NBA: calo fisico dei Warriors, i Thunder dominano alla Oracle

Paul George e Russell Westbrook settano i toni all'inizio e dominano i Warriors a casa loro. Golden State è stanca e 1-4 contro OKC e Houston.

Grande prova sui due lati del campo per Paul George

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I ragazzi sono molto stanchi, non vediamo l’ora che arrivi l’All Star Game per provare a staccare un po’ la spina e riprendere le energie che ci mancano.

Così Steve Kerr aveva parlato dopo la sconfitta di Denver, vedendo i suoi decisamente sulle gambe nonostante un record (41-13) che farebbe invidia a qualsiasi altra squadra della lega. Forse le rotazioni corte, sebbene sembri una bestemmia quando si parla di una squadra con Durant, Curry, Thompson e Green, forse un po’ di muro delle motivazioni o forse semplicemente un calo di brillantezza fisica, sono i motivi per cui i Warriors stanno attraversando un momento interlocutorio. La situazione si è aggravata con la sconfitta maturata in casa contro i Thunder (prima volta dal 2013) che venivano da quattro inopinate sconfitte, ma che nelle partite che contano difficilmente non hanno risposto presente. 

Il match è stato un completo dominio per OKC (Warriors per la prima volta dal 2012, mai avanti nel punteggio tra le mura amiche) che hanno settato il tono sin dal primo minuto e non hanno più voltato indietro lo sguardo sino alla sirena. Il primo quarto è stato un manifesto di come non ci si possa permettere assolutamente di scendere in campo soft al cospetto di Russell Westbrook che ha dominato con 21 punti e 8-10 dal campo prodotti con irrisoria facilità. Anche un eccellente difensore sulla palla come Klay Thompson non gli ha mai visto la targa in modo spiegabile solo con la precaria condizione fisica denunciata da Kerr. 

Anche i Thunder sembravano stanchi dopo un’orrenda sconfitta interna contro dei non irresistibili Lakers e invece gli stimoli di una partita come questa hanno cambiato lo scenario. Senza Andre Roberson, ma anche senza Carmelo Anthony che si è girato la caviglia dopo sei minuti, Donovan ha giocato piccolo con Grant che ha sostituito Adams, gravato di falli nel primo tempo. Nonostante le pesanti assenze è stata evidente la differenza di spunto fisico di OKC pareggiata solo dalla grande partita di Kevin Durant (33 punti e 6 rimbalzi), mentre sia Curry che Thompson hanno trovato più di una difficoltà a trovare i soliti sguardi aperti a canestro.

NBA, il rispetto per Paul George

Se Westbrook ha incanalato la partita sui binari a lui congeniali, chi ha infilato i chiodi nella bara avversaria è stato Paul George con 38 punti di puro talento e cattiveria che hanno messo in ginocchio gli avversari.
La sua forma fisica è invidiabile, così come l’acquisita fiducia offensiva:

È da due mesi che sto facendo una dieta particolare –dice PG- e ho perso quattro chili. Questo mi fa sentire bene e più incisivo.

Ciò che rende George uno dei migliori two-way player della NBA è il rispetto che si è guadagnato dalle altre stelle. Non è un segreto che LeBron James lo stimi enormemente e basta vedere come lo tratta in campo per capirlo, ma lo stesso possiamo dire di Durant perché è dalle piccole cose che si capisce il rispetto guadagnato. George ruba palla a Durant in uno contro uno, si scatena in contropiede ma KD restituisce il favore e va a subire fallo. Nell’azione successiva George cade a terra e il primo a porgergli la mano è proprio Durant in un banale gesto che testimonia l’indice di gradimento di un campione verso un altro.

PG sta giocando una stagione notevole dopo il difficile inizio, sta trovando i suoi spazi e il suo ritmo di basket, guidando la lega in palle rubate per partita e arrivando a sei anche in questo match. È sicuramente un candidato a difensore dell’anno visto come muove i piedi contro i Durant, Curry e Thompson della NBA, ma è anche colui che dal nulla può posterizzare Pachulia senza batter ciglio o infilare uno paio di bombe in step back per respingere la rimonta avversaria. Il futuro di OKC dipenderà molto dalla sua decisione estiva e Presti farà carte false per poterlo tenere.

Le continue proteste di Draymond Green

Warriors: difficoltà con le grandi, la difesa arriverà

La squadra di Kerr sta ovviamente dominando la NBA con il miglior record in assoluto, ma non lo sta facendo schiacciando tutti gli avversari che incontra e questo, per certi versi, è una novità. Ciò che potrebbe allarmare maggiormente è la difficoltà contro le cosiddette grandi e soprattutto con le due contender a ovest. Sebbene il record veda ancora attardati i Thunder, sono proprio loro con i Rockets le più accreditate per mettere i bastoni tra le ruote ai campioni in una serie a sette partite e contro queste due squadre il record è un non invidiabile 1-4.

Ciò che rende il tutto ancora più strano è il nervosismo latente della squadra. In questo match Draymond Green ha abbandonato i suoi per espulsione a 8.13' dalla fine a causa del secondo tecnico per proteste. È il primo della lega per tecnici presi, mentre la squadra in totale è a quota 41 con il terzo miglior record in assoluto, con addirittura otto espulsioni complessive mentre la seconda squadra in graduatoria arriva a malapena a tre e un Kevin Durant anch'egli nervoso è a quota 11 sanzioni. 

È vero che continuare a vincere arriva ad annoiare e che ogni tanto servano degli extra stimoli per tenersi vivi, ma sebbene nessuno possa ancora pensare di vincere una serie a sette partite contro i campioni, perlomeno c'è chi prova a insinuare in loro dei dubbi e la rivalità con i Thunder monta.

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