Ronaldinho, vincere con il sorriso si può: la sua eredità al calcio

Un fuoriclasse sempre sorridente che quando non si sentiva felice non giocava bene. Lascia a 37 anni e con un Pallone d'Oro in tasca.

107 condivisioni 5 commenti

di

Share

Ad alti livelli non ci giocava più da un biennio abbondante, dall'addio alla Fluminense nel 2015. Il 26 settembre di quell'anno aveva disputato l'ultima partita ufficiale nella sfida del campionato brasiliano contro il Goiás Esporte Clube, ma la sua classe riusciva a conquistare l'etere anche quando gli scarpini non erano allacciati. Ronaldinho si ritira ufficialmente: lampi di classe che (forse) non rivedremo più.

Nonostante 27 mesi di lontananza da partite ufficiali, era stato lo stesso Ronaldinho a tenere spesso accesa la fiammella della speranza di un ritorno in campo. A ogni accenno alla possibilità di ritiro corrispondevano nuove offerte per il ritorno in campo, sempre declinate. Dinho saluta il calcio dopo essere stato campione del Mondo nel 2002 e aver indossato in Europa le maglie di Paris Saint-Germain (2001-2003), Barcellona (2003-2008) e Milan (2008-2011), vincendo due volte la Liga, una Champions League e il Pallone d'Oro nel 2005.

Giocoliere illuminato come pochi ne nascono in un secolo, la leggenda di Ronaldinho, come spiegato da suo fratello Roberto de Assis Moreira, vivrà di passerelle nel rettilineo finale, da celebrare dopo i Mondiali di Russia.

@clubqueretaro ⚽🤙🏽

A post shared by Ronaldo de Assis Moreira (@ronaldinho) on

Ronaldinho si ritira: la sua eredità al calcio

Eventi in Brasile, Europa, Asia e un'amichevole contro una rappresentativa della Seleção per salutare una delle stelle più luminose del firmamento mondiale con il pallone tra i piedi. Che lascia in eredità la voglia di vincere accompagnata a un sorriso sempre vivo, ma non solo: ecco 10 cose che lascia al calcio.

Il sorriso

Trovare una foto in cui Ronaldinho non trasmetta positività, che si tratti della finale più importante o dell'ultima delle amichevoli, è una sfida ardua. Samuel Eto'o, suo compagno di squadra ai tempi del Barcellona, raccontava spesso questo aneddoto:

Dinho era un genio e non solo in campo. Quando non si sentiva felice non giocava bene. Spesso però arrivava nello spogliatoio sorridente e mi diceva: "Samuel, come ti senti?". Se gli dicevo "bene", lui rilanciava: "Perfetto, andiamo a vincere"

Joga bonito

Un pallone tra i piedi e quei due dentoni che lo hanno spesso connotato in caricature e vignette si trasformavano in canini letali per la stima e la porta degli avversari. Come se il calcio fosse l'unico modo per rendere le cose migliori, anche se per un po': il messaggio che Ronaldinho lanciava ogni volta che entrava in campo era anche questo. In due parole: joga bonito.

Ronaldinho sorride in una delle recenti partite con le leggende del Barcellona
Ronaldinho in una partita con le leggende del Barcellona

La poesia

Eppure, dietro quel volto sempre sorridente, c'è una grande sofferenza d'infanzia: la scomparsa del papà nell'inverno 1988, a Porto Alegre. Dinho lo scoprì di ritorno a casa dopo una partita di calcio con gli amici. A rivelarglielo il fratello maggiore, Roberto. Da quel momento la decisione di sorridere ogni volta che avrebbe avuto un pallone tra i piedi, per rendere suo padre Joao fiero di lui.

Un record incredibile: 23 reti in una sola partita

Forse non tutti lo sanno, ma per anni Dinho è stato titolare di un record incredibile a livello di settore giovanile: nel 1999, quando era ancora Ronaldo de Assis Moreira, in un match tra scuole diede vita ai primi segnali di eccezionalità. Come? Realizzando 23 reti in una sola partita. Due anni dopo quel ragazzo sarebbe stato convocato per la prima volta nelle giovanili del Gremio. Era l’alba della leggenda, era l’alba di Ronaldinho

Quel gol al Real Madrid

Difficile non essere concordi sugli anni in cui Ronaldinho ha sfiorato le vette mondiali: quelli vissuti a Barcellona. Cinque anni, 207 partite, 94 reti e tantissimi assist. Un momento che non si può dimenticare con i colori blaugrana è datato 19 novembre 2006: stadio Santiago Bernabeu, Real Madrid e Barcellona si sfidano in un match che vale mezza Liga. Dinho decide che è il momento di mettersi in proprio: doppietta dopo il vantaggio di Eto'o e vittoria, con standing ovation dello stadio avversario. Il centro dello 0-2 è divino: progressione partendo da sinistra, Sergio Ramos imbarazzato, finta di corpo su Ivan Helguera e Casillas battuto.

La "puntata" al Chelsea

Non ci spostiamo dalla Catalogna, ma il flusso di coscienza a tinte blaugrana nella carriera di Ronaldinho ci porta indietro al 9 marzo 2005: ritorno degli ottavi di finale di Champions League, di fronte c'è il Chelsea di Mourinho, battuto per 2-1 al Camp Nou. Dopo meno di mezz'ora il Barcellona va sotto di tre reti, poi Dinho al 27' accorcia su calcio di rigore. Il minuto 38 è quello in cui il tempo si congela a Stamford Bridge: Ronaldinho riceve palla al limite dell'area, gli inglesi lo pressano in quattro. Lui non muove la palla, li guarda negli occhi, sposta il bacino e di punta inganna Cech. 3-2. Un gol meraviglioso quanto inutile: alla fine sarà il Chelsea a vincere 4-2 e qualificarsi. Ma per gli esteti, poco importa.

La vittoria nel derby di Milano

Se la Serie A ha potuto ammirare Ronaldinho, lo deve a Pep Guardiola. Già, fu proprio l'allenatore catalano a dare il benservito a Ronaldinho all'arrivo sulla panchina del Barcellona, nel 2007: così il brasiliano passò al Milan di Kakà, Pirlo, Beckham, Pato, Seedorf e compagnia cantante. Un'orchestra non da poco. Il Gaucho suonava da fermo, a volte, ma ha avuto il tempo di decidere un derby: 29 settembre 2008, stacco imperioso in area e 1-0 all'Inter.

28 settembre 2008, Ronaldinho festeggia un gol all'Inter nel derby
28 settembre 2008, Ronaldinho festeggia con la maglia del Milan l'1-0 all'Inter

La Coppa del Mondo con Rivaldo e Ronaldo

Giappone e Corea del Sud 2002. In tanti la legano al nome di Ronaldo, determinante nel successo finale del Brasile e detentore di un taglio di capelli ai limiti della presentabilità, ma guardando alla cornice che circondava il Fenomeno con la maglia numero 9 c'era da rabbrividire: Ronaldinho e Rivaldo. Distillati di talento difficili da contenere in 100 e passa metri di campo. Quelle sei mani sulla Coppa del Mondo sollevata nel cielo di Yokohama sanno di leggenda.

L'elastico

Palla massaggiata con la parte esterna del piede, circondata dalla pianta e portata sull'altro lato con una sterzata e la sfera incollata al piatto del piede. In una parola, elastico: come il gioco di prestigio che ha accresciuto la fama di Ronaldinho su scala mondiale. Pochi difensori ne sono stati esenti, in tanti lo ricordano come un incubo. E pensare che la prima "vittima" di questa magia è stato un avversario a quattro zampe: il cane di Dinho, Bom Bom, scartato per anni sul prato da piccolo.

Ronaldinho saluta da ospite del Carnevale di Rio
Ronaldinho ospite del Carnevale di Rio: un appuntamento fisso

Il rimpianto

Già, perché, come un Pierrot del pallone, anche Gaucho lascia dietro la sua leggenda un alone di incompiutezza. Quella emersa quando la vita notturna e la voglia di non competere più ad alti livelli hanno avuto la meglio. Più chili, meno voglia ed ecco sostanziarsi le tappe tra Flamengo, Atlético de Mineiro e Queretaro, prima della Fluminense e della decisione di diventare un ambasciatore del Barcellona. Ronaldinho ha salutato le alte vette del calcio mondiale a soli 31 anni, quando chiuse con il Milan. Troppo presto? Forse per tutti, ma non per chi, come lui, giocava bene solo quando era felice. Anche se così non sarebbe diventato il migliore di tutti i tempi.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.