Olimpiadi invernali: il ghanese Frimpong, tra aspirapolvere e Cruyff

Dal periodo "clandestino" in Olanda al riconoscimento nel college di Johan, per poi passare allo Skeleton: l'evoluzione di un talento con un sogno chiamato Olimpiade.

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Avete presente quelle che vengono definite "storie da film"? Ecco, quella di Akwasi Frimpong è una di queste (e, come vedremo più avanti, nel senso letterale dei termini). Chi ha assistito alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali, non può non essersi accorto di lui, unico rappresentante del Ghana. Con quel suo sorriso contagioso ha colpito tutti, mentre innalzava con orgoglio la bandiera ghanese, quella che gli ha permesso di realizzare un sogno rincorso una vita.

Da bambino viveva nella sua "one-room home" in Africa, una stanza di 5 metri per 4 a Kumasi (la seconda città più popolosa del suo Paese dopo la capitale Accra), e se sua nonna gli ricordava sempre di "credere sempre in se stesso, perché ciò che serviva per raggiungere il successo era già dentro di lui". Difficilmente però si sarebbe immaginato un giorno di partecipare a delle Olimpiadi invernali: per ovvi motivi climatici e morfologici, ovviamente, il continente africano non è proprio adatto per sviluppare le proprie abilità in questo tipo di discipline.

Ciò non toglie che possano capitare dei casi del suo genere, tant'è che lui è il secondo rappresentante nella storia del Ghana alle Olimpiadi d'Inverno, dopo il precedente di Vancouver 2010, quando Kwame Nkrumah-Acheampong ottenne un dignitoso 47esimo posto nello slalom. Frimpong invece in Corea del Sud dovrà sfrecciare a 90 chilometri orari nello Skeleton, come nessun altro suo connazionale era mai riuscito a fare. Il suo è stato un viaggio pieno di alti e bassi, in cui è stato velocista sui 200 metri, frenatore di bob, studente, imprenditore e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto è stato un sognatore, senza mai abbandonare quel suo obiettivo di partecipare ai giochi olimpici, come raccontato in un'intervista a CNN Sport:

Rinunciare poteva essere un'opzione, ma la pazienza e la persistenza non mi hanno mai abbandonato. Io alle Olimpiadi è un messaggio per chiunque là fuori stia sognando qualcosa di grande.

Olimpiadi invernali, Akwasi Frimpong sfila all'inaugurazione
Akwasi Frimpong sfila all'inaugurazione delle Olimpiadi invernali

L'Olanda, il passaporto e Johan Cruyff

Il suo viaggio comincia a 8 anni, quando insieme a sua madre si trasferisce nei Paesi Bassi. Per lui, che fino a quel momento non aveva mai visto una persona bianca, era come essere andato in un altro mondo. E come spesso succede in questi casi, ci pensa il linguaggio universale dello sport a facilitare il suo inserimento in questa nuova realtà: si cimenta nello sprint nelle scuole e nell'estate del 2001 viene preso sotto l'ala protettiva di Sammy Monsels (due volte allenatore della selezione atletica del Suriname alle Olimpiadi), che nota le sue qualità. E dopo appena due anni è diventato campione olandese junior sui 200 metri:

In 18 mesi non solo ero il migliore della mia città, ma ero il migliore del mio paese e avevo vinto la mia prima medaglia d'oro. Da quel momento in poi, capii che credendo in me stesso tutto fosse possibile.

Un momento d'oro, insomma. Ma destinato a impallidirsi presto. Akwasi Frimpong infatti era entrato in Olanda illegalmente e quando i suoi allenatori gli chiedevano il passaporto lui faceva sempre finta di averlo perso. Senza quello, però, rappresentare l'Olanda era semplicemente impossibile.

Così decide di affiancare all'attività sportiva anche lo studio, che intraprende a partire dal 2004 nell'Amsterdam Johan Cruyff College, dedicandosi a relazioni pubbliche, marketing e comunicazione. Ogni tanto anche lo stesso Cruyff visita quell'accademia, dispensando consigli agli studenti e incoraggiandoli. Akwasi ogni volta lo ascolta con attenzione, traendone la giusta ispirazione e dandosi da fare più di ogni altro, vincendo poi il premio di International Student of the Year, grazie alle sue prestazioni in pista e a quelle in aula. Un premio che avrebbe dovuto ricevere a Barcellona direttamente dalla leggenda olandese, ma anche in quel caso il suo status di cittadino irregolare non glielo consente. Ennesima occasione persa? Nemmeno per sogno: Johan Cruyff dopo aver preso coscienza della situazione decide di prendere l'aereo e portare di persona il riconoscimento a Frimpong.

Akwasi Frimpong alle Olimpiadi invernali: merito anche di Johan Cruyff
Johan Cruyff, decisivo nella corsa alle Olimpiadi invernali di Akwasi Frimpong

La trasformazione: dalla pista al ghiaccio

Un gesto che dà un ulteriore impulso ad Akwasi nel rincorrere i suoi sogni. Nel 2008 finalmente riesce a ottenere il passaporto comunitario, così inizia la sua corsa (l'ennesima) per raggiungere un posto alle Olimpiadi di Londra del 2012: la sua qualificazione sembra inevitabile, ma un infortunio al tendine pochi mesi prima lo taglia fuori dai convocati per la spedizione.

Una delusione enorme, ma nemmeno stavolta si abbatte. Anzi, ha provato a cambiare addirittura disciplina, passando dalla pista al ghiaccio e lavorando come frenatore nella squadra di bob olandese con l'obiettivo delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014.

Un traguardo sfiorato solo all'ultimo, visto che alla fine viene inserito solo nella lista delle riserve. Altra delusione, altro cambio di vita: Akwasi pensa di mollare lo sport per dedicarsi solo agli studi, ma sua moglie Erika, vedendolo insoddisfatto, lo incoraggia a provarci ancora, per non avere il rimpianto di non essere mai riuscito a partecipare a un Olimpiade. Lui non se lo fa dire due volte e nel 2016 crea la Bobsleigh & Skeleton Federation of Ghana "per restituire qualcosa al paese di nascita e sfidare l'ignoto".

Lo Skeleton, l'aspirapolvere e le Olimpiadi invernali

Ovviamente non è sufficiente per centrare un posto a PyenogChang, perché per riuscirci occorre entrare nella top 60 delle classifiche mondiali, attraverso il completamento di cinque gare su tre diversi circuiti in giro per il mondo. Un investimento molto dispendioso, che lo obbliga a trovare delle fonti di reddito alternative: così Frimpong cede la sua auto e inizia a vendere vari modelli di aspirapolvere porta a porta in Utah (Stati Uniti), dove si allena.

I sacrifici sono stati premiati, perché dopo una crescita inarrestabile e i risultati ottenuti, lo scorso 15 gennaio Akwasi ha ricevuto la conferma della sua partecipazione a queste Olimpiadi invernali nello Skeleton, ad appena due anni dal suo approccio a questa difficile e pericolosa disciplina. Come dicevamo prima, una vera storia da film, insomma.

E infatti un documentario su di lui è stato davvero realizzato, "The Rabbit Theory", cioè un film che descrive la trasformazione di un minorenne "clandestino" in un cittadino olandese a tutti gli effetti. Vi state domandando perché il docufilm si chiami "La teoria del coniglio"? La risposta è la stessa che spiega il motivo per cui ci siano sempre un coniglio e dei leoni sul suo casco, che sfoggerà anche in queste Olimpiadi in Corea del Sud:

Quando ero un un immigrato irregolare in Olanda, il mio vecchio allenatore mi raccontò una storia: "Ci sono un leone e un coniglio in una gabbia, la porta si apre e il coniglio tenta di scappare". Capii che io in quel momento ero il coniglio, mentre il leone era l’ufficio immigrazione olandese che voleva espellermi.

Ecco, questa è la sua storia da film. E in queste Olimpiadi Akwasi Frimpong vuole provare a rendere ancora più sensazionale il finale.

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