Storie di FA Cup #01: Jeff Astle is the King!

La FA Cup del 1968 è l'ultimo trofeo alzato dal glorioso West Bromwich Albion e porta la firma di Jeff Astle, eroe immortale per i tifosi dei "Throstles".

Jeff Astle colpisce il pallone di testa

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Jeff Astle è stato, negli anni '60 del XX secolo, il centravanti che qualunque tifoso inglese avrebbe voluto nella propria squadra. Coraggioso, generoso, combatteva su ogni pallone senza mai arrendersi, cercando continuamente la via del gol e trovandola molto spesso. La sua grinta, unita al suo attaccamento alla maglia, esaltò i tifosi del West Bromwich Albion.

Entrò per sempre nella storia del club quando consegnò ai Throstles la FA Cup del 1968, decisa in finale con una rete straordinaria. Fu la consacrazione della bellissima storia d'amore tra il campione e la società che lo aveva lanciato nel calcio che conta, un legame che Astle non aveva mai tradito pur avendone la possibilità.

Perché "The King", com'era stato soprannominato dai tifosi della Brummie Road, fu davvero tra i migliori, spedendo il pallone dentro il sacco come solo i grandi campioni sanno fare. Era capace di volare in cielo, per poi colpire con violenti e precisi colpi di testa che non lasciavano scampo ai portieri. Incredibilmente, diversi anni dopo, sarebbe stato proprio questo ad ucciderlo.

Entrata del "Jeff Astle Gate" allo stadio del West Bromwich Albion

Storie di FA Cup: Jeff Astle, il Re di West Bromwich

Jeffrey "Jeff" Astle nasce il 13 maggio del 1942 nel piccolo insediamento minerario di Eastwood, nel Nottinghamshire, e come nelle migliori favole sfugge al grigiore della miniera grazie al calcio. Dotato di una tecnica discreta ma non eccellente, compensa con un coraggio non comune e la feroce determinazione nel cercare la via della rete. Tanto basta per essere notato da Tommy Lawton, leggendario ex-centravanti che in quel giovane vede il suo erede e che lo porta al Notts County, club un tempo glorioso ma che è scivolato fino in quarta divisione.

Lottando su ogni pallone, sgomitando e spedendo il pallone in gol (neanche ventenne segna di media una rete ogni tre gare) Astle non riesce a riportare i Magpies nel calcio che conta ma riesce a farsi notare dal West Bromwich Albion: capaci in precedenza di alzare al cielo ben quattro volte la FA Cup, oltre al titolo di campioni d'Inghilterra nel 1920, membri fondatori della Football League e presenza pressoché fissa nella massima serie nazionale, i Throstles non sanno di avere appena acquistato il centravanti che segnerà un'epoca.

Lo straordinario effetto che Jeff Astle avrà sulla squadra si vede quasi immediatamente: due anni dopo il suo arrivo il WBA centra un eccellente sesto posto in campionato e conquista la Coppa di Lega. Nelle due gare in cui viene giocata la finale contro il West Ham, "The King" prima mantiene accese le speranze con il gol della bandiera nella sconfitta 1-2 dell'andata, quindi al ritorno non va a segno ma crea occasioni a ripetizioni per i compagni, aprendo spazi nella difesa con le sue sponde aeree. C'è molto di questo generoso centravanti nel 4-1 che porta la coppa in città.

"Astle is the King"

L'anno è il 1966, quello in cui "il football torna a casa". L'Inghilterra giocherà i Mondiali in casa, ma nella rosa che conquista l'unico titolo iridato nella storia dei "maestri" Astle non c'è. Comprensibilmente, nonostante le ottime prestazioni fornite durante la stagione, il ct Alf Ramsey gli preferisce campioni più esperti come Hurst, Hunt e Greaves. Per prendersi la maglia della Nazionale "The King" deve fare qualcosa di più, qualcosa di epico.

Impossibile farlo in campionato. Nonostante una squadra più che valida, infatti, il WBA non riesce a distaccarsi dal centro-classifica: siamo già in un calcio dove contano soldi, fama e piazza, e il West Bromwich non ha i mezzi necessari per battagliare nel medio-lungo termine con autentici colossi come Manchester United, Liverpool o Arsenal.

Resta però la FA Cup, il trofeo più antico e affascinante del mondo, quello che permette a chiunque di sognare. Una delle prime squadre capaci di scrivere la storia di questa magica competizione fu proprio il WBA, che nel 1888 superò a sorpresa i presuntuosi "Invincibili" del Preston North End in una partita che è diventata leggenda. Ottant'anni dopo, contro ogni pronostico, l'impresa sarà ripetuta.

Correva l'anno 1968

Nell'edizione 1967-1968 della Coppa d'Inghilterra il West Bromwich Albion, guidato in panchina da Alan Ashman e in campo proprio da "The King" Jeff Astle, supera nell'ordine Colchester, Southampton, Portsmouth, Liverpool e, in semi-finale, i vicini e rivali del Birmingham City. La finale a Wembley viene raggiunta proprio grazie al bomber, che riesce ad andare a segno in ogni partita risultando spesso decisivo, l'uomo che fa la differenza.

Ma non sono soltanto i gol. Astle lotta su ogni pallone come suo solito, dominando nel gioco aereo grazie al fisico poderoso e a una straordinaria scelta di tempo. Il cuoio, reso pesante dalle frequenti pioggie britanniche, quando viene incornato da "The King" si trasforma in una vera e propria palla di cannone destinata, inevitabilmente, a finire la sua corsa nella rete avversaria.

La finale contro l'Everton, giocata a Wembley davanti a ben 100.000 spettatori, è una vera e propria battaglia. I ventidue uomini in campo lottano su ogni pallone, la difesa dei Toffees non perde mai di vista l'ormai noto Jeff, consapevole che ai campioni, per decidere una gara, a volte basta una singola occasione.

Questa si presenta quando sono da poco cominciati i tempi supplementari: Astle supera di slancio un avversario e tira da appena fuori area con il destro, il pallone viene respinto dalla schiena di un difensore e torna ancora a "The King", che di puro istinto calcia ancora, stavolta con il sinistro. Non è il suo piede, ma il tiro che viene fuori è assolutamente imparabile, il cuoio sibila sopra la testa del portiere dell'Everton West e si insacca inesorabilmente in rete. Un gol memorabile, il punto più alto raggiunto da Jeff Astle, il Re di West Bromwich.

Il campione della porta accanto

A fine partita Jeff dichiara che si tratta di "un momento indimenticabile, il più bello della mia vita". Il più brutto, calcisticamente parlando, arriverà nei Mondiali del 1970 in Messico: finalmente membro della Nazionale campione del mondo in carica, Astle sbaglia un facile "rigore in movimento" contro i futuri campioni del Brasile, sancendo di fatto l'eliminazione degli inglesi dal torneo. La sua carriera, che si concluderà nel 1977 con un finale nelle categorie minori giocando un pugno di gare addirittura insieme a George Best, resta comunque straordinaria.

"The King" è letteralmente stato l'anima del West Bromwich Albion, esaltando quei tifosi che, con lui in campo, sapevano di poter sfidare chiunque. Le sue 174 reti lo rendono, ancora oggi, il quarto miglior realizzatore nella secolare storia del club nonché il simbolo dell'ultima squadra capace di portare un trofeo in città. Ma non sono né i numeri né i titoli vinti a rendere Jeff Astle "il Re", bensì lo spirito con cui le tribune del "The Hawthorns" lo hanno visto battagliare in ognuna delle quasi 400 gare di cui è stato protagonista.

Appesi gli scarpini al chiodo apre una ditta di pulizie, lavoro a cui si dedica di persona con un'umiltà non comune per chi è stato uno dei migliori calciatori della sua generazione. In città tutti gli vogliono bene, descrivendolo come una persona semplice e alla mano, completamente dedito al lavoro e alla famiglia.

Jeff Astle festeggia dopo aver realizzato un gol

Un triste finale

Tutto sembra andare per il meglio, dunque. Ma il destino è in agguato, pronto a sferrare il più duro dei tackle. In un giorno qualunque del 1997 Jeff, che ha da poco concluso una brillante esperienza televisiva nel programma "Fantasy Football League", chiede ai familiari perché nel soggiorno sia presente una foto di un calciatore intento a calciare un pallone: si tratta della fotografia del gol realizzato nel 1968, quello che il campione aveva definito "un momento indimenticabile".

La moglie Laraine pensa si tratti di uno dei suoi soliti scherzi, ma la verità è molto più tragica: "The King", ad appena 55 anni, ha perso la memoria, dimenticando completamente di essere stato un idolo del calcio, dimenticando i gol, i boati della folla. È l'inizio di un calvario che si concluderà appena cinque anni più tardi, quando Jeff Astle muore per le conseguenze di quella che i medici individueranno come "encefalopatia traumatica cronica".

Successive analisi stabiliranno che è stato proprio il calcio a portarlo a questa tragica fine. I palloni utilizzati negli anni in cui era calciatore erano duri e pesanti, e il suo colpire ripetutamente di testa gli ha causato una serie di traumi paragonabili a quelli riportati da chi pratica il pugilato. Un finale amaro per questo grande campione, scomparso senza la memoria di quello che era stato un tempo, un tempo in cui i muri della città si riempivano di scritte recanti il suo nome.

Scritta in onore di Jeff Astle presente a West Bromwich

Il nome di Jeff Astle verrà per sempre ricordato dai tifosi del West Bromwich Albion: "The King", l'eroe della League Cup del 1966 e della FA Cup del 1968, il campione che combatteva contro le grandi d'Inghilterra. Nel 2013 la vedova comincerà una lunga campagna di sensibilizzazione nei confronti della Football Association, una battaglia a favore di una maggiore attenzione riguardo la salute dei calciatori perché quanto successo a suo marito non si ripeta. Per oltre un anno, allo scoccare del nono minuto di gioco, sulle tribune del "The Hawthorns" partirà un coro, che ricorderà a tutti quanto grande, immenso, sia stato "il Re".

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