MMA, Inside the Cage: il protagonista di UFC 219, Khabib Nurmagomedov

Chi è Nurmagomedov? Perché indossa quello strano cappello? Com'è arrivato in UFC? Queste e altre curiosità svelate ripercorrendo le tappe della carriera del fighter russo.

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20 gennaio 2012. UFC on FX - Guillard vs Miller. Un giovane samboka russo approda nella più importante organizzazione di MMA al mondo. Indossa un papakha, caratteristico cappello russo che assomiglia a una parrucca, e una maglia con su una scritta che diverrà emblematica poco dopo: "If Sambo was easy, it would be called jiu-jitsu". Che significa: "Se il Sambo fosse stato semplice, si sarebbe chiamato jiu-jitsu".

Non esattamente la più simpatica delle presentazioni. Ma Khabib Nurmagomedov, allora ventiquattrenne, non vuole essere simpatico. Vuole essere il migliore. Ed è pronto a dimostrarlo nella migliore organizzazione di MMA al mondo. È la storia del suo approdo in UFC. In molti criticano il suo record, a detta di molti costruito in Russia, con match favorevoli solo per lui. 

Ma passo dopo passo, vittoria dopo vittoria - e che vittorie, fatte di prestazioni in crescendo - Khabib Nurmagomedov è arrivato a un incredibile record di venticinque vittorie e nessuna sconfitta, puntando ai vertici della categoria dei pesi leggeri. Oggi, all'alba dei trent'anni e nella massima maturità psicofisica, Khabib Nurmagomedov è fra i più grandi dello sport.

UFC, MMA, Nurmagomedov al peso
Khabib Nurmagomedov con il papakha e la maglia che lo ha reso famoso

Khabib Nurmagomedov, l'impressionante scalata del russo in UFC

Il 20 settembre 1988 in un piccolo villaggio, Sildi, situato nel distretto di Tsumadinsky, odierno Dagestan, allora Unione Sovietica, nasce Khabib Nurmagomedov. Suo padre Abdulmanap, dopo aver ricollocato la famiglia a Makhachkala, costruisce una palestra nella quale allenare giovani prospetti russi nel Combat Sambo. Abdulmanap è un ex militare russo che ha appreso judo e sambo nei corpi militari. Khabib, come molti giovani russi, inizia presto ad allenarsi nella lotta. A 15 anni pratica judo e a 17 il Combat Sambo sotto la guida del padre. Khabib ha dichiarato a Sovetsky Sport in un'intervista che il passaggio dal judo al sambo fu complicato, ma il padre voleva che combattesse e si abituasse al kurtka (l'uniforme tradizionale del sambo, ndr). 

UFC, MMA, Nurmagomedov batte Johnson
Un fresco Khabib Nurmagomedov dopo aver dominato Michael Johnson a UFC 205

Agli albori, Khabib riesce ad ottenere 4 vittorie in un mese nelle MMA, 3 delle quali tutte in una notte. Era l'11 ottobre 2008 e Khabib si laureava Atrium Cup Tournament Champion. Nei tre anni successivi, Khabib ottiene vittorie importanti, una su tutte quella contro Shahbulat Shamhalaev, futuro contendente in Bellator MMA, in un match nella federazione russa M-1. Dopo 7 incontri vinti tutti per finalizzazioni nella sigla ProFC e con un record di 16 vittorie e nessuna sconfitta, ottenute anche fra i circuiti regionali russi e ucraini, UFC finalmente nota il giovane e gli propone il contratto. Corre l'anno 2011. Khabib si presenta, come già detto, con un papakha - cappello di lana maschile, tipico del Caucaso.

Il papakha fu usato dall'esercito russo per le campagne del Caucaso e ritirato dalle uniformi russe dopo la Rivoluzione, data l'associazione al vecchio impero. Reintrodotto nelle file militari nel 1934, dal 1941 è riservato agli ufficiali, divenendo simbolo degli alti ranghi. Questo fino al 1994, anno in cui venne rimosso definitivamente a causa delle ridotte dimensioni che impedivano la protezione efficace delle orecchie di chi lo indossava, rendendolo praticamente inutile contro il rigido clima russo. Nel 2005 l'esercito russo lo reinserisce nella propria divisa militare. Ci sono delle superstizioni circa il papakha: non si deve tirar fuori a meno che non si abbia un combattimento e non lo si deve conservare senza aver prima combattuto. Porterebbe sfrotuna, un po' come sfoderare la spada senza utilizzarla.

UFC, MMA, Nurmagomedov al microfono di Joe Rogan
Khabib Nurmagomedov fa indossare il proprio papakha a Joe Rogan; un rito a cui ci ha abituato sin dai suoi primi match.

La maglia che Khabib indossava invece, quella descritta sopra, ha sollevato dei dei dubbi e portato molti degli osservatori a chiedersi cosa fosse il sambo. Il sambo è uno sport da combattimento sovietico sviluppato dall'Armata Rossa nei primi anni 20 del novecento, anche se le sue basi sono molto antiche. Sambo è un acronimo che significa "autodifesa senza l'uso delle armi". Due pionieri, Viktor Spiridonov e Vasili Oschepkov, svilupparono due stili diversi di sambo. Il sambo è uno stile di combattimento totale che include tecniche di striking e di grappling. Il giovane Khabib quindi, quasi erede dell'old school Fedor Emelianenko, campione di sambo, inizia la sua carriera in UFC.

Il suo secondo match in UFC ha luogo in occasione di UFC 148. A tutt'oggi quello contro il brasiliano Gleison Tibau è risultato il match più duro per il russo, incapace di atterrare il suo avversario e subendo addirittura un takedown da parte del brasiliano. I giudici comunque danno la vittoria a Khabib per 30-27 in maniera unanime. Da lì, una lunga scalata, altre 7 vittorie consecutive, 3 della quali ottenute tramite finalizzazione, tutte portate a termine a seguito di match letteralmente dominati. Vittime celebri sono state, fra gli altri, Abel Trujillo, forte wrestler, Rafael dos Anjos, ex campione dei pesi leggeri, Michael Johnson e ultimo, ma più importante, un Edson Barboza al massimo delle proprie capacità psicofisiche, ad appena un giorno dalla nascita del suo secondogenito.

UFC, MMA, Nurmagomedov impone il proprio grappling a Edson barboza
UFC 219, una delle prestazioni più scintillanti di Nurmagomedov, qui mentre impone il proprio ground game al pericoloso Edson Barboza

In occasione di UFC 205 si parla per brevissimo tempo di un match fra il russo e l'ex campione Eddie Alvarez, che poi però si ritrova a combattere contro Conor McGregor, attirandosi le ire di Nurmagomedov che si scaglia contro l'ex campione e contro UFC. A UFC 205 invece Khabib combatte contro Michael Johnson, dominandolo in lungo e in largo, dopo l'iniziale paura a causa di colpi al volto molto importanti riservatigli da "The Menace". Ha dato molti spunti di discussione l'ultimo forfait a causa di un taglio del peso errato da parte del russo, che avrebbe dovuto affrontare per l'ennesima volta Tony Ferguson, ma che è stato sostituito successivamente dall'arrembante Kevin Lee. Oggi Khabib, insieme a Tony Ferguson, è l'uomo più temuto dell'intera divisione dei pesi leggeri.

Ma il re (stranamente) silente lontano dalla gabbia, Conor McGregor, non sembra impressionato dall'imposizione e dalla manifesta superiorità del russo, che passa come un carro armato contro chiunque lo affronti, e gli ha inviato addirittura dei tweet che denigrano l'ottima prestazione di Khabib. Fisicità, grappling asfissiante, abilità esagerata nell'incassare - sono testimoni i velocissimi pugni di Michael Johnson e i potenti calci riservatigli da Barboza -, eccellente lavoro a parete, sfrontatezza, fiducia in sé stesso. Khabib Nurmagomedov è uno degli uomini più forti in circolazione al momento nella categoria delle 155 libbre. Sarà mai campione? I titoli adesso sono due: quello assoluto, detenuto da Conor McGregor, e quello ad interim, in mano a Tony Ferguson. Non esiste match, al di fuori di queste due possibilità, che possa attendere Nurmagomedov, autore di una prestazione magistrale a UFC 219 che deve per forza essere premiata con un incontro titolato. Il 2018 ci darà la conferma.

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