Premier League, Mourinho: "Ibra non può più essere quello di un tempo"

Il portoghese parla del futuro di Zlatan, prefigurando (forse) un impegno part-time. E poi rifila un'altra stilettata al nemico Conte.

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C'è chi, come Jurgen Klopp, ritiene che Liverpool-Manchester City passerà alla storia in qualità di unica sconfitta del Dream Team di Guardiola nella stagione 2017-18. Ma c'è anche chi pensa, o perlomeno spera, che lo spettacolare 4-3 di Anfield possa rappresentare un efficace massaggio cardiaco per una Premier League rantolante già prima di Capodanno. 

Certo, molto dipenderà dal Manchester United, atteso questa sera dal match contro il pericolante Stoke: una vittoria proietterebbe i Red Devils al secondo posto in solitaria, 12 punti sotto i Citizens. Il distacco resta enorme, ci mancherebbe, eppure la speranza dello United è che possa aggiungere pressione ai cugini, già scottati dall'imprevedibile svolta della trattativa per Alexis Sanchez. 

A proposito del cileno. Il suo ormai probabilissimo approdo alla corte di Mourinho comporterebbe un discreto affollamento nel reparto offensivo. E la ressa potrebbe diventare soffocante all'inizio di febbraio, quando nella lista dei convocabili tornerà il nome del più ingombrante di tutti, Zlatan Ibrahimovic. Ma il portoghese sembra avere già le idee chiare su quelle che saranno le gerarchie.

Premier League, Mourinho sulla parabola di Ibrahimovic

Ho allenato Ibra quando aveva 29 anni (all'Inter, ndr), e non c'è possibilità che torni ad avere 29 anni un'altra volta. All'epoca io avevo 45 anni e non c'è possibilità che in futuro abbia ancora quell'età, visto che settimana prossima ne farò 55. Non possiamo fermare il tempo e la cosa è ancora più vera per un giocatore. E Zlatan lo sa benissimo. Sa che è nella fase discendente della sua carriera ai massimi livelli, ma il suo desiderio è quello di chiudere la sua carriera ai massimi livelli nel Manchester United, mettendosi a disposizione mia e della squadra. E penso che sia in grado di farlo. Ha soltanto bisogno di sentirsi felice per il suo ginocchio e per la sua salute. Come leader tecnico e dello spogliatoio, credo che se lo meriti e io sono qui per aiutarlo

Sciorinando le sue doti di fine politico, José sembra voler suggerire con delicatezza quello che sarà il ruolo di Ibrahimovic da qui a fine stagione: un'alternativa di lusso ai titolari - Lukaku e (probabilmente) Sanchez - in grado di dare il suo contributo anche solo part-time, anche come voce autorevole dello spogliatoio. Non più il sole ma un satellite. Resta da vedere se e come lo svedese vorrà adattarsi al nuovo paradigma, lui che ha fatto dell'Ibracentrismo uno stile di vita e un marchio di fabbrica. America e Cina aspettano, un po' più fiduciose di prima.

Mourinho su Ranieri (e Conte)

Mou e RanieriGetty
Mourinho e Ranieri dopo che sono diventati amici del cuore

Naturalmente, non poteva mancare un riferimento, anche se indiretto, alla faida shakespeariana con Antonio Conte.

Non mi piace litigare con gli altri allenatori. Quando sono io a iniziare, ed è successo molte volte, me ne prendo la responsabilità. Quando non sono io a iniziare, mi diverto a osservare gli altri che fanno le vittime quando è evidente che non lo sono. Ma, sul serio, non mi piace. Per me è una storia chiusa.

Chiusa davvero? Non ne parliamo più? Quasi.

A volte è colpa mia, a volte è colpa di altri allenatori. Quando penso sia colpa mia sono il primo a scusarmi, come è successo con Ranieri. Ecco perché i nostri rapporti sono passati da "cattivi" a "buoni", e quindi da "buoni" a "eccellenti". Perché sono stato abbastanza uomo da scusarmi.

Forse non è affatto finita qui.

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