Dybala e quel tatuaggio da guerriero sul braccio: cosa significa?

Su un braccio il numero 10 della Juventus ha due strisce nere, forse di origine giapponese. Ma il disegno ricorda anche il bracciale usato dai romani in guerra.

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Un guerriero. Esattamente ciò che Paulo Dybala vuole diventare se vorrà superare il momento non semplice che vive alla Juventus da ormai due mesi a questa parte: due reti nelle ultime 12 partite di Serie A, tre panchine di fila contro Inter, Bologna e Roma e le richieste esplicite di conquistarsi una maglia da titolare fatte a mezzo stampa prima dal dirigente bianconero Pavel Nedved e poi dal suo allenatore, Massimiliano Allegri.

Il termine non è scelto a caso: ricordate le due strisce di colore nero piene che campeggiano sul braccio sinistro della Joya bianconera? Ricordano un tatoo risalente all'epoca Edo giapponese, ma per più di qualcuno è ispirato al bracciale che usavano i romani in guerra. Di fatto, quell'effigie accompagna Dybala dai primi passi in Italia, a Palermo nell'estate 2012.

Paulo Dybala ai tempi del Palermo: in Sicilia ha giocato dal 2012 al 2015
Paulo Dybala ai tempi del Palermo: in Sicilia 93 presenze e 21 reti dal 2012 al 2015

In Sicilia Paulo Dybala era arrivato poco più che maggiorenne dall'Instituto de Cordoba, comprato per 12 milioni di euro. Era lì, in Argentina, che il ragazzo rimasto orfano di padre a soli 15 anni e andato via di casa per vivere nella pensione del club da solo aveva dato mostra delle sue qualità, tanto da guadagnarsi il soprannome di gioiello dopo appena 3 partite in Prima Squadra. Dal "pibe de la pension", nomignolo conferitogli alla prima stagione da professionista, vissuta in Primera B Nacional con uno stipendio da 4000 pesos all'anno, l'equivalente di 900 euro, a "picciriddu", soprannome che lo ha accompagnato dall'arrivo in Serie A, il passo è stato breve.

Dybala, da Cordoba a Torino con un tatuaggio sul braccio: cosa significa?

A Palermo il ragazzo è diventato grande: tre stagioni, 93 presenze e 21 centri dopo, nell'estate 2015 Dybala è diventato un calciatore della Juventus, ma non prima di essere corteggiato dall'Inter, società che gli era stata vicinissima anche tre anni prima, al suo arrivo in Italia: affare da 32 milioni di euro più 8 milioni di possibili bonus. Guardando al suo tatuaggio sul braccio, due strisce scure, si può dire che il bianconero l'avesse già sulla pelle. In un'intervista, Paulo aveva svelato la natura del disegno:

Lo feci perché mi piaceva, l’ho visto ad un altro compagno: somiglia un po’ al bracciale che usavano i romani in guerra, ma più che il significato era più per un gusto personale.

Fuori dal campo, Dybala appare la personificazione del bravo ragazzo. Pochi eccessi mediatici, la Playstation come unico vizio e una vita mondana limitata. Un'etichetta che lo ha aiutato a inserirsi anche nella Juventus, rendendolo un pilastro nell'undici di Allegri: nelle prime due annate a Torino si sono chiuse con 94 presenze, 42 reti e cinque trofei vinti tra Serie A, Coppa Italia e Supercoppa italiana.

Nell'icona del bravo ragazzo si inserisce anche il limitato numero di tatuaggi che Dybala ha sul corpo: tre. Tra questi, appunto, le due strisce nere sul braccio sinistro. Per la cultura giapponese dell'epoca Edo, quei tatuaggi potevano rappresentare due significati differenti: identificare un criminale o incarnare una scelta libera. C'è però anche una terza accezione: quella del lutto, per il quale le bande nere sostituirebbero il fazzoletto. Inamovibile. Come Paulo in campo fino a qualche tempo fa. Quello che il numero 10 argentino vive oggi è probabilmente il momento meno semplice dal suo arrivo a Torino. Per tornare titolare servirà lavorare sodo: come un guerriero.

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