NBA: Clippers-Rockets, è nata la rivalità da una rissa... sfiorata

Griffin, Beverly e Rivers da una parte, contro Ariza, D'Antoni e Paul dall'altra. Questa è la sostanza di Clippers-Rockets che è andata ben oltre il campo da gioco.

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Ormai è sempre più consuetudine nella NBA di oggi assistere alla fuga di stelle dalle proprie squadre innescando dolorosi addii, maglie bruciate, ritorni discussi, video tributo proiettati o rifiutati e anche pot-pourri di applausi e fischi tra tifosi che non sanno se tributare la giusta riconoscenza a chi ha dato tanto alla propria squadra, oppure propiziare un clima ostile per averla lasciata. 

Il mix fischi-applausi ha fatto da cornice al ritorno di Chris Paul in quella che è stata la sua Los Angeles per sei anni e che per alcuni lati della vita privata lo rimane ancora (alcune iniziative benefiche e affetti).

Il video tributo per lui era doveroso, anche se i successi sono stati molto meno degli insuccessi viste le aspettative. Il record man ogni epoca per assists assieme ad altre tonnellate di statistiche storiche per la franchigia tra cui una partita da 20 punti, 20 assists e 0 palle perse contro New Orleans nel 2016, sono momenti che comunque non possono essere cancellati senza lasciare traccia.

La partita tra Clippers e Rockets in realtà sembra un normale match di regular season tra squadre che stanno vivendo momenti opposti delle rispettive stagioni. I Rockets dopo un sontuoso inizio hanno perso Harden (dovrebbe rientrare questa notte), hanno avuto fuori per tanto tempo Paul e sono in un vero e proprio slump, mentre i Clippers stanno risalendo la china dopo un inizio difficilissimo e una serie d’infortuni da far impallidire il Lazzaretto.

A tal proposito è necessario porre l’accento sull’incredibile lavoro di rinascita che Rivers ha fatto con i suoi. Sta giocando senza Gallinari, Jordan, Beverley, il figlio Austin e ha appena riabbracciato dopo diverso tempo Griffin, ma ora cavalca una striscia di sei vittorie, portate a casa sostanzialmente con le terze linee e un Lou Williams proiettato in un’altra dimensione (primo per punti, trentelli e liberi tentati dal 22 dicembre a oggi). 

Essere in lotta per l'ottavo posto playoffs a ovest non fa girare molte teste, ma contestualizzare l’impresa di Doc nel dare una possibilità ai suoi nonostante tutto, è troppo poco trattata nei circoli NBA.

NBA, profumo di anni novanta con trash talking, spinte e contatti

I Rockets non la mettono nella più proverbiale vasca da bagno da tre punti e manifestano una certa differenza d’efficacia quando l’orchestra è diretta da Harden o da Paul. Anderson è l’unico a far valere le sue qualità perché è un curioso caso di miglior tiratore da tre punti on the road rispetto alle mura amiche, ma i Clippers sono quasi sempre avanti sebbene non riescano mai a dare la spallata definitiva. 

Una arriva da Griffin a Mike d’Antoni dopo che gli arbitri (forse nel peggior momento qualitativo della storia NBA) si perdono un’interferenza di Johnson su Gordon lanciando il contropiede dei padroni di casa. Griffin collide (sembra) intenzionalmente con D’Antoni, subisce poi fallo in penetrazione e fa partire la prima discussione animata. Ne esce un diverbio proprio con il baffo in panchina che non gli riserva gentilezze, assieme all’ex compagno Paul che fa notare delle cose che non sono piaciute, a testimonianza che i due sono stati sempre colleghi, ma mai amici.

Una volta sedato il primo parapiglia si passa al livello saloon negli ultimi secondi, quando Griffin sulla rimessa per evitare l’infrazione di campo spara un missile verso Gordon per fargli carambolare il pallone addosso. L’eccessiva veemenza e le parole successive di Austin Rivers dalla panchina fanno scatenare il secondo tempo di “fight club” con l’espulsione di Griffin da una parte e di Ariza dall’altra, coinvolto dalle parole poco simpatiche di Austin seduto in borghese sulla panchina.
Sembra ordinaria amministrazione con i due contendenti espulsi…sembra.

Sorrisi e provocazioni dalla parte dei Clippers

Irruzione negli spogliatoi, ma non avrebbe fatto rissa nessuno

Quando tutto potrebbe essere finito con la sirena, arriva il tentativo d’irruzione dei Rockets nello spogliatoio Clippers, tramite un ingresso secondario conosciuto da Chris Paul e schernito da un tweet di JJ Redick. La porta rimane chiusa nonostante Austin dica di farli entrare sempre in modo piuttosto colorito. 

Ci prova poi Capela con civiltà e bussando, ma una volta aperto lo spogliatoio si richiude immediatamente, facendo nascere così un’indagine della NBA che servirà a capire le dinamiche dell’accaduto. Come riportato da Wojnarowski, una fonte ha detto che non ci sarebbe stata comunque una rissa, perché nessuno avrebbe poi realmente alzato le mani valutando l'accaduto come ordinaria amministrazione.

È difficile capire questi animi infiammati per una partita di regular season, ma sicuramente anche le azioni del sempre provocatore Beverley e dei Clippers coinvolti nella blockbuster trade di luglio, hanno aiutato a infiammare gli animi.
Ne è nata poi una splendida serie di tweet che hanno ironizzato sull’accaduto da ambo le parti, disegnando la prospettiva di avere una potenziale serie di primo turno che metta di fronte proprio queste due squadre in una riedizione della rivalità fisica tra Knicks e Heat allenate da Van Gundy e Riley. E per i nostalgici di quegli anni potrebbe essere bello, magari con dei Jordan, Gallinari e Harden in più per unire alla sana fisicità anche una qualità di pallacanestro superiore a quella offerta nel Martin Luther king Day

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