Liga, non solo Messi e Suarez: il Barcellona si gode Ter Stegen

Un attacco atomico ma non solo: uno dei segreti del Barcellona è la difesa che subisce poco anche grazie al portiere tedesco. Finalmente leader e titolare fisso.

Marc-André Ter Stegen, portiere del Barcellona, decisivo nel Clasico

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Luis Suarez, Lionel Messi e Marc-André Ter Stegen. Tre a zero del Barcellona sul Real Madrid nel Clasico, tre nomi tra i protagonisti principali in casa blaugrana. Se al pistolero uruguaiano e al fuoriclasse argentino siamo abituati, lo stesso non si può dire per il portiere tedesco classe 1992 che si sta dimostrando una sicurezza per l'undici di Ernesto Valverde.

Arrivato al Camp Nou in punta di piedi nell'estate 2014 dal Borussia Mönchengladbach per un affare da 20 milioni di euro complessivi, alla sua prima esperienza lontano dal centro della Renania Settentrionale-Vestfalia nel quale aveva mosso i primi passi da calciatore nel 1996, Ter Stegen si è imposto con tre doti spesso apprezzate dalle parti della Barcellona calcistica: calma, equilibrio e qualità.

Così, nella vittoria del Clasico che ha permesso al Barcellona di staccare di 9 punti il secondo posto della Liga detenuto dall'Atletico Madrid e di distanziare di ben 14 lunghezze - ma con una partita giocata in più - gli storici rivali del Real Madrid, Ter Stegen è stato un fattore fondamentale per chiudere il primo tempo sullo 0-0, prima che gli attaccanti catalani dilagassero. Per conferme, rivedere la parata di piede su Cristiano Ronaldo al minuto 31. L'attaccante portoghese entra in area e calcia con il mancino, lui ci mette il piedone: palla in calcio d'angolo e risultato salvato.

Clasico, che Ter Stegen: il Barcellona ringrazia

Arrivato al Barcellona per raccogliere l'eredità di Victor Valdes, il portierone tedesco ha vissuto un lungo apprendistato prima di imporsi come titolare. Esemplare la sua prima stagione in blaugrana: Claudio Bravo titolare nella Liga, lui impiegato nelle coppe nazionali e in Champions League. Poco male, perchè a Berlino, nel giugno 2015, toccò a lui festeggiare la vittoria della coppa con le orecchie davanti alla Juventus. La crescita di Ter Stegen è stata qualitativa e quantitativa allo stesso tempo: 21 presenze nella prima stagione, 26 nell'annata 2015/2016. Due estati fa, la svolta: partenza di Bravo direzione Manchester City e galloni di titolare full time per Marc-André, che ha chiuso la scorsa annata scendendo in campo in 46 occasioni. L'unica ricetta conosciuta? Il lavoro. Chi frequenta la Ciudad Deportiva di Sant Joan Despí, dove la prima squadra si allena, racconta di un professionista serio, riservato e con pochi grilli per la testa.

Elegante tra i pali, dove spesso e volentieri si esibisce in parate con le gambone (è alto 188 centimetri) da portiere di hockey, ricordando il collega e connazionale Manuel Neuer, Ter Stegen oggi è uno dei punti fermi di un Barcellona che segna tanto, come le 45 reti in Liga confermano, e subisce pochissimo, appena 7 reti in 17 giornate di campionato. Le presenze stagionali del 25enne tedesco sono già 24, più di quelle racimolate nella prima stagione al Camp Nou, e se non fosse stato per i cinque centri incassati dal Real Madrid nel doppio incrocio di Supercoppa di Spagna, le reti incassate sarebbero appena 8 in 22 partite ufficiali. Più o meno una ogni tre partite. E se Lucien Favre lo aveva lanciato a Mönchengladbach appena maggiorenne, quest'anno ha trovato in Ernesto Valverde un altro punto di riferimento. Un rapporto forte, quello tra portiere e allenatore, testimoniato anche dalle parole di Ter Stegen prima del Clasico:

Il Barcellona non ha come unico punto di forza quello del gruppo, l'allenatore è il nostro segreto. Sta facendo un lavoro diverso, io ci ho giocato contro quando era all'Athletic Bilbao e mi ha sempre dato l'impressione che riuscisse a far migliorare la sua squadra. Così è.

Nuovo leader del Barcellona, in stand-by con la maglia della Germania. L'infortunio di un totem come Neuer ha aperto le porte della titolarità in questa prima parte di stagione a Leno del Bayer Leverkusen, nonostante le parate decisive di Ter Stegen come quelle in Champions League nello 0-0 di Torino contro la Juventus e appunto nel Clasico. Se da settembre a Natale i blaugrana hanno vinto 20 partite e ne hanno pareggiate 5, il merito non è solo di un attacco atomico ma anche di un portiere di ferro. Valverde lo ha capito, se ne accorgerà anche il Ct tedesco Joachim Löw in vista dei Mondiali 2018?

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