NBA: Irving, la sua verità sullo scambio e la vittoria sui Cavs

Prima dello scontro tra Cavs e Celtics in quel di Boston, Irving ha detto la sua verità sull'ultimo anno e il suo arrivo a Boston.

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Era ormai nell’aria da qualche settimana e soprattutto era un momento che i Cavs bramavano da quest’estate, ovvero il ritorno sul parquet NBA di Isaiah Thomas. È avvenuto nel match contro i Blazers e IT si è fatto trovare pronto con 17 punti in 19 minuti a causa di una minute restriction che lo obbligherà per qualche tempo a non più di 20/22 minuti sul campo. Tutto questo è avvenuto alla vigilia del primo incontro in quel di Boston tra Celtics e Cavaliers, ma per sua stessa richiesta al Garden non è stato mandato in onda nessun video celebrativo della sua carriera da Celtic e soprattutto in quanto in back to back non sarà nemmeno in campo per obbligo medico. A ravvivare una vigilia già piuttosto sentita ci ha pensato Kyrie Irving che ha già fatto il percorso inverso incontrando i suoi Cavs alla prima partita stagionale e ora ha deciso di fare chiarezza sulla sua estate e soprattutto sui rapporti con la ex squadra.

Ci terrei a dire che non sono stato reclutato, ma bensì Cleveland ha scelto la destinazione per me senza che venissi interpellato. Molto prima che io richiedessi lo scambio, il front office aveva già dimostrato di non volermi più inserendomi nella trade che avrebbe portato in un giro a tre Paul George ed Eric Bledsoe (stesso agente di LeBron, ndr.) a Cleveland.

La verità di Kyrie è molto diversa da quella che i Cavs avevano fatto passare durante l’estate, quando il messaggio neanche troppo velato era stata una sua richiesta di trade aggravata da un momento di difficoltà all'interno del front office.

Sono stati loro a non volermi più –prosegue Irving- tentando di scambiarmi e allora dopo il tentativo di trade fallito mi sono seduto al tavolo con Gilbert parlando in maniera trasparente del mio malessere. Avevamo paventato delle possibilità di trade e ci eravamo detti che la dinamica sarebbe dovuta rimanere segreta, ma loro non hanno rispettato questo accordo e io non ho voluto commentare lasciando parlare gli altri.

Il risentimento di Irving è uscito nell’intervista rilasciata a Jackie MacMullan, giornalista di ESPN, che ovviamente ha scelto il momento più alto dell’hype sportivo verso l’avvenimento per farla uscire, aggiungendo pepe a una partita già piuttosto sentita.

La giocata della carriera di Irving

NBA, Irving non ha mai voluto essere il fratellino di James

Quando poi si scoperchia il vaso di Pandora è facile andare a spaziare su più argomenti e il primo in ordine d’importanza dopo i Cavs è il suo rapporto con James. Non è ancora chiaro se LeBron consideri l’ex compagno al suo livello o degno dell’elitè NBA, ma come dice lo stesso Kyrie non è una cosa che gli fa perdere il sonno. Ciò che più lo infastidiva era il continuo sentirsi chiamare fratellino piccolo, anche dopo aver deciso una finale NBA e aver dimostrato di valere l’olimpo dei grandissimi. Questo e altri aspetti lo hanno indotto a voler cercare di essere lui il protagonista di una squadra, il leader e il maschio alfa in grado di vincere:

Giocare con James ha i suoi vantaggi ma anche le sue responsabilità. Per me era chiaro che avessimo bisogno l’uno dell’altro.

Questo ha reso l’ultimo anno di Irving non idilliaco all’ombra del lago e alcuni giocatori tra cui Iman Shumpert e Channing Frye hanno riferito di non averlo visto molto felice:

Era semplicemente un po’ disconnesso, sebbene non sia stato mai distruttivo nè verso lo spogliatoio, nè verso l'ambiente. Nella NBA non sempre si può essere felici. I momenti buoni vanno e vengono.

Oltre alla mostarda messa sulla partita, avere ufficialmente anche la versione del giocatore aiuta a farsi un’idea completa della situazione e far desistere i molti supposti esperti e dietrologi sulla valutazione definitiva di situazioni delle quali hanno a malapena sentito parlare in qualche tweet.

Meno di un anno fa era tutto al contrario

Lo scontro del Garden arride ai Celtics

Isaiah Thomas a Boston è trattato come un grande ricevendo non solo la standing ovation da parte del pubblico che mai lo dimenticherà, ma anche l'abbraccio sentito di tutti gli ex compagni nel post partita. C'è anche quello di Irving perché si sono trovati a essere protagonisti quasi involontari di una querelle molto prolungata, ma la stima professionale tra i due non è mai mutata anche se IT è dovuto rimanere ai box. 

La partita in sè non ha detto molto perché i Celtics hanno controllato dall'inizio alla fine scappando via già nel primo quarto. Nessuno dei protagonisti attesi ha risposto presente, perché James ha condotto i suoi da solo finchè ha potuto ma poi non ha trovato una degna spalla, mentre Irving si è fermato a 11 punti e 9 rimbalzi.

Il protagonista inaspettato è stato Terry Rozier che ha griffato con venti punti il 102-88 con il quale Boston ha regolato dei Cavs tornati in difficoltà. Dopo il pessimo inizio e il ritorno di fiamma con la striscia vincente, ora sono arrivate cinque sconfitte nelle ultime sette e James dice che la sua squadra non sa davvero chi è. I Celtics sembrano saperlo meglio e sono usciti anche loro da un momento difficile. Quanto questo basterà nei playoffs in un eventuale nuovo scontro tra queste due squadre è difficile saperlo, intanto partita e polemiche sono messe alle spalle...sino al prossimo appuntamento.

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