The Wrestler - Hulk Hogan, la personificazione del wrestling WWE

"L'Immortale" è stato il volto della compagnia di Stamford durante il boom degli anni '80 e la prima vera superstar del wrestling su scala mondiale.

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Nello sport esistono alcuni individui capaci di diventare la personificazione stessa della loro disciplina di riferimento. Nomi che, appena pronunciati, diventato istantaneamente sinonimo del settore in cui hanno avuto successo: accade nel calcio con Pelé e Maradona, nel basket con Michael Jordan, nel golf con Tiger Woods. E non c’è nessun dubbio che per il wrestling, quell nome sia Hulk Hogan.

The Immortal: le origini

Al secolo Terrence Bolea, Hogan è stato uno degli artefici, ma soprattutto il volto, del boom di popolarità avuto dal prodotto (e in particolare dalla WWE) nella seconda metà degli anni ’80. Grazie al suo personaggio e al suo innato carisma, “The Immortal” diventò il primo esempio di lottatore capace di diventare una star a livello nazionale.

Durante la sua quasi quarantennale carriera, Hogan è stato l’idolo dei fan, l’uomo più odiato del business e una figura pesante (e spesso anche ingombrante) dietro le quinte. Ma quel che è certo è che ha dedicato la sua vita al wrestling con un unico obiettivo in mente: non smettere mai di intrattenere il suo pubblico.

Hulk Hogan
Hulk Hogan ai tempi della WWF

Hulk Hogan, la prima superstar WWE su scala mondiale

Nei primi anni ’80, Vince McMahon diventò il proprietario della WWE (allora WWF) comprandola da suo padre e col preciso intento di renderla la compagnia più importante del mondo, attuò il cosiddetto “Talent Raid” con cui mise sotto contratto le più grandi stelle delle federazioni territoriali. Una di queste era proprio Hulk Hogan, che approdò a Stamford con un compito ben preciso: essere l’uomo simbolo di un intero movimento.

L’Hulkster divenne immediatamente idolatrato dalle folle che seguivano il wrestling e risultò fondamentale per la sua diffusione su larga scala: il suo personaggio era la trasposizione in carne ed ossa di un vero e proprio supereroe, che chiunque presente ad uno show WWE voleva veder trionfare contro i peggiori cattivi della federazione.

La preminenza del suo ruolo in quel periodo è dimostrata dal fatto che nelle prime 8 edizioni di Wrestlemania, Hogan partecipò al main event per ben 7 volte e durante quegli anni, “The Immortal” fu il perno attorno al quale costruire i momenti più iconici del prodotto WWE. La prima Wrestlemania, lo storico incontro con Andre The Giant davanti a più di 93.000 persone, le rivalità con Randy Savage e Ultimate Warrior: qualunque cosa riguardasse Hulk Hogan nel suo primo decennio nella compagnia sembrava più importante della compagnia stessa.

Il nativo della Georgia era diventato il volto di un movimento che non voleva più essere limitato dalle barriere delle federazioni indipendenti, pronto ormai a diventare un prodotto famoso su scala nazionale e, perché no, mondiale. E Hogan fu il portabandiera ideale per questo processo, fino al suo addio alla WWE nel 1993.

Hulk Hogan
Hogan con la maglia del New World Order

Hulkamania e l'NWO, due fenomeni di costume

Grazie al decennio passato in WWE, Hulk Hogan fu il primo esempio di superstar del mondo del wrestling capace di ottenere fama nazionale al di fuori degli show in cui partecipava, dando il via ad un vero e proprio fenomeno di costume noto come “Hulkamania”: Hulkster recitò in film (nessuno dei quali andò vicino a vincere l’Oscar, per usare un eufemismo), in telefilm e fu ospite in programmi televisivi come volto della compagnia e portabandiera di un intero movimento.

Questo accadde perché Vince McMahon fu abilissimo nel creargli attorno un’aura speciale, utilizzandolo come catalizzatore di tutta la narrativa del prodotto WWE: Hogan era descritto come unico e inimitabile anche se il suo personaggio prendeva elementi da lottatori del passato come “Superstar” Billy Graham e ogni sua impresa veniva ingigantita anche più del dovuto. Il leggendario main event di Wrestlemania 3 ad esempio, viene ricordato come il primo incontro in cui qualcuno fu capace di sollevare il colosso Andre The Giant, cosa che era invece già accaduta più volte in passato per mano di altri lottatori. Ma queste attenzioni da parte della federazione resero Hogan un eroe nella vita reale.

Hulk Hogan e Andre The Giant
Hogan solleva Andre The Giant nel main event di Wrestlemania 3

La sua importanza nell’industria però fu ancora più chiara agli appassionati quando lasciò la WWE per approdare nella rivale WCW nel 1994: l’Hulkster era ormai ultraquarantenne e il pubblico non credeva più alla sua immagine di “indistruttibile difensore della giustizia” e si era stancato di vederlo sempre prevalere anche in una nuova compagnia. Ma tutto cambiò nel 1996, quando per la prima volta nella sua carriera, Hogan diventò heel.

A Bash at The Beach, l’Immortale attaccò “Macho Man” Randy Savage unendosi ad altri due ex star di Stamford come Kevin Nash e Scott Hall, formando il gruppo conosciuto come New World Order, che aveva l’intento di invadere e prendere il controllo della compagnia: il cambio di attitudine di Hogan fu uno degli eventi più irreali della storia della disciplina, con l’idolo delle folle che si ritrovo sul ring ad insultare il suo pubblico che per tutta risposta lo bersagliò con un lancio di oggetti. L’NWO diventò una delle fazioni più importanti di sempre, trasformando il wrestling in un prodotto più maturo e “cool” e soprattutto permettendo alla WCW di superare la WWE nei ratings per più di un anno.

Hulk Hogan
Hogan durante il processo

L'uomo dietro il supereroe: gli scandali

Come già accennato, l’intera narrativa della WWE riguardante Hulk Hogan si preoccupò di dipingerlo come un supereroe in carne ed ossa, il buono per eccellenza, un esempio e un idolo per grandi e bambini. Ma come è ovvio che sia, l’uomo tende ad essere molto diverso dal personaggio che interpreta. Il 6 volte campione mondiale infatti è stato protagonista di moltissime controversie, sia davanti che dietro le telecamere.

Nel backstage Hogan era particolarmente noto per come facesse valere il suo peso politico con le alte sfere: essendo ben conscio del valore del suo nome per la compagnia, ha spesso usato la sua influenza per cambiare le decisioni del management su alcuni colleghi che non riteneva all’altezza dei grandi palcoscenici come Ultimate Warrior, Randy Savage e soprattutto Bret Hart, la cui esplosione fu ritardata anche per l’ostracismo del wrestler in giallo e rosso. Senza dimenticare le sue manie di protagonismo (a volte al limite della megalomania) che in molte occasioni lo ha portato allo scontro con alcuni booker.

Ai molti sgarbi fatti alle persone con cui ha lavorato, vanno aggiunti anche gli scandali che hanno visto protagonista Hogan e che hanno messo pesantemente in imbarazzo le compagnie per cui lavorava. Uno dei più clamorosi arrivò nel 1984: l’Hulkster era ospite in un talk show in cui il presentatore Richard Blazer prendeva ripetutamente in giro i fan di wrestling perché la disciplina è finta e wrestler perché non sono dei veri lottatori. Hogan rispose applicando su Blazer una vera presa di sottomissione facendolo letteralmente svenire in diretta. Questo incidente portò il presentatore ha denunciare la WWE che fu costretta a patteggiare pagando 1 milione di euro per i danni.

Gli ultimi anni: il sex tape e le frasi razziste

L’immagine di Hogan negli ultimi anni ha subito altri duri colpi che hanno portato al suo licenziamento dalla WWE e tutto è partito nel 2012 quando è stato diffuso un sex tape in cui il wrestler ha un rapporto con la moglie di un famoso presentatore radiofonico statunitense. Come se non bastasse 3 anni dopo, durante il periodo del processo sulla diffusione illegale di questo filmato, furono pubblicate delle registrazioni in cui l’Hulkster pronunciava più frasi razziste ed omofobe.

La federazione decise quindi di tagliare ogni rapporto con la leggenda, rimuovendolo dal sito ufficiale, togliendo tutti gli articoli di merchandising a lui legati e non nominandolo più negli show televisivi. Una decisione molto forte nei confronti di una figura che è stata fondamentale per il boom del wrestling negli anni ’80, una figura forse troppo grande da eliminare nel cuore degli appassionati che nonostante tutto continuano a voler bene a Hogan. E chissà che prima o poi l’Immortale non rimetta piede in un ring della WWE, perché anche se l’uomo dietro il personaggio è tutt’altro che irreprensibile, Hulk Hogan rimane sempre la personificazione stessa del wrestling.

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