Ribery e l'infanzia dura: "Le cicatrici mi hanno reso un campione"

Il francese racconta tutte le difficoltà della sua vita: "Avevo paura ad uscire di casa. Tutti mi giudicavano, ora le cicatrici sono parte di me: un lifting? Mai e poi mai".

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Il talento e la bravura, a volte, possono passare in secondo piano. O quasi. Lo sapeva da sempre il piccolo Franck, che con il passare degli anni è diventato Ribery. Top player, sì, ma pur sempre un uomo segnato dalla sua cicatrice. Già, nessuna metafora o modo di dire in questo caso, semplicemente realtà. Un segno distintivo. Duro e maledetto ma allo stesso tempo prezioso per plasmare la sua persona.

Perché carattere e coraggio sono le qualità che ci definiscono esseri umani. E che a volte ci spingono verso una meravigliosa grandezza. Magari fatta di dribbling a rientrare, finte, scatti e gol. Principalmente in Germania, al Bayern Monaco, che lo ha accolto trasformandolo in una stella bellissima. Poco importa l'estetica, quella basta in campo, anche se le geometrie del suo viso nel suo caso hanno pesato eccome. Complessi, paure e ansie poi capovolte in ambizione e successo. Ossimori di una vita dura e di una carriera da campione.

Storia di vita. Passato e presente, come l'ultimo gol contro il Bayer Leverkusen di settimana scorsa. Una giocata fenomenale che ha regalato al francese la prima rete in questa Bundesliga. Più una boccata d'aria che un'esultanza. Lui, Ribery, pazzo del calcio e della sua famiglia: l'amore per la moglie Wahiba e i figli Hizva e Shajinez. Dal ghetto al paradiso, dal nulla al tutto. Instancabile pendolo e dribblatore seriale, in una storia vera e che più dura forse non si può. Proprio come raccontato dallo stesso Ribery in un'intervista a Canal Plus.

Ribery
La gioia di Ribery dopo il primo gol in questa Bundesliga

Ribery: "Un lifting? Mai. Le cicatrici sono parte di me"

Quando gioca il Bayern, e in campo non c'è Ribery, ci si chiede sempre: ma Franck dov'è? Il francese da subito è riuscito a creare in Baviera un brand di sé stesso. Lui, che per sua stessa ammissione senza il calcio sarebbe finito in povertà totale. Cresciuto a Boulogne-sur-Mer, proletaria cittadina marinara. Forgiato dalle insidie di Chemin Vert, quartiere popolare che intrappola i suoi abitanti:

Senza calcio sarebbe stata davvero dura uscire da quel casino. Forse impossibile.

Di mezzo, però, non c'era soltanto la difficile realtà geografica. Di mezzo, purtroppo, ci si mise anche il destino. Che scherzò con il piccolo Franck prendendolo in giro:

La sofferenza mi ha fatto rinascere. Con quella cicatrice da bambino non è stato per niente facile, ma mi ha dato forza, speranza. Mi ha permesso di diventare il calciatore che sono. Sì, la cicatrice mi ha fatto sognare.

Aneddoti e passaggi di una vita frammentata. Come un puzzle da comporre con calma e costanza. Con una cicatrice che va dalla tempia al mento e l'altra - altrettanto evidente - parallela alle sopracciglia. Che inizialmente si pensava fossero il retaggio di un'adolescenza tormentata, voci poi smentite dai fatti e dalle parole dello stesso Ribery. Colpa di un maledetto incidente d'auto avvenuto all'età di soli due anni assieme ai genitori:

La gente quando uscivo mi guardava sempre. E non perché ero una brava persona o per le mie qualità a giocare a calcio, ma semplicemente per quelle cicatrici. Mi sentivo giudicato. Oppresso. Magari piangevo, certo, ma non andavo mai all'angolo. Soffrivo da matti, sì, ma diventavo ogni giorno più forte.

Storia di una rivincita

Abbandonato appena nato dai suoi genitori biologici in un convento di suore. Morte morale prima e resurrezione poi. Salvato dalla moglie e dal Bayern, una vera e propria famiglia. Qualche lite, ovviamente, in particolare con Robben: screzi e scaramucce per chi è il più forte, chi non la passa mai, chi debba tirare le punizioni e così via. Rapporti.

Ma una cosa è certa: non mi farò mai un lifting. Le cicatrici sono parte di me.

Convertito alla religione musulmana grazie alla moglie, che da subito gli ha consigliato di pregare prima di ogni partita. Franck addirittura si fa chiamare Bilal Yusuf Mohammed. Fino agli scandali, quello con la prostituta minorenne assieme a Benzema. Storie, bassi trasformati in alti. Gioie e dolori. Cicatrici, appunto.

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