NBA trade deadline: Cleveland cambia tutto, Lakers pronti all'assalto

Abbiamo messo in fila tutti gli scambi che hanno caratterizzato la NBA trade deadline di quest'anno, analizzandoli e pensando alla conformazioni definitive delle squadre.

Thomas e i Cavs: un matrimonio durato poco

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Possiamo dire che il mese di febbraio NBA è il più classico mix di serio e faceto, perchè se nel bel mezzo c'è l'All Star Game che alleggerisce la tensione, permette ai giocatori di riposare e porta serenità, all'inizio c'è la trade deadline, forse l'ultimo momento utile per le squadre al fine di aggiustare il tiro e dare gli ultimi ritocchi per puntare al proprio obiettivo. Se in tanti hanno assistito da comodi spettatori, altri hanno veramente attivato il tritolo per cambiare tutto ciò che non andasse e ogni riferimento ai Cleveland Cavaliers è tutt'altro che casuale. Il nostro Marco Belinelli ha invece negoziato il buyout.

Anche i Los Angeles Clippers, dopo la trade di Blake Griffin, sembravano poter muovere ancora pedine e invece sia DeAndre Jordan, che Avery Bradley (scadenza e valore difensivo appetibili per tante squadre) sono rimasti al loro posto, assieme a Lou Williams che aveva cavato tutti d'impiccio firmando un rinnovo triennale con qualche giorno d'anticipo.
Prima d'addentrarci nei due temi principali di questa infuocata deadline, andiamo ad analizzare alcuni movimenti che paiono marginali, ma non sempre lo sono e hanno fatto da contorno a una serata in cui il profilo Twitter di Adrian Wojanrowski è stato letteralmente infuocato. Il suo erede/avversario a Yahoo Sports Shams Charania, questa volta ha dovuto sottostare al dominio del più quotato collega che ha dato in esclusiva le news di quasi tutte le trade avvenute, dopo che il giovane avversario nella scorsa stagione aveva mostrato lampi di alto news breaking NBA.

Lo scambio più intrigante del sottobosco arriva da Phoenix, che si porta a casa Elfrid Payton in cambio di una seconda scelta 2018. Nonostante alcuni lampi iniziali, Payton non ha mai convinto appieno in Florida e ha dei limiti troppo evidenti per poter essere ad oggi un giocatore di effettivo valore. A Phoenix di sicuro avrà spazio e possibilità di mettere in mostra anche i suoi lati positivi. Nella giornata di mercoledì gli Hornets si sono portati a casa Willy Hernangomes dai Knicks in cambio di due seconde scelte e Johnny O'Bryant. Di sicuro lo spagnolo potrà essere utile al fianco di Kemba Walker per l'assalto al finale di stagione. Proprio KW sembrava potesse essere una pedina di grande appeal che però non si è mossa, mettendone subito dopo 40 nel losing effort contro i Blazers. 

George Hill in cabina di regia per James

NBA, detonazione a Cleveland: via Thomas, Wade, Crowder e Rose

I Cavs stavano a dir poco viaggiando sotto la soglia di accettabilità per una contender e per invertire la rotta hanno completamente distrutto il mercato estivo presentandosi alla seconda parte di stagione con un roster completamente nuovo. Hanno mandato Isaiah Thomas e Channing Frye con una prima scelta ai Los Angeles Lakers in cambio di Jordan Clarkson e Larry Nance, passando così da Kyrie Irving alla coppia ex gialloviola nel giro di pochi mesi. Anche Dwyane Wade, arrivato come potenziale leader dello spogliatoio, è stato rispedito al mittente originale, infatti torna nella sua Miami in cambio di una seconda scelta.

La mossa che pare essere più intelligente per il presente rimane il giro a tre con Kings e Jazz da cui si portano a casa due giocatori di rotazione come Rodney Hood e George Hill.
Il prezzo da pagare è stato Iman Shumpert e una seconda scelta 2020 (via Miami Heat) mandati a Sacramento con Joe Johnson e la coppia Jae Crowder e Derrick Rose alla volta di Utah, con quest’ultimo che probabilmente verrà rilasciato.

Ora ci sono LeBron James, Kevin Love quando tornerà e una pletora di buoni (ma non buonissimi) giocatori di contorno che sicuramente potranno dare un apporto maggiore rispetto ai predecessori, a patto di trovare la chimica in poco tempo. Questi movimenti potrebbero bastare per colmare il gap con Celtics e Raptors, ma sembrano ampiamente insufficienti per poter impensierire gli Warriors e possiamo dire facilmente che la dipartita di Irving ha probabilmente distrutto dall'interno le velleità presenti e future dei Cavs. 

Emmanuel Mudiay vola ai Knicks

Gli altri movimenti con Knicks e Pistons alla ricerca di qualcosa

I Pistons proseguono le loro mosse e si assicurano Jameer Nelson (vecchia conoscenza di Stan Van Gundy) da Chicago come polizza assicurativa in attesa del rientro di Reggie Jackson, ma nella città dei motori arriva anche James Ennis da Memphis in cambio di Brice Johnson, con il neo arrivato Willie Reed che vola a Chicago. Interessante scambio a tre tra Knicks, Nuggets e Mavericks con Emmanuel Mudiay che va nella Big Apple, Devin Harris a Denver, mentre Doug McDermott a Dallas.

È un giro che non cambia le sorti della NBA, ma sicuramente a livello di potenziale, magari inespresso, i Knicks potrebbero aver preso il rischio giusto nonostante la stagione in archivio per l'infortunio di Porzingis. I Blazers compiono una mossa del tutto marginale mandando Noah Vonleh a Chicago, assieme alle classiche cash considerations, ma risparmiano circa 37 milioni in penalità dettate dalla luxury tax dopo gli svariati faraonici rinnovi concessi nel recente passato. Per Olshey ci sono ancora due posti liberi a roster da colmare, ma il successo di aver potuto chiudere il portafogli delle tasse, va oltre le questioni tecniche. 

Ci sono molte squadre che sono rimaste ferme nel tourbillon del mercato, ma tante altre invece stanno attendendo i tagli nascosti sotto le foglie, pensando di portare a casa qualche veterano o role player utile alla causa. Aspettiamoci ancora per qualche tempo qualche movimento minore che di sicuro non eleggerà una nuova contender, ma potrebbe portare migliorie a quelle che già hanno dimostrato di esserlo.

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