Premier League, Mourinho si arrende: "Non possiamo competere col City"

L'allenatore del Manchester United alza bandiera bianca dopo il pareggio col Burnley: "300 milioni non bastano, comprano terzini pagandoli come attaccanti".

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José Mourinho alza bandiera bianca. Dopo il 2-2 fra il suo Manchester United e il Burnley, i Red Devils rischiano di ritrovarsi stasera a -15 punti dalla capolista Manchester City.

Difficilmente una vittoria della squadra dello Special One avrebbe cambiato qualcosa nella corsa alla Premier League, ma il pareggio casalingo arrivato nella 20esima giornata di campionato è sembrato essere la pietra tombale sulle ambizioni di titolo per lo United.

Nelle interviste post-partita, Mourinho si è detto particolarmente amareggiato per come la sua difesa conceda gol troppo facilmente e ha parlato anche della capolista, dichiarando che secondo lui è impossibile competere con una squadra con una disponibilità economica simile.

Premier League, Mourinho: "Non bastano 300 milioni per competere col City"

Contro il Burnley, il Manchester United è andato sotto di due gol dopo solamente 36 minuti, prima di acciuffare il pareggio grazie ad una doppietta di Lindgard, capace di trovare la rete del 2-2 in pieno recupero. Mourinho ha parlato del momento della sua squadra.

I ragazzi stanno bene: nelle ultime due partite abbiamo avuto almeno 15 occasioni e abbiamo preso 3 gol di m***a.

Allo Special One è stato chiesto un commento sull'ampio distacco dal primo posto in Premier League occupato dal Manchester City nonostante i tantissimi soldi spesi durante la campagna acquisti dai Red Devils. Il portoghese ha risposto alla sua maniera.

Evidentemente 300 milioni non bastano. Il City compra terzini pagandoli come attaccanti. Noi siamo un grande club, ma è diverso dall'essere una grande squadra.

Dichiarazioni di Mourinho che sanno tanto di resa nei confronti dei Citizens, che questa sera alle 20:45 giocheranno in casa del Newcastle con la possibilità di aumentare ancora il vantaggio sulla seconda in classifica e consolidare un dominio su una Premier League che pare ormai essere saldamente nelle mani di Pep Guardiola.

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