L'ex Uefa Lago: "Il Milan non fallirà", ma restano i dubbi su Li

Il parere di uno degli inventori del Fair Play Finanziario: "Il rischio default è inesistente e c'erano le basi per il voluntary agreement". Decisivi i dubbi su Li.

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Probabilmente il nome di Umberto Lago non dirà molto agli appassionati di calcio, ma il 53enne professore di Economia e Gestione delle Imprese presso l'Università di Bologna ha a lungo ricoperto un ruolo di grande responsabilità negli organigrammi dell'Uefa.

Lago, infatti, è stato Presidente incaricato e Vicepresidente dell'Organo di controllo finanziario sui bilanci dei club calcistici, il Club Financial Control Body, dell'ente che governa il calcio europeo, nonché uno dei padri fondatori del Fair Play Finanziario.

Una voce autorevole, dunque, alla quale si è rivolta la Gazzetta dello Sport per avere un parere sul rigetto da parte dell'organismo che aveva presieduto della proposta di voluntary agreement presentata dal Milan, avvenuto il 15 dicembre scorso.

Umberto Lago
L'ex funzionario Uefa Umberto Lago

L'ex Uefa Lago: "Il Milan non fallirà"

Umberto Lago è stato piuttosto critico nei confronti dell'Uefa e non ha usato mezzi termini nel difendere il piano del Milan:

Mi ha colpito che al club rossonero sia stato chiesto il rifinanziamento del debito prima di emettere il verdetto. Anche perché erano tempistiche impossibili da rispettare: porlo come paletto imprescindibile equivale a renderlo impossibile. Bastava porlo come condizione risolutiva. Io ti concedo il voluntary e intanto predispongo il settlement: se in primavera non sei riuscito a rifinanziare, allora ti punisco. In ogni caso il rischio default non esiste. Il Milan non fallirebbe se il rifinanziamento non andasse in porto. Passerebbe a Elliott che garantirebbe la continuità aziendale. 

I dubbi su Yonghong Li

L'ex funzionario dell'Uefa, poi, ha affermato che il rischio default del Milan è inesistente e se anche il rifinanziamento non andasse in porto, il club non fallirebbe ma passerebbe a Elliott e la continuità aziendale verrebbe mantenuta. Il problema, a suo parere, starebbe principalmente nella diffusa diffidenza nei confronti di Yonghong Li, proprietario cinese del club:

Per come l’ho visto io, il piano del Milan poteva passare. Va detto che sull’acquisizione del club c’è stata diffidenza da parte di diversi soggetti fin da subito, cosa che può aver pesato sulla decisione. Fino a ora mi risulta che la proprietà abbia regolarmente fatto gli aumenti di capitale. Forse agli occhi della Uefa ha influito la campagna acquisti molto aggressiva, che non è stata vista positivamente. D’altronde, per tornare grande il Milan deve osare.

Mirabelli e Fassone
I dirigenti del Milan Mirabelli e Fassone

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