Liverpool, this is monster Salah: perché l'egiziano è un supereroe

Tutto cominciò da 'una volontà superiore': quella del fenomeno egiziano, campione fedele, velocissimo e pieno di passione. Dalla pasta al pomodoro alle preghiere.

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'Fu come seguire una volontà superiore', disse un giorno il Signor Ghaly. Le sue parole erano riferite ad un bambino piccolo, il figlio, che di nome faceva Mohamed. Quella fu la risposta ad un arcano rimasto per un po' di tempo irrisolto e misterioso, ovvero: il ragazzo deve smettere col calcio o andare avanti con gli studi? Bella domanda per un padre. Bella domanda se posta in un paese difficile come l'Egitto. Ma siccome è meraviglioso arrivare subito al lieto fine, beh, sveliamo subito il mistero: quel bambino, alla fine, decise di andare avanti eccome col pallone. Decise di correre, saltare, macinare chilometri e addirittura volare. E infine, ma non per ultimo, scelse di tracciare delle geometrie pazzesche contro l'invincibile Manchester City di Guardiola. Bene, quel bambino oggi è un supereroe, e di nome fa Mohamed Salah.

'What a player', gridano a Liverpool. Una città che indipendentemente gode. Tra fantascienza e fenomeni calcistici del terzo tipo, un po' come nell'ultima meravigliosa opera contro il City di Pep. Arte. Roba da Marvel. Un laser da lontano che va oltre ogni legge fisica e si trasforma in un gol da Oscar. Corredato da accelerazioni, strappi, volate su navicelle spaziali a tinte Reds e molte altre gesta. Come l'assist a Mané, che per inerzia si trasforma anch'egli in un essere paranormale e compone creazioni inimmaginabili. Insomma, con questo Salah tutto è più bello e semplice

Altra domanda: ma è legale? O meglio, può giocare un supererore in Premier League? Un personaggio da una storia tutta sua, controversa, fatta di silenzi e sorrisi. Di vizi e virtù. Speciale a modo suo. Ma concretizzata dai fatti e dalle reti. 18 gol in 22 incredibili partite di campionato. Quello inglese: passando dal Chelsea, sbarcando in Italia e infine tornando sull'isola europea, una terra da conquistare. Il tutto dopo essere partito dalla sua, l'Egitto, il paese dei faraoni. Dei miracoli e delle piaghe. Ma soprattutto di Mohamed Salah, il supereroe fatto di carne ed ossa.

Liverpool, con Salah è più facile

Coutinho ora passa in secondo piano. Perché con uno così non c'è da rimpiangere nulla. 24 gol totali e 8 assist fin qui in stagione. That's Salah, yes. Un mostro. Protagonista di una crescita spaventosa e fenomenale nell'aver finalmente acquisito la proverbiale costanza. Adesso quella volontà superiore può decidere di fermarsi o di proseguire la sua parabola col desiderio di ripetersi all'infinito. Ovunque. Non sono di certo un mistero le voci da Madrid, rumors blancos per una stella completamente dipinta di Reds. Vero, Klopp?

Lo seguo sin dai tempi del Basilea, ora però è maturato tantissimo. La sua velocità è incredibile e ci dà uno straordinario potenziale offensivo

Una crescita spaventosa

Unbelievable, già. L'erba in fondo l'ha sempre bruciata. I prati di Roma e Firenze, infatti, sono stati più volte corrosi dalla sua potenza e velocità:

Per me potrebbe tranquillamente correre i 100 metri contro Usain Bolt. Non ha nulla da invidiargli.

Disse Murat Yakin, suo allenatore ai tempi del Basilea, in una Svizzera che lo accolse in un momento davvero delicato. Nei mesi precedenti all'approdo in Europa Salah giocava nei Araba Contractors, squadra del Cairo, me che gli sbatté in faccia la cruda e maledetta realtà. Nel 2012 la tragedia di Port Said fermò tutto il calcio locale piegando l'Egitto in un terribile lutto. Meglio cambiare. Riprovarci. Senza mollare e inseguire quel sogno che da bambino lo faceva scoppiare in lacrime se non buttava la palla dentro.

Questione di tempismo. Migliorato grazie ai principi di Spalletti e plasmato dalla rigidità tattica italiana, attaccando il 'lato cieco' e collaudando a sé un tempo perfetto d'inserimento. E ora pure i gol. Tanti e belli.

Stile, personalità e fede

Carattere vero, in pace con sé stesso. Spesso catalizzatore di polemiche. Come quando ai tempi del Basilea non strinse le mani ai giocatori del Maccabi Tel Aviv, sfidati nel doppio confronto di qualificazioni per la Champions League. Caos. Evitando il rito dei saluti e offrendo il pugno chiuso agli avversari. Tacciato di antisemitismo. Ma Salah, anche grazie ai suoi silenzi, ha preferito parlare con i fatti.

Influencer

Calcisticamente parlando ormai ogni cosa detta rischia di cadere nella banalità. Momo ora è sempre protagonista, aiuta i compagni, infiamma, diverte e soprattutto segna come se non ci fosse un domani. Quel domani di speranza che è riuscito a ridare ai suoi connazionali. A Roma, addirittura, era stato selezionato come testimonial in Italia per rilanciare il turismo in Egitto. Poi, però, non se ne fece più nulla a causa del clima teso tra i due paesi in seguito all’uccisione di Giulio Regeni.

Criticato spesso dalla comunità musulmana che gli rimproverava di essere sensibile e vicino ai costumi occidentali. Peccato in Italia nessuno lo ha abbia mai visto in una discoteca: fedelissimo, Momo. Al tempo frequentatore della moschea di Acilia, la più vicina al Torrino, il quartiere dove abitava con la famiglia: la figlia Makka, nata a Londra quando giocava col Chelsea, e la moglie. Pazzo della pasta al pomodoro, energia per sgommare sull'esterno. Tra fede, Corano e preghiere.

Gol di ogni tipo, intanto. Perfetto per il sistema di Klopp e maturo al punto giusto, ma non dimentichiamoci che alla fine è solo un 1992. Premiato Salah come miglior africano dell'anno. Al secondo posto il suo compagno di squadra Mané, l'altro gigante che ha spaccato il City. Già un profeta nella sua patria, Momo. Trascinando l'Egitto ai Mondiali dopo 27 anni dall'ultima partecipazione. Quest'ottobre sugli spalti dello stadio di Alessandria d'Egitto sono scese lacrime e si sono alzate preghiere. Ma soprattutto è passata la storia. Caricandosi una nazione intera sulle spalle e regalando il sogno ai suoi fratelli con la doppietta contro il Congo. Faraone. 

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Negli Emirati Arabi è praticamente una rockstar. Quando la Roma organizzò il ritiro a Dubai la gente era tutta per Salah. Idolo. Un'icona fatta anche di timidezza, meglio un'intervista in meno che una in più. Riservato, Momo. E amico. Si fa voler bene, a Firenze i tifosi dopo la doppietta alla Juventus gli incisero un cuore gigante sul portone di casa sua. Rosso, rossissimo, proprio come il sentimento che oggi provano per lui i tifosi Reds.

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