Che muoia "il Cholismo", ma l'Atletico Madrid no: lo difende Simeone

Simeone e l'Atletico: in Spagna già si interrogano sulla fine del Cholismo, ma il Cholo non lo sa e continua a difendere i suoi.

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Il Cholismo è morto, che viva il Cholismo? Simeone e il suo (profondamente suo) Atletico Madrid stanno vivendo un momento annerito da eliminazioni e sconfitte senza precedenti: fuori dalla Champions League, fuori dalla Coppa del Re, il solito secondo posto senza competere, quasi a livello di comparsa in Liga (e nell'anno della crisi Real Madrid, che avrebbe potuto far sorridere). 

Simeone e il Cholismo sono di fronte al punto di svolta, una specie di picco negativo personale e di collettivo che li vede scialbi, con i protagonisti ingrigiti, un processo kafkiano senza colpevoli, o con tutti talmente colpevoli da rendere difficile distinguere, decidere.

E anche seguendo con coerenza una sua linea interiore, Diego Pablo Simeone ha deciso come si comporterà. Se il Cholismo deve morire, morirà come ha vissuto. Diego Pablo Simeone ha scelto: difesa della squadra a oltranza, difesa del gruppo, contrapposizione del proprio ruolo e del proprio stesso corpo tra i suoi giocatori e gli strali avvelenati della stampa. L'Atletico Madrid deve vivere anche senza Simeone, sembra aver deciso il mister. Che muoia il Cholismo, ma porti con sé tutti i Filistei (e salvi la squadra). 

Il Cholismo forse sta per morire, e Simeone lo sa
Il Cholismo forse sta per morire, e Simeone lo sa

Simeone e l'Atletico Madrid, la fine di un'era?

Dire la fine di un'epoca è esagerato (ma in Spagna ci vanno giù pesante), sicuramente una grossa pausa di riflessione (prendiamoci una pausa, voglio più tempo per me stesso, sembra dire l'Atletico): forse bisogna stare attenti anche a non sottostimare il problema di quella che prima di tutto è stata un'epica forte, una retorica positiva e machista. Con il suo Atletico el Cholo è riuscito a contrapporre un'immagine e un'identità incrollabile di fronte agli acerrimi rivali del Real Madrid, ai palleggiatori leziosi del Barcellona. L'icona che tutti i tifosi dell'Atletico tengono nel panciotto è una: Diego Pablo Simeone, la sua garra, la sua convinzione. Che al netto di un'esperienza da calciatore tutta improntata sulla mentalità vincente, è riuscito a trasferire in panchina i suoi mantra, le sue ossessioni, i suoi comandamenti. Ed è cresciuto, tatticamente e nella gestione dei match, fino a diventare uno degli allenatori più rispettati in Europa. Qualcosa si è rotto, si chiedono in Spagna? Cosa sta succedendo?

Di chi è la colpa? Se lo staranno chiedendo anche dentro lo spogliatoio dell'Atletico Madrid
Di chi è la colpa? Se lo staranno chiedendo anche dentro lo spogliatoio dell'Atletico Madrid

Dal 2012/2013 l'Atletico non ha mai vissuto un momento così: già a gennaio fuori da tutto. In quell'anno non giocò neppure la Champions ma alzò al cielo la Coppa del Re. Dalla stagione successiva El Cholo ha sempre guidato i suoi almeno fino agli ottavi della massima competizione europea. In Liga tutto ok, per carità: non si può chiedere sempre il miracolo di competere con Barcellona e Real Madrid per la vittoria del campionato. Il secondo posto in campionato è un piazzamento ottimo, ma il grande distacco maturato in queste giornate dalla prima, senza riuscire ad andare avanti nelle altre competizioni, rende tutto un po' più amaro. 

C'è qualcosa nell'anima stessa del Cholismo che è cambiato. In qualche modo si è come ridotto. Prende molti meno gol (9 subiti contro i 16 dello scorso anno), ma ne fa anche meno (34 fatti alla 20esima della scorsa stagione, contro gli attuali 29). Ma non è solo questo il problema: è un trend negativo dall'alba di Simeone ad oggi. Questi i rendimenti relativi a gol fatti/subiti, a partire da questa stagione, andando a ritroso nel tempo: 29:9; 34:16; 30:8; 40:19 (alla ventesima giornata). Mamma, mi si è ristretto l'Atletico Madrid. E stiamo analizzando solo il campionato, dove non c'è affatto maretta (anche se il pareggio con il Siviglia in aperta ricostruzione non è piaciuto per niente, anche a livello di scelte del tecnico). E lui, Simeone, che ne pensa? 

Il gruppo lo conosco bene, sono ragazzi competitivi. La colpa di tutto ciò e dell'eliminazione dalla Champions è solo mia. Saremo competitivi come siamo sempre stati. 

Tutta colpa di Simeone? Intanto non giocherà la finale nello stadio di casa, al Wanda Metropolitano. I suoi, nel caso Gimenez, alla domanda: "Siete pronti per le critiche?", rispondono: "Sono dolorose, ma dobbiamo essere positivi. Non dobbiamo dubitare". Neppure El Cholo dubita, se non forse, nel segreto. E nel segreto, Diego Pablo Simeone se lo starà chiedendo: è davvero tutta colpa mia? Questo è davvero l'inizio della fine del Cholismo? Che muoia pure il Cholismo, sembra ripetersi. Ma la squadra no, la squadra la difende, ci pensa lui, Simeone. Sempre e comunque. 

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