Joypad Stories: 5 idee per il futuro degli Esports (solo idee cool)

Chi siamo, dove andiamo, dove andranno gli eSports? La risposta, oltre ad essere dentro di voi (e sbagliata), può essere racchiusa in 5 scenari possibili.

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Cari amici di connessione lenta, quello di cui stiamo parlando non è virtuale. Ecco, questo deve essere chiaro, qualcuno dice: "La passione è reale". Ma il futuro degli eSports in quale incredibile scenario lo dobbiamo collocare? Vedremo immense platee, stadi pieni o qualcosa di più indie?

Gli eSports autorizzano a pensare a prospettive di futuro totalmente opposte messa l'una di fianco all'altra, ma in qualche modo complementari con la natura del gaming, dei giocatori. 

Abbiamo anche chiesto l'opinione a qualcuno che mastica esports da anni, che crede fortemente nel gaming, che ci ha investito. Che non si dica che questo articolo è solo distopia pura. Non googlate però, dai. Era per dire che non è proprio un giochino di fantasia. Non del tutto. Anche se forse l'idea che il gioco non possa essere associato ad un serio progetto di business forse dovremmo accantonarla. Ecco 5 scenari possibili. 

Ovviamente l'Estremo Oriente sarà la patria prediletta di eventi globali e pieni di luci
Ovviamente l'Estremo Oriente sarà la patria prediletta di eventi globali e pieni di luci

1) Esports, il futuro Indie

Fermi tutti. Il futuro indie degli eSports dovete immaginarlo estremamente minimal. I grandi investitori scapperanno in massa, non appena capiranno che il gaming è diventato (tra 100 anni) un esercizio mentale per una nicchia ristretta, feroce, fortemente codificata. In un mondo in cui si fanno le bamboline Vodoo con i The Giornalisti dopo "Pamplona", gli Esports verranno vissuti in circoli chiusi, come una cosa esclusiva, fortemente settaria. Destinata, se pop, a svanire in una bolla di insulti dall'universo Indie. Per questo motivo ci si riunirà in locali senza insegna, probabilmente segreti, in date da scoprire risolvendo complicati rompicapo o conoscendo a memoria tutte le canzoni di Vasco Brondi (però bisogna pure saperle recitare al contrario, per essere meno stereotipati).

Dopo aver baciato uno sconosciuto con i capelli strambi, si giocherà in silenzio assoluto. Ovviamente nessuno dei mostri sacri del gaming saranno presenti a fior di Joypad. Ci saranno giochini a piattaforme estremamente minimalisti e per questo in qualche modo belli. Ma di un'estetica rarefatta, talmente delicata che no, giocare in due sarà vietato. Non ci sarà competizione, ma tutti saranno convinti di aver perso e implicitamente tutti infelici e scontenti si tornerà a casa ascoltando in un vinile un gruppo di nicchia anni 60' che si è sciolto dopo il primo concerto finito in rissa. 

Le saprà le canzoni di Vasco Brondi?
Le saprà le canzoni di Vasco Brondi?

2) Esports, il futuro Calcistico

So che molti player (non quelli di Fifa e Pes, vi siamo vicini, fratelli di joypad, siamo come voi) non apprezzeranno del tutto il paragone. Ma il gaming potrebbe seguire in maniera importante lo sviluppo del calcio. Importanti magnati si interessano a questa forma di intrattenimento, probabilmente compreranno squadre e gli daranno lo sponsor di una famosa bibita energetica (non è il succo d'arancia, no), e investiranno milioni per regalare al proprio player preferito una villa a Doha, un paio di cuffie nuove di zecca e una scuderia di cavalli arabi. In Italia imprenditori senza scrupoli compreranno i produttori di Joypad, in fortunate serie Tv si parlerà della gang di turno capace di truccare gli incontri minacciando i player di spaccargli lo schermo piatto preferito, ma molti crederanno comunque in esports puliti, guarderanno le partite in tv, porteranno i figli ad allenarsi col joypad al parco, dove saranno disponibili maxi-schermi comuni in cui giocare tutti insieme. Forse il fascino primitivo del gioco, polvere e joypad e aggregazione virtuale che diventa reale, non sarà tradito. Forse il Palazzo lo farà credere a tutti, forse alla fine uscirà fuori Esportsopoli, e un gruppo di giudici spaccherà a metà il paese. Non è comunque escluso il dominio incontrastato per anni di una squadra su tutte, sportivo, con scandali extrasportivi, penalizzazioni, squadre fallite e comprate per 1 euro, tecnologia per vedere se effettivamente il player ha sbirciato mentre l'altro calciava il rigore, e un grande buffet di consolazione quando l'Italia non si qualificherà ai Mondiali. Ah, no, nel calcio non c'è stato nemmeno quello. 

3) Esports, il futuro Entertainment 

Forse in qualche modo è il più vicino allo sviluppo attuale degli esports. Immense arene, dove al posto dei wrestler saliranno sul palco i player, siederanno al centro.  Saranno giudicati per fama, punteggi, abilità e follower. Saranno Instagrammer di grido, in grado di muovere le platee verso questo o quel prodotto, influencer di prim'ordine. E saranno maledettamente bravi joypad alla mano: saranno in grado, con una giocata, un'uccisione, un sorpasso azzardato di far urlare, emozionare, milioni di persone. Le televisioni ne parleranno nei talk-show, che avranno nuova linfa proprio perché la presenza dei player santificherà qualsiasi altro ospite, e lo renderà trendy, e interessante. I player saranno inquadrati in squadre competitive, cool, in grado di competere per budget con brand di primo livello nel mondo. Si investirà in strutture, marketing, e no, non saranno le partite di esibizione del gaming ad affiancare altri main-event, ma saranno sport emergenti a chiedere con insistenza agli esports di lanciarli. Non sarà inusuale vedere, prima di una finale di Fifa 2110, un cantante in cima alle classifiche esibirsi con il suo nuovo singolo. Un Super-Bowl mensile, con vere e proprie giornate-spettacolo, in grado di lanciare nuove star. Ci saranno Academy e talent-show, ma alla fine sarà sempre la reale bravura a trionfare. E magari anche un player non influencer, qualche volta, vincerà il campionato, come una specie di novello Leicester, o Verona. Ma ci sorprenderà molto. 

Beh, questa non sembra una taverna, eh?
Beh, questa non sembra una taverna, eh?

4) Esports, il futuro da taverna

Magari invece sfuggiranno ad una spirale più glamour, gli esports, e diventeranno un intrattenimento da taverna. Senza accezione negativa. Qualcosa simile alle carte ai tempi di Renzo e Lucia: non attrarranno folle oceaniche, ma verranno disputati tornei nei bistrot (però bisognerà andare in camicia), o nei pub di quartiere. Una diffusione capillare ma non estremamente televisiva, una grande accoppiata tra joypad e birre, federazioni di pub che sfidano le une le altre in trasferte in pullmann, con camicia a scacchi d'ordinanza e se gira bene anche una partita a freccette (virtuali). Gli Esports vivranno una vita ritirata ma felice: i videogiocatori si vedranno in ambienti conviviali, una specie di rituale pre-pay-per-view per il calcio. In posti affollati ci si scambierà sfide, occhiatacce e complimenti, la componente femminile sarà forte e probabilmente alla fine sceglierà il pub dove si giocherà la finale (non è sempre così?), i player abbineranno una tecnica assoluta, forza fisica e mentale anche in condizioni estreme di sbronza colossale. Pulmini volanti forniti dalle federazioni porteranno i player e gli altri avventori a casa (non guidate dopo aver bevuto!), e i montepremi saranno milionari: ci si scontrerà per un vero filone di pane, o un kg di prosciutto. Una rarità, in un futuro dominato da integratori e polverine. 

5)  Esports, il futuro secondo qualche esperto (reale)

Per cercare di dare una patina di rispettabilità al pezzo, abbiamo relegato dopo 1086 parole (ora 1092) il parere di chi realmente ci sta investendo sudore, passione, e perché no, anche cash. Fabio Battista, dell'Inferno Esports, ci ha descritto una realtà aumentata, in qualche modo, dell'attuale fenomeno: 

Il mondo degli esports è dove la realtà supera ogni fantasia e la realtà vede stadi e palazzetti gremiti da tifosi e appassionati che guardano su grandi maxischermi le gesta dei loro campioni. Tra 10 anni la vedo proprio così, con la differenza, rispetto ad ora, che sarà un fenomeno globale con edifici creati ad hoc per il maggior intrattenimento visivo e sonoro possibile. Ogni squadra professionistica avrà il suo alter ego virtuale e si giocheranno tornei 11vs11 con regolamentazioni simili al calcio reale, dalle scommesse al doping. Chissà, forse al derby Lazio-Roma dovremo andare allo stadio in anticipo per poter tifare la nostra squadra del cuore virtuale scesa in campo per vincere, prima di dar spazio al calcio reale. 

Abbiamo sentito anche il parere di Ivan Grieco, "Rampage in The Box",  la vera e propria voce degli Esports. Gamer di Call of Duty, è passato dall'altra parte della barricata per "prendere per mano gli spettatori", guidandoli con le sue telecronache. Ci ha raccontato un futuro europeo degli Esports, e la possibile evoluzione italiana:  

Io gli E-sports li vedo come un vero e proprio show. Quindi come fanno già all'estero da tanti anni, me li immagino all'interno di arene o stadi pieni con tanto pubblico, con maxi-schermi per seguire le partite, spettacoli pre e durante i match. Insomma un vero e proprio sport-entertainment. Non credo che sia giusto cercare di renderli troppo simili ad uno sport tradizionale, perche effettivamente non lo sono e hanno pubblico divers

La passione è reale, dice qualcuno che forse ha capito il reale fulcro intorno a cui gira anche il possibile futuro di successo degli esports. Forse esiste un sesto, o un settimo scenario (non abbiamo osato parlare di Religione-Esports, ma qualcuno ci può garantire con assoluta certezza che un futuro tecnocratico non sia alla portata distruttiva dell'uomo?), ma per ora scegliete il vostro preferito tra questi. O magari alla fine opterete per il vostro salotto, le partite commentate in cuffia, e il religioso (questo sì) silenzio tutto intorno. Che non sembra male, come scenario. Non è che avete pure qualcosa da sgranocchiare?

Fedelmente tuo, Joypad. 

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