NBA, i motivi del licenziamento di Kidd e il dolore di Antetokounmpo

I Bucks non hanno pensato Kidd potesse portare avanti questo roster e farlo migliorare. Nonostante il dispiacere di Antetokounmpo hanno deciso di licenziare il coach.

Kidd lascia i Bucks dopo una parte di stagione difficile

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I Milwaukee Bucks hanno avuto il notevole fiuto e anche la necessaria dose di fortuna nello scegliere e coccolarsi Giannis Antetokounmpo, non solo uno dei top player dalla crescita più verticale che l’era recente della NBA conosca, ma anche quello più amato dalle altre stelle che nutrono stima e rispetto verso di lui in modo sincero. Oltre alle sue prestazioni incredibili in campo c’è anche un profondo senso di riconoscenza verso la città di Milwaukee e la società dei Bucks, tanto da non voler abbandonare nemmeno la vecchia facility dei Bucks:

Un giorno eravamo a cena e mi disse: "Potrei comprare il Counsins Center e costruirci la mia casa intorno".
Gli dissi che forse era più conveniente per lui comprare una casa e metterci dentro una palestra personale. Lui accettò il consiglio dimostrando quasi di non averci pensato. Questa è la trasparenza e la genuinità di Giannis. (John Horst GM dei Bucks)

Ora però Giannis è molto dispiaciuto per le ultime vicissitudini della squadra e soprattutto perché non avrà più Jason Kidd in panchina a guidarlo. Il coach dei Bucks è stato sollevato dall’incarico in quanto ritenuto responsabile non solo di brutti risultati sul campo (i Bucks sono comunque in zona playoffs), quanto nell’incapacità di far crescere ancora di più questa squadra come il talento a disposizione potrebbe far sperare.

Kidd prese i Bucks dopo il tentativo fallito di golpe a Brooklyn e trovò sì una situazione di ricostruzione già avviata, ma non certo qualcosa che potesse far pensare a un upgrade imminente. Invece lui sconfessò tutti i pronostici, decise di mettere la palla in mano ad Antetokounmpo rendendolo il playamker (se esiste ancora un’accezione vincolante per questo termine) più alto, fisico e atletico che la storia NBA avesse mai visto.
Questo ha reso innanzitutto Giannis una stella di primissima grandezza, di conseguenza i Bucks una squadra in grado di vincere 42 partite partecipando ai playoffs e soprattutto elevando la mente cestistica di Kidd a geniale.

Middleton e Brogdon potrebbero giovarsi della situazione

NBA, una difesa colata a picco con scelte cervellotiche

Si dice che i visionari non abbiano paura di mettere in pratica esperimenti estremi raggiungendo livelli di atipicità mai visti e Kidd di questo non ha mai avuto paura. Nello scetticismo generale ha visto due passi avanti rispetto al mondo esattamente come faceva in campo quando trovava assists che nessuno poteva anche solo immaginare. Questo significa self confidence, intelligenza e anche una buona dose di tracotanza, che forse rimane la peculiarità fatale nella perdita della panchina.
I problemi difensivi della squadra erano diventati argomenti di culto nei contemporanei Arnold’s di Milwaukee e le lacune di un sistema votato al rischio avevano esposto i Bucks a brutte figure in serie.

Se contrapponiamo questi bassifondi stagionali difensivi con l’incredibile efficacia che ha reso possibili i playoffs nella scorsa stagione, diviene difficile pensare alle basi per cui la wingspan del trio Maker, Antetokounmpo, Middleton sia diventata dall’essere una specie di Dhalsim della difesa a un effettivo colabrodo nei punti del campo più ricercati dall'NBA di oggi ovvero le triple dall'angolo e il ferro.
Nonostante l’arrivo di Bledsoe, qualche sferzata di brio soprattutto a inizio stagione e la definitiva esplosione (ammesso che sia finita) di Giannis, i Bucks sono ancora a chiedersi cosa sarebbe potuto essere e non è stato.

Giannis è sempre stato dalla parte di Kidd

I motivi del licenziamento

Un altro tallone d’Achille di Kidd che probabilmente ha dato il cosiddetto colpo di grazia è una certa propensione alla stupidaggine al cospetto dei media. Nell’era recente ha inanellato uscite rivedibili sotto ogni punto di vista, dal personale al tecnico fino a sfociare nel tattico.
È vero che chi vede oltre non ha paura di valicare la sottile linea della genialità, ma quando decidi di non far segnare un libero a un tuo giocatore sul +3 per paura di un gioco da quattro punti avversario, diventa difficile trovare un’arringa difensiva.
La società così ha deciso di sollevarlo dall’incarico assegnando la squadra a Joe Prunty e non credendo più che potesse far crescere ed esplodere definitivamente questo roster.

A questo si sono aggiunte un probabile rapporto non idilliaco con Jabari Parker, le tante scuse riguardo all’età dei giocatori usate alla bisogna dopo le sconfitte e la sua preoccupazione di elevare i propri pregi, puntando maggiormente il dito contro i difetti dei propri giocatori.
Nonostante questo Antetokounmpo si era offerto personalmente di evitarne il licenziamento, ma la società ha deciso (come giusto che fosse) confermando che la volontà di una stella non può minare le decisioni ponderate di un front office.
Ora sarà interessante capire come la squadra reagirà e come lo farà The greek freak che da leader dovrà essere ancora (se non più di prima) il condottiero di una nave che sicuramente può essere meglio di cosi.

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