Federico Aldrovandi e la bandiera con il suo volto vietata negli stadi

La bandiera con il volto del 18enne morto nel 2005 dopo una colluttazione con la Polizia, di fatto è stata bandita dagli stadi italiani

Federico Aldrovandi, morto a 18 anni nel 2005: la bandiera con il suo volto non entra negli stadi Giuseppe Bellini/Getty Images

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Il 25 settembre 2005, una domenica sera, il 18enne Federico Aldrovandi, studente di Ferrara, perdeva la vita mentre rientrava dopo una serata trascorsa con i suoi amici in un locale di Bologna. Fatale fu una colluttazione con i poliziotti di pattuglia a poche centinaia di metri da casa sua. Una serata maledetta, costata ai quattro poliziotti prima una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione (nel luglio 2009) e successivamente una condanna confermata dalla Cassazione (nel giugno 2012) a 6 mesi per applicazione dell'indulto.

Un caso, quello legato a una giovane vita spezzata troppo presto, tornato purtroppo e prepotentemente di moda da un mese a questa parte. L'elemento scatenante risale a Roma-SPAL 3-1 dello scorso 1 dicembre, 15esima giornata di Serie A: le forze dell'ordine impediscono ai tifosi ferraresi di entrare nel settore a loro riservato nello stadio Olimpico con una bandiera raffigurante il volto di Federico Aldrovandi, e per tutta risposta i sostenitori della SPAL rimangono in silenzio e senza sventolare bandiere per l'intera durata della partita.

La SPAL e il calcio, appunto: pensieri fissi per Federico, che nel cassetto dei ricordi conservava tante foto da piccolo con la maglia a strisce biancoblù, e suo padre Lino, che a maggio, per la storica promozione dei ferraresi in Serie A, aveva dedicato a suo figlio una struggente lettera, postata su Facebook:

Federico Aldrovandi e quella bandiera che non può entrare negli stadi italiani

Parole d'amore di un padre nei confronti del proprio figlio, che stridono con il modo in cui il giudice sportivo Pasquale Marino ha definito la ragione del divieto di introduzione negli stadi di bandiere con il volto di Federico, perché inteso come

Comportamento provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine.

Federico Aldrovandi, morto il 25 settembre 2005 a Ferrara
Federico Aldrovandi, morto il 25 settembre 2005: la bandiera con il suo volto non entra negli stadi italiani

Dal 25 settembre di 13 anni fa, il volto di Federico Aldrovandi è diventato l'icona di un "cold case" all'italiana. ll veto posto ai tifosi della SPAL allo stadio Olimpico di Roma ha rappresentato la scopertura del vaso di Pandora: diverse tifoserie, come quelle di Parma, Viareggio, Torino, Atalanta, Sampdoria, Robur Siena e Prato sono state multate e hanno incassato diffide per aver imitato per solidarietà i colleghi estensi. In occasione di Roma-SPAL, la Questura di Roma aveva offerto una spiegazione tecnica dei fatti:

Quella bandiera non era autorizzata in quanto nessuno aveva chiesto l'autorizzazione per l'ingresso.

Solidarietà e interrogativi

Testimonianze di vicinanza alla famiglia Aldrovandi, che hanno vissuto il loro momento più tangibile in occasione di Sampdoria-SPAL 2-0, giocata sabato scorso a Genova. Nonostante il controllo serrato di stendardi e bandiere, i tifosi doriani sono riusciti a esporre uno striscione dedicato a Federico, dal testo inequivocabile:  

Può uno striscione essere vietato con tanta semplicità? La legislazione in materia è complicata e la soggettività delle interpretazioni è dietro l'angolo. Una testimonianza recente è arrivata durante Napoli-Atalanta, giocata martedì scorso per i quarti di finale di Coppa Italia. Alcuni tifosi bergamaschi hanno esposto una bandiera con l’immagine dello studioso Marco Ezechia Lombroso, noto come Cesare, che nella seconda metà dell'800 era stato il padre delle teorie razziste anti-meridionali. In quel caso l'immagine è rimasta in bella vista nel corso dell'intera partita.

Può invece l'immagine di Federico Aldrovandi rappresentare una provocazione? Un interrogativo sollevato sui social anche da  Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, a sua volta protagonista di un'altra vicenda giudiziaria ben nota. Su Facebook, Ilaria aveva espresso la sua vicinanza a Lino e Patrizia, genitori di Federico, proprio dopo la partita della SPAL a Roma.

Nell'epoca in cui il calcio ha ripensato natura e utilizzo della tessera del tifoso e vuole rilanciare la propria dimensione sociale, riportando le famiglie allo stadio, a far rumore sono le parole rilasciate a La Repubblica da Lino Aldrovandi. Suo figlio Federico non c'è più da 12 anni e quattro mesi, e ora il suo volto non può nemmeno essere ricordato negli stadi. O almeno, questo si è verificato negli ultimi mesi:

I ragazzi della Spal e delle altre tifoserie introducono negli stadi assieme al volto di Federico un messaggio di pace e di fratellanza. Non c’è violenza, non c’è odio, non c’è alcun sentimento negativo. Ogni multa della Figc è una coltellata al cuore. Il problema è pensare che il volto di Federico divida. Quando ho visto la bandiera, ho pianto. Chiedeva: "Papà, che ha fatto la Spal?"

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