NBA Christmas, poco spettacolo: brutta partita ma vince Golden State

I Warriors vincono il rematch delle ultime NBA Finals giocato in maniera non perfetta dalle squadre, ma con tanto agonismo e fin troppa emotività.

Durant e James uno contro l'altro

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Per creare hype su un evento gli americani sono i primi della pista e ogni Natale che si rispetti oltre che portare comunione e felicità nelle case di tutto il mondo, regala anche la partita NBA più attesa della stagione che ogni tanto è il rematch della finale passata, altre volte è semplicemente uno scontro che implica qualcosa a livello emotivo, mediatico o di rivalità. Quella tra Warriors e Cavs si può ascrivere tranquillamente alla rivalità di questo decennio perché potrebbe convertirsi nella quarta finale NBA consecutiva tra queste due squadre. 

È cambiato molto soprattutto per Cleveland dall’ultima volta, ma queste partite portano sempre con sé qualcosa che trascende dal campo. In questo particolare momento della stagione sia Kerr che Lue sapevano perfettamente che ogni indicazione fosse uscita da questa partita non sarebbe stata indicativa ai fini del prosieguo della regular season, figuriamoci in ottica Finals. I Warriors si presentavano senza Steph Curry ancora in via di guarigione dalla distorsione alla caviglia e con la striscia di undici vittorie consecutive appena interrotta, mentre Cleveland era ovviamente senza Isaiah Thomas (anche se cambiato), ma ancora alla ricerca della propria identità.

Lue sta dando sempre meno spazio a Tristan Thompson per privilegiare quintetti piccoli e da gara di velocità. E senza due interpreti così importante è difficile dare un giudizio sul 99-92 con cui i Warriors si sono portati a casa la vittoria. Nel finale è stata la mano chirurgica di Klay Thompson a decidere la contesa prima convertendo una tripla aperta per sparigliare il punteggio e poi con i due liberi della staffa che hanno mandato i titoli di coda. Tutto quello che c’è stato prima di queste giocate è stato decisamente sotto il par con poco spettacolo e tanta (forse immotivata) tensione nervosa.

NBA, un Natale deludente tra tecnici e tensione

Che queste due squadre potessero non essere all’apice del loro rendimento era decisamente preventivabile, nonostante i Warriors arrivassero da tante vittorie e i Cavs da una furiosa rimonta dopo un inizio difficile. I primi dieci minuti di partita sono da sagra degli orrori con palle perse a ripetizione, attacchi indecisi e soprattutto spaziati come peggio non si potrebbe. Tutte peculiarità che difficilmente riconosceremmo nelle squadre di Lue e Kerr. 

È stato poi l’immotivato nervosismo a comandare i primi sei minuti di partita dove Durant prima si fa assestare un tecnico per proteste a gioco fermo e due minuti dopo genera un vizioso contatto con Calderon ad azione conclusa che lo manda a pochi millimetri da un espulsione record con 5.32’ da giocare nel primo quarto.

Gli arbitri sbagliano qualche scelta, dimenticano completamente la possibilità che esista un’infrazione chiamata passi e la partita s’innervosisce. I contatti aumentano per delle difese che non arretrano di un centimetro, ma questo ingenera anche proteste a ogni piè sospinto sui contatti. L’apice delle proteste arriva nel finale quando per due volte James sfida Durant in uno contro uno e nonostante delle gambe che evidentemente non lo assistano, prima perde palla su un contatto con KD e poi nell’azione decisiva del match, viene inibito con almeno un paio di colpi più che dubbi dall’andare a finire al ferro.

A velocità normale si scorge almeno un fallo netto, ma anche la totale incapacità del re in questo match di trovare brillantezza fisica, perché siamo certi che in situazioni normali KD non avrebbe nemmeno fatto in tempo a commettere quel fallo trovandosi già l’avversario appeso al ferro.

Kevin Love contro Draymond Green

Love contro Green, la sfida tra fioretto e spada

I Cavs non hanno avuto apporto fattivo letteralmente da nessuno che non si chiami Kevin Love, forse con la mirabile eccezione di Jae Crowder, ma l’ex Minnesota è quasi bastato da solo per portare a casa la contesa. I suoi 31 punti e 18 rimbalzi sono stati l’unica soluzione offensiva per Lue e anche James, in difficoltà a finire, ha spesso preferito il kick out verso il suo chirurgico tiro da tre punti (6-11), ma essersi giocati la partita sino in fondo tirando con il 31.8% dal campo, fa guardare il bicchiere mezzo pieno a dei Cavs che, tolto Love, hanno messo a segno (di squadra) la miseria di 19 canestri dal campo.

Se i ricchi piangono, i ricchissimi di certo non sorridono, perché i mattoni che sono volati verso i ferri della Oracle da tre punti, non sono così usuale a vedersi per i Warriors. Il 10-37 non è sintomatico della qualità dei tiri creati, perché McCaw, Young e soprattutto Iguodala hanno spesso avuto chilometri per tirare, stante la scelta dei Cavs di raddoppiare ogni pick and roll di Durant a qualsiasi distanza dal canestro. Il 4-7 di Thompson è l’unica nota positiva, alla quale si aggiungono i due centri di Draymond Green, di cui uno letteralmente cruciale quando Crowder aveva riportato i suoi a -2 nel finale.

L’ex Michigan State compila la tripla doppia da 12+12+11 contrapponendosi con sbucciate di ginocchia e sublimi difese nei pressi del ferro, alla bellezza stilistica di Love in una lotta a distanza che risulta essere stata l’unica vera nota da partita di elitè NBA. Queste due squadre è probabile che si incontreranno un’altra volta e in condizioni molto diverse. Per questo è meglio per tutti dimenticare ogni indicazione data da questo match e seguire le squadre nella loro lotta a distanza verso le Finals.

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