La Serie A è il campionato più pericoloso: troppe violenze e minacce

Uno studio dell'Associazione Calciatori mette in evidenza come la Serie A sia un campionato altamente pericoloso: troppe minacce e violenze verso i calciatori e gli addetti ai lavori.

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In Serie A la parola pericoloso non è riferita solo agli attaccanti, purtroppo. Spesso si va oltre il campo arrivando a insulti, mani e minacce. Comportamenti sbagliati a monte di una passione esasperata, stupida. Fatta di idiozie che vanno ben oltre ai colori. Già, a volte in Italia il calcio non fa rima con pallone.

In particolare uno studio dell’Associazione Italiana Calciatori, volto a capire a che punto è arrivata la violenza nei confronti del calcio – sia in Serie A e nel calcio professionistico italiano che in quello a livello dilettantistico – ha registrato i principali casi di violenza e minacce nei confronti di calciatori nel corso della stagione sportiva 2016/17.

Paura. I nostri calciatori sono sotto tiro. Esserlo significa essere oggetto di insulti, intimidazioni e minacce. Da quelle per il colore della pelle a quelle per aver perso una partita importante. Guai, poi, a cambiare squadra. Sì, il rischio è alto. E ora le federazioni vogliono produrre un freno inibitorio per questi atti spregevoli. Anche se, da quanto emerge dallo studio, le violenze del campionato italiano nella stagione 2016/17 sono calate: 114 per la stagione 2016/2017 contro i 117 analizzati nella stagione precedente. Dati leggermente più positivi, ma pur sempre macchiati dalle piaghe sociali del nostro calcio. Scopriamole assieme.

Serie A, troppa violenza
Le follie del calcio: troppa violenza

Serie A, un campionato pericoloso

"Calciatori sotto tiro", è questo il nome dello studio organizzato dalla Federazione a tutela dei diritti dei giocatori. Sul sito dell'Associazione Italiana Calciatori si legge come, da un punto di vista “territoriale”, il Sud e le Isole rappresentano l’area più pericolosa, con il 40% dei casi. Poco più sotto il Nord, con il 37% delle situazioni. Più tranquillo, invece, giocare in una squadra del Centro Italia, dove si evidenziano 'soltanto' il 23% degli episodi. Il Lazio, però, resta la regione più pericolosa dove giocare a calcio (13%), seguita dalla Lombardia (12%) e dall’Abruzzo (10%). Chiudono la classifica, come regioni più tranquille, l’Umbria e la Calabria (rispettivamente con l’1% dei casi).

Un altro dato è certo: la Serie A, rispetto alle altre categorie del calcio italiano, è quella più pericolosa per un giocatore. Al netto dell'evidenza nel massimo campionato del 52% degli episodi totali. Segue la Lega Pro (15%) e la Serie B (9%). Nei campionati dilettantistici, poi, vengono registrati il 5% dei casi. Il tutto in un calcio mondiale sempre più segnato dai fenomeni di violenza. Basti pensare al bus distrutto recentemente dell'Hellas Verona ai tempi di Mandorlini allenatore, fino alle intimidazioni generali in stile "se perdete vi ammazziamo". E come dimenticare l'episodio capitato l'anno scorso al presidente del Pescara Sebastiani, vittima di atti vandalici e minacce per colpa della situazione in classifica della sua squadra.

Perché il dato più curioso e allo stesso tempo allarmante è proprio questo: gli autori più frequenti delle violenze sono quelli della propria tifoseria, (49% del totale). A differenza dei tifosi avversari, i quali producono il 35% degli episodi evidenziati. Il tutto alla luce di comportamenti sbagliati a monte di una passione esasperata, stupida. Fatta di idiozie che vanno ben oltre ai colori. Già, a volte in Italia il calcio non fa rima con pallone.

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