Milan, gli arabi pronti ad intervenire: rischia l'ad Fassone?

Il fondo sempre più interessato a rifinanziare il debito rossonero ed entrare in società: ma chiede un cambio dei ruoli. Dito puntato sul dirigente sempre in prima linea.

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Il Milan sempre più verso l’inferno. Nemmeno Gennaro Gattuso sta riuscendo a traghettare una squadra in crisi verso la parte alta della classifica. Gli ultimi giorni sono stati durissimi: dal no della Uefa al voluntary agreement alla grana Gigio Donnarumma, per finire con la pesante sconfitta sul campo dell'Hellas Verona per 3-0. 

Una crisi senza fine. Ha già pagato Vincenzo Montella con l’esonero. Ora si scarica la colpa pure su Ringhio che non è riuscito a dare una scossa. Ma qualcosa nella pentola (a pressione) bolle. Da una settimana si parla di un nuovo assetto societario con l’entrata di un gruppo arabo. Tutto vero. E l’amministratore delegato Marco Fassone potrebbe rischiare il posto.

Le colpe, dalle scelte di mercato ai problemi economici del Milan, sono tutte sulle spalle del dirigente. Che ci ha sempre messo la faccia. Ma forse siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Esporsi così in cerca di una soluzione non basta più.

Milan, Fassone con la dirigenza
Milan, Fassone con Han Li e Mirabelli a bordo campo

Milan, Fassone pronto a pagare?

La proprietà cinese del Milan tace su tutto. Un silenzio assordante che rischia di fare danni, tanti. L’investimento in estate è stato grande: 740 milioni più 220 impegnati sul mercato. Il misterioso Yonghong Li potrebbe ricevere aiuto da un gruppo di acquirenti arabi, intenzionati ad un rifinanziamento del debito che il club rossonero ha con il fondo Elliot.

Occhio però agli stravolgimenti. Secondo La Repubblica, il gruppo arabo è pronto sì a metterci svariati milioni di dollari, ma vorrebbe un rinnovo dirigenziale. La prima testa a saltare sarebbe proprio quella di Fassone. Uno paga per tutti.

Nel CDA regna il caos. Pure lì, verrebbe da dire, dopo aver visto un brutto Milan in campo a Verona. Han Li, braccio destro di Yonghong Li e presente allo stadio Bentegodi, potrebbe promuovere qualche cambio di poltrona. Serve l’appoggio anche dei membri italiani, in primis di Paolo Scaroni (ex manager di Eni ed Enel). Ad ottobre lo davano come nuovo presidente in caso di caduta dei cinesi.

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