NBA game in review: la rinascita dei Thunder travolge i Raptors

I Thunder sono tornati sotto la guida di Westbrook e con le mani provvidenziali di George e Anthony che si sono adattati alla nuova squadra.

Westbrook ha guidato fuori dalla crisi i Thunder

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Gli Oklahoma City Thunder, dopo un inizio letteralmente disastroso, cavalcano la più lunga striscia attiva della NBA con sei vittorie, parte di un dodici su quindici che li ha proiettati al quinto posto e con i Minnesota Timberwolves nel mirino. I motivi di questa rinascita sono molteplici e andando ad analizzare la vittoria contro i Raptors ci sono diversi aggiustamenti offensivi che hanno reso i Thunder dalla squadra inizialmente disfunzionale a quella con ritmo e qualità di oggi.
Toronto in questo match ha dimostrato il perché abbia una delle più sottovalutate second unit NBA, infatti nel primo tempo CJ Miles ha bruciato la retina con qualsiasi cosa volasse verso il ferro, mentre Van Vleet ha difeso con abnegazione e Poeltl si è fatto trovare sempre pronto nei pressi del ferro per convertire, propiziando gran parte dei 38 punti segnati nel quarto di apertura

È proprio la composizione del secondo quintetto dei Thunder ad essere cambiata sostanzialmente rispetto agli esperimenti iniziali di Donovan. Ora il primo a uscire dal campo dei big three è Paul George, che poi sarà il leader quando si siederanno le altre stelle, dimostrando che nonostante in questo match sia arrivato un parziale sfavorevole, la sua capacità di creare si sposi maggiormente con giocatori come Grant, Felton, Abrines, Huestis o Patterson. Tutti sono coinvolti e l’attacco genera molti più tiri spot up (una delle migliori nella specialità), cosa che quando era Carmelo Anthony sul trono non succedeva. È proprio la metamorfosi di Melo a rendere questi Thunder una squadra pericolosissima,da qui in avanti.

Gli isolamenti stanziali sin dai primi secondi e le forzature sono un vecchio ricordo: Melo s'isola in post medio quando crea dei mismatch fisici sui cambi, cosa successa a ripetizione contro DeRozan, Lowry o Van Vleet, portando alla causa quasi sempre tiri a bersaglio che sono la specialità del suo bagaglio di scorer. Questo mette Melo nella condizione di rendere al massimo dal punto di vista realizzativo con pochi e selezionati tiri; poi quando capita che, accoppiato in post basso contro Lowry, faccia uscire un tracciante per PG libero sul lato opposto e pronto a mettere la tripla, a Donovan brillano gli occhi (non solo per il fumo creato dalla rottura di un illuminatore sul soffitto durante il terzo quarto).

Valanciunas, una delle poche note positive

NBA: Toronto lotta, ma le prospettive sono sempre le stesse

I Raptors, nonostante una partita mai realmente in controllo sono una squadra vera, perché rimangono in corsa sino a metà quarto periodo nonostante un Lowry che fa letteralmente a pugni con il match. DeRozan soffre come tutti gli esterni NBA la difesa asfissiante di Roberson (hack-a-Andre sempre dietro l'angolo), ma Poeltl e Valanciunas fanno grandi cose all’interno dell’area punendo la tattica dei Thunder di subire il meno possibile dalle due stelle. L’austriaco è sempre nel posto giusto al momento giusto ed è molto bravo a finire velocemente nei pressi del ferro ricordano per fisionomia e rapidità di appoggio il “nostro” Mason Rocca.

CJ Miles è letteralmente on fire dalla distanza ed è anche l'unico che vede il canestro con continuità nel primo tempo. DeRozan trova punti nel primo quarto solo quando esce Roberson gravato di due falli, mentre Lowry litiga con il canestro e spesso anche con gli arbitri. Insolitamente in uno statement game, Valanciunas restituisce la focaccia al pane fisico di Steven Adams e iniziando bene dal campo, prosegue per tutto il match convertendo molto bene negli ultimi metri di campo. Resta il fatto che l'attacco dei Raptors si basi sulle stelle e quando producono 7-26 dal campo, serve che qualcuno faccia lo step up, sebbene in pochi a roster possano portare questo fardello sui 48 minuti. I canadesi saranno anche quest'anno una squadra tosta, solida e noiosa da incontrare, ma ancora mancante del classico centesimo per fare l'euro di una reale chance per il titolo.

Aaaaaannnddd oooonnnneeee for Russ

Questo è il Russell di cui abbiamo bisogno.

Anthony descrive così la notevole prova del compagno, che è solo la punta dell’iceberg di un recupero fisico dopo l’operazione estiva al ginocchio e un inizio di stagione atleticamente sotto il par. Da quando Valanciunas ha provato a prendergli la palla mentre era a terra ingenerando il doppio tecnico e il parapiglia, Russ ha fatto esplodere tutta la ferocia per chiudere il primo tempo a 25 punti, dominando la scena ma soprattutto tenendo in completa apprensione la difesa.

L’apice della belluina forza che ha sprigionato in questa partita arriva quando riceve in ala con Van Vleet nei pantaloncini. Dopo qualche finta si alza per il suo solito pull up jumper e quando sente il contatto sul braccio grida con tutta la forza "And one" (vedi video) ancora prima di rilasciare il tiro.

Arriva il fischio, il bank shot, il canestro e l’urlo che spaventa tutta la Chesapeake Arena, poi bissato nel quarto periodo quando Steven Adams riceve il suo assist e inchioda una schiacciata ad altezze siderali che manda nei libri il match. Che sia la squadra di Westbrook non è mai stato in dubbio, ma l'integrazione che stanno maturando George e Anthony è un plauso al lavoro, spesso messo in discussione, di Billy Donovan.

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