giapponesi e non solo.

Olimpiadi invernali, l'azzurro dello skeleton Joseph Luke Cecchini
Joseph Luke Cecchini, il nostro skeleton-man alle Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018

Il premio al casco più originale di tutti, però, l'avrebbe vinto a mani basse Adam Edelman: sull'elmetto dell'israeliano, il personaggio biblico di Sansone non avrebbe avuto rivali. Secondo quanto riportato da NBCOlympics.com, però, il CIO avrebbe prima autorizzato, poi vietato l'utilizzo di un disegno che rievocasse contenuti strettamente religiosi. Ecco allora che Edelman ha virato su un casco a tinta unita (sul titanio): della serie "o tutto o niente".

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