Olimpiadi invernali, l'incredibile oro di Steven Bradbury

Virtualmente eliminato nei quarti di finale, approfittò di cadute e squalifiche per trionfare nei 1000 metri short track. Storia di una clamorosa vittoria.

Olimpiadi Invernali 2002, Steven Bradbury e quel clamoroso oro nei 1000 metri short track

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Pensi alle Olimpiadi invernali e ti viene in mente un nome su tutti: Steven Bradbury. Già, perché a ridosso della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici 2018 in programma venerdì 9 febbraio a PyeongChang, in Corea del Sud, a più di qualcuno tornerà in mente il nome di questo ex pattinatore di short track australiano, celebre per aver conquistato la medaglia d'oro nei 1000 metri alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002. Una vittoria unica nel suo genere.

Bradbury è senza dubbio l'underdog più famoso nella storia dei Giochi Olimpici invernali. Il suo approdo ai quarti di finale aveva già scompaginato le previsioni della vigilia. In pochi, però, potevano immaginare cosa sarebbe successo di lì in poi: arrivato ultimo nelle eliminatorie, tornò in gara grazie alla caduta del giapponese Naoya Tamura, provocata dal tocco del canadese Marc Gagnon, squalificato per l'accaduto. L'australiano approdò in semifinale a braccetto con l'americano Apolo Ohno. 

Era solo l'alba di un cammino a suo modo trionfale: la storia, quasi come un burattinaio, decise di riannodare i fili del recente passato e ripetersi anche in semifinale. Steven Bradbury parte accanto al coreano Kim Dong-Sung, al canadese Mathieu Turcotte e al cinese Li Jiajun si eliminano a vicenda. Si trova ultimo nel giro finale, come da attese. Ma la dea bendata è in agguato: Kim Dong-Sung cade e porta con sé gli altri due concorrenti. L'allora 29enne si ritrova in finale. Finito qui? Tutt'altro. Finalissima a cinque: accanto a Bradbury ci sono Apolo Ohno, Li Jiajun, Hyun-Soo Ahn e il ripescato Mathieu Turcotte. Steven è ampiamente staccato, ma nell'ultimo giro accade l'imponderabile: i pattinatori favoriti cadono tutti in un tentativo di sorpasso e Bradbury, con un andamento da passeggiata domenicale in centro, taglia il traguardo. In un minuto e 29 secondi. Lui festeggiò a suo modo davanti alle telecamere:

La vittoria più bella della mia vita, un risultato che mi sono meritato dopo anni di sacrifici. Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario.

Olimpiadi invernali, l'oro di Steven 8 anni dopo il gravissimo infortunio

Calvario. Un termine pesante, che Bradbury all'epoca non utilizzò però a sproposito. Si può concedere quando il diretto interessato 8 anni prima ha rischiato di perdere la vita: anno 1994, durante una prova di Coppa del Mondo a Montreal, nei 1500 metri individuali, la lama di un pattino dell'italiano Mirko Vuillermin gli procura un  profondo taglio all'altezza dell'arteria femorale. Perde 4 litri di sangue e passa per 111 punti di sutura e una riabilitazione lunga 18 mesi. Un ko, sommato alla rottura di due vertebre del collo nel 2000, che non gli ha mai permesso di tornare quello che aveva vinto la medaglia di bronzo nei 5000 metri staffetta alle Olimpiadi invernali di Lillehammer nel 1994 e tre medaglie mondiali tra il 1991 e il 1994. Ma gli ha permesso comunque di togliersi delle grandi soddisfazioni. Vedi alla voce "oro olimpico".

Olimpiadi di Salt Lake City 2002, la strana vittoria di Steven Bradbury
Olimpiadi di Salt Lake City 2002, Steven Bradbury e quell'incredibile oro

"Doing a Bradbury" è leggenda: ma oggi cosa fa?

Da quelle Olimpiadi invernali del 2002, l'espressione "Doing a Bradbury" è diventata un must per gli sportivi: è associata a un'impresa inattesa, una vittoria insperata. Come quella di Steven a Salt Lake City. Dopo quel clamoroso successo, l'australiano abbandonò il pattinaggio short track per dare il via a diverse avventure professionali. Su tutte, quella da pilota automobilistico in Formula Vee, conquistando anche due podi nella stagione 2007, nel corso del campionato dello stato australiano del Queensland.

Steven Bradbury nei panni di un pilota automobilistico
Steven Bradbury è stato anche un pilota di Formula Vee

Idolo delle trasmissioni televisive - in Italia la Gialappa's Band ne ha fatto praticamente un'icona - Steven Bradbury da qualche anno ha salutato lo sport, godendosi come un dolce ricordo la medaglia dell'Ordine dell'Australia conquistata nel gennaio 2007. Commentatore televisivo, protagonista della trasmissione "Dancing with the stars", addirittura protagonista sull'effigie di un francobollo da 45 centesimi di dollaro in patria, oggi Bradbury è un consulente, che fa breccia sulla dialettica: sul suo sito ufficiale si presenta come maestro di cerimonie e motivatore, senza dimenticare un'innata vena comica. Le Olimpiadi Invernali se le godrà in poltrona, magari sperando che qualcuno ne ripeta le orme. Perché "Doing a Bradbury" non è solo un modo di dire: è uno stile di vita.

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