NBA, giocatori in lotta con gli arbitri

Dal caso di Shaun Livingston a quello di Courtney Lee, la tensione tra star e fischietti sta diventando insostenibile. E durante l'ASG ci sarà una riunione sul tema.

LeBron James

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[di Sergio Vivaldi]

La NBA ha un problema con gli arbitri. Non è il solito problema da tifosi, che reputano gli arbitri presunti incapaci o parziali, e nasce contemporaneamente su entrambi i fronti, quello di chi arbitra e di chi viene arbitrato. Le tensioni sempre crescenti però stanno raggiungendo il punto di rottura. LeBron James ha raccolto la prima espulsione in 15 anni. Kevin Durant è a 4 in tre mesi. Gli arbitri sono sempre più bersaglio della frustrazione dei giocatori, generata da presunti torti. Gli sfoghi si manifestano a parole e a gesti, anche plateali, come il lancio del paradenti di Stephen Curry lo scorso ottobre, valso anch'esso l'espulsione. 

Da una parte c'è un ricambio generazionale in corso tra le fila arbitrali. Tanti veterani hanno lasciato il campo e sono passati dietro una scrivania o sono in pensione. Arbitri e giocatori si conoscono da sempre. La maggior parte dei giocatori oggi a roster ha vissuto gran parte della carriera con arbitri che si erano guadagnati una reputazione sul campo, officiando partite di star passate e rispettate e collezionando ottime "recensioni" tra le fila di allenatori e giocatori. Le nuove leve, al primo, secondo o terzo anno, non possono avere lo stesso carisma, non hanno avuto il tempo di costruire la stessa autorevolezza. E, proprio come un rookie appena uscito dal college, hanno bisogno di tempo per adattarsi alla NBA.

In più, lo si ripete sempre ma è sempre attuale, arbitrare è dannatamente difficile. La somma di relativa inesperienza, mancanza di carisma e complessità delle situazioni da giudicare si traduce nel fatto che molti comportamenti vengono vissuti come mancanza di rispetto. Il gesto plateale viene percepito dagli arbitri come tentativo di intimidazione e si forma un circolo vizioso difficile da spezzare. Ci sono d'altro canto gli estremi per pensare che alcuni giocatori provino a sfruttare il loro status per creare una sorta di sudditanza nei loro confronti. Una delle accuse più comuni del post partita è che l'arbitro ha deciso di diventare protagonista, di diventare lui lo spettacolo e togliere la scena alle star. E di solito è la star, o l'allenatore della star, a evidenziarlo. E queste quasi-accuse esasperano ulteriormente gli arbitri, portandoli a ritorsioni a volte esagerate. 

Stephen Curry dopo aver lanciato il paradenti verso l'arbitro
Stephen Curry dopo aver lanciato il paradenti verso l'arbitro

NBA, giocatori in lotta con gli arbitri: dal caso di Shaun Livingston a quello di Courtney Lee

È successo ad esempio nel caso di Courtney Kirkland, official sospeso per una settimana a dicembre per aver iniziato un contatto fisico con Shaun Livingston mentre quest'ultimo protestava con veemenza per una mancata chiamata arbitrale. Ma è solo la punta dell'iceberg. Gli arbitri non hanno lesinato falli tecnici ed espulsioni dall'inizio di stagione, esacerbando la tensione e obbligando lega e giocatori a cercare una soluzione. A dicembre si è deciso di fissare un incontro per il 17 febbraio, durante il weekend dell'All Star Game, tra il sindacato giocatori (National Basketball Player Association) e alcuni rappresentati degli arbitri, nel tentativo di trovare un compromesso.

Al momento però non è cambiato nulla. Clamoroso il caso di Courtney Lee, guardia dei New York Knicks, espulso nella gara contro i Memphis Grizzlies del 17 gennaio per "uso di linguaggio inappropriato" dall'arbitro Derrick Stafford. Secondo quanto riferito da Lee nel dopo partita, lo scambio di battute che ha portato all'espulsione era con il rookie Dillon Brooks. Brooks gli ha afferrato il braccio durante una contesa, Lee ha risposto con un "togliti", a cui è seguito uno scambio di battute conclusosi con un "chi sei" da parte del rookie e la risposta "sai benissimo chi sono. Te la sei presa con quello sbagliato, pivello", ed è arrivata l'espulsione. Le immagini mostrano una situazione abbastanza tranquilla. Pochi minuti prima i due ridevano insieme per qualcosa successo in campo. Non c'erano segnali di tensione. Può Stafford aver pensato che la frase finale fosse rivolta a lui, e aver quindi deciso la sanzione? 

Courtney Lee
Courtney Lee

Resta il fatto che il clima è teso e le provocazioni sono ormai una costante. I Clippers sono tra le squadre più colpite da tecnici, con merito, anche dopo la partenza di Chris Paul. La gara tra Clippers e Rockets trasformata in ridicolo su Twitter per il "passaggio segreto" dello Staples Center poteva essere tenuta sotto controllo. Bastava allontanare Patrick Beverley e Austin Rivers dalla zona della panchina. Erano entrambi in borghese, indisponibili e infortunati. Non potevano, da regolamento, stare in piedi a ridosso della linea laterale, e sicuramente non potevano provocare gli avversari come hanno fatto. L'espulsione di Ariza e Griffin è arrivata proprio da uno scambio a distanza tra l'ala dei Rockets e Austin Rivers

In seguito a questi e altri episodi meno eclatanti, la lega ha annunciato un programma in cinque punti per riportare sotto il livello di guardia le tensioni tra giocatori e arbitri. Il programma sarà sotto la supervisione del responsabile arbitri della lega, Michelle Johnson, e del responsabile della preparazione arbitri, l'ex arbitro Monty McCutchen. Il programma prevede incontri con tutte le squadre per discutere l'interpretazione delle regole, rimettere al centro il concetto di "rispetto del gioco" con arbitri, allenatori e giocatori, e monitorare con attenzione l'operato di tutte le parti interessati per trarre poi le dovute conclusioni ed eventualmente agire di conseguenza.

La situazione può sembrare di poco conto nel freddo inverno di una stagione lunghissima, ma la NBA è sicuramente preoccupata dell'immagine che questi episodi riflettono e, peggio ancora, di quello che potrebbe succedere in un contesto ancora più teso come i playoff, dove i falli tecnici possono decidere molto di più di una semplice partita di regular season. Chiedere a Draymond Green e i Golden State Warriors per informazioni in proposito. Ritrovare l'autocontrollo, usare comportamenti meno plateali e abbassare i toni del conflitto sono obiettivi da raggiungere in fretta. Negli ultimi giorni la crisi sembra in fase di rientro, ma non può essere merito del programma annunciato il 26 gennaio scorso. Il prossimo appuntamento sarà l'incontro tra giocatori e arbitri del 17 febbraio e dopo di allora, altri due mesi prima dell'inizio della postseason.

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