Nel cuore di Perugia, il mito di Renato Curi: "Simbolo di un'epoca"

Abbiamo visitato la mostra "Una storia...", dedicata al simbolo biancorosso scomparso 40 anni fa. Il figlio che porta il suo nome: "È il nostro ringraziamento alla città".

La mostra a Perugia dedicata a Renato Curi www.renatocuri.it

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Da dove si comincia per raccontare una storia? "L'infinito è un gran posto per iniziare", suggeriscono gli U2 di No Line On The Horizon. Ecco, Renato Curi è partito proprio da lì per raccontare "Una storia...". Solo che lui, il simbolo dell'infinito, l'ha rovesciato: da ∞ a 8. Il numero del padre, che a lui ha lasciato in eredità il nome e un bagaglio inesauribile di emozioni.

I ricordi no, Renatino se li è dovuti recuperare uno a uno dai racconti della madre, dei parenti, degli amici di famiglia e dai compagni di squadra: Walter Novellino e Aldo Agroppi, Mauro Amenta, Franco Vannini e i protagonisti del Perugia più leggendario della storia (non ce ne vogliano Gaucci e Nakata).

Dalla prima volta in Serie A alla stagione "dei Miracoli", che nel 1979 avrebbe chiuso il campionato al secondo posto da imbattuta: l'epopea della squadra di mister Ilario Castagner è ancora oggi scolpita nel cuore pulsante del capoluogo umbro. Una storia indimenticabile, all'interno della quale ne vive un'altra: quella di Renato Curi. A lui è dedicata la mostra che s'intitola proprio "Una storia...": un atto d'amore della famiglia verso la città che ha adottato per sempre quel talento giovane e sfortunato.

Renato Curi, la mostra per il numero 8 simbolo di Perugia

Sì, lo stadio del Grifo porta il nome di un calciatore di 24 anni, che in biancorosso ha giocato tre stagioni e poco più. Ma è forse richiesta la gavetta per diventare eterni? A quello ci pensano la passione, l'attaccamento, il genio. Gli ingredienti della storia di un numero 8, che a Perugia stava diventando grande. Abbastanza da attirare su di sé le attenzioni delle società più blasonate d'Italia. Eppure lui, nato in Provincia di Ascoli nel 1953, sarebbe rimasto per anni e anni ancora nella sua nuova casa. Poi, il 30 ottobre 1977, Renato si accasciò a terra durante la sfida interna contro la Juventus. La stessa avversaria a cui, nel maggio dell'anno precedente, aveva tolto lo scudetto con un gol raccontato magistralmente da Sandro Ciotti.

A portare via quel centrocampista dalla chioma folta e dai baffi così anni Settanta, fu una "malattia cronica al cuore" (come spiegarono all'epoca i vari quotidiani). Da quel giorno è cominciato il mito di Curi. "Una storia" che ha animato le sale del centro camerale "G. Alessi" di Via Mazzini, a due passi dal salotto cittadino di Piazza IV Novembre.

Il figlio Renato jr a FOXSports.it: "Mio padre simbolo di un'epoca"

La mostra - a cui è legato anche il libro disponibile sul sito ufficiale www.renatocuri.it - è stata voluta fortemente dalla famiglia Curi: la moglie Clelia e i figli Sabrina e, appunto, Renato. È proprio lui che spiega, a FOXSports.it, la ragione di fondo di questa iniziativa: "sdebitarsi" con la città che ha eletto il padre a eterno figlio.

La mostra e il libro hanno come titolo "Una storia". Ma sarebbe stato perfetto anche "Grazie Perugia"...

Guardate, consideratelo pure come il sottotitolo ideale. Quest'idea, le foto che sono esposte e raccolte poi nel libro, sono un atto di ringraziamento verso una città che da sempre mantiene vivo il ricordo i mio padre. In nessun altro contesto avremmo scelto di condividere scatti così intimi.

Tra i visitatori, però, non ci sono solamente tifosi del Grifo...

No anzi, grazie al guestbook ci siamo resi che sono venute persone da tutta Italia. Da Pescara e Giulianova sicuramente (nella prima Curi si trasferì a un anno con la famiglia, nella seconda esordì da professionista, ndi), ma anche dalla "rivale" Terni. Tutto questo ci riempie ancora più di gioia.

Dalle foto esposte, soprattutto quelle che ritraggono il Renato "marito e padre", emerge il ritratto di un antidivo, di un ragazzo dal look adulto e maturo. Ma allo stesso tempo di una spensieratezza e solarità contagiose...

Mio padre era una persona super disponibile, amava la vita e ne gioiva. Abbiamo fatto in modo che venisse fuori il più possibile questo lato del suo carattere. Per questo abbiamo voluto condividere le immagini non solo della sua carriera da calciatore, ma anche della vita in famiglia.

Bandiera di Renato Curi nella Curva Nord biancorossa
Il bandierone dedicato a Curi nella Curva Nord biancorossa

Lei è nato otto mesi dopo la scomparsa di suo padre. Oggi ha 39 anni, 15 in più rispetto a un genitore rimasto per sempre un ragazzo...

Prima di compiere 24 anni, pensavo sempre al momento in cui avrei raggiunto la sua età. Contavo gli anni che rimanevano, come un countdown. Ma devo dire che io non riuscirò mai a vederlo come un ragazzo, sarà sempre mio padre. E poi quel look (sorride, ndi) lo faceva più vecchio di quello che era.

In chi ha vissuto il calcio di quegli anni, il ricordo di Renato Curi è sempre vivo. Ma perché gli adolescenti, i tifosi delle nuove generazioni, dovrebbero avvicinarsi alla sua figura?

Perché attraverso la sua storia, possono trovare la genuinità, i valori veri, l'amicizia che non guarda agli interessi specifici. Tutti giocavano per la squadra, anche stando semplicemente in panchina. Mauro Amenta, per esempio, era la riserva di mio padre: nonostante questo, dai suoi racconti capisco che il loro rapporto non ne veniva minimamente scalfito. Quello che si ritrova in questa mostra è proprio l'aria che si respirava nel calcio di quegli anni. Per questo mio padre è diventato il simbolo di un'epoca.

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